MARCHEGIANI: “CON SULMONA TUTTO IL CUORE DI PESCARA”

291

INTERVISTA SULLA CANDIDATURA A CAPITALE DELLA CULTURA 2017

30 aprile 2015 – “Le nostre sono città che guardano alla coesione territoriale dell’Adriatico, non sono proiettate verso l’interno dell’Abruzzo; tanto meno possono ritenersi omogenee a città come L’Aquila che, con Rieti, si rapporta al Tirreno o quanto meno al polo di attrazione fortissimo di Roma”.

Senza rinfocolare polemiche che costituirono la base della battaglia dei capoluoghi, negli anni Settanta, la dott.ssa Paola Marchegiani, assessora al Comune di Pescara, riprende il melodioso tasto della collaborazione tra Sulmona e Pescara; melodioso, ma sovrastato da una pletora di latrati degli apparati territoriali regionali, per prime le segreterie di quello che resta dei partiti, ma, poi, in genere, di tutte le strutture del decentramento zoppo, cioè di quelle autonomie territoriali che dovrebbero assecondare una diversa dislocazione geografica, ma che dipendono solo e soltanto dal capoluogo.

Ha parlato di Sulmona come di “luogo dell’anima”, la dott.ssa Marchegiani. Non ne aveva parlato in questi termini neppure Vittorio Sgarbi, che verso la città di Ovidio ha dimostrato di avere un debole e che è arrivato a riconoscere che, almeno fino a quando L’Aquila non riprenderà il suo volto (cioè mai, neanche con i cento miliardi di euro che si prevede saranno sprecati; n.d.r.), Sulmona è il principale centro artistico della Regione. Non ne aveva parlato in questi termini neppure Gabriele d’Annunzio, che si riteneva nato “nella stessa terra irrigua” di Ovidio, cioè in quella incantevole piega orografica che porta l’acqua da mezzo Abruzzo alla “Pescara” delle sue Novelle.

Se Sulmona è il luogo dell’anima di tanti Pescaresi, vuol dire che qualcosa potrà essere fatto, visto tutto quello che i Pescaresi, gettandovi l’anima, hanno fatto per la loro città negli ultimi sessanta anni, pur vessati da un capoluogo di regione che l’anno scorso ha pure inaugurato un inutile aeroporto (chiamandolo per giunta “internazionale” e soffiando risorse ai progetti abruzzesi) per sottrarre traffico di velivoli al “Liberi” e costringerlo alla chiusura proprio mentre si stava riprendendo dalla crisi.

“Appartengono al passato, sebbene non le rinneghi e ne abbia un ricordo quasi confinante con la nostalgia, le asprezze della scelta del capoluogo di provincia, per me che negli anni Settanta mi iscrivevo all’Università e sentivo in casa le ragioni sacrosante sulle quali si amareggiava mio padre insieme ad una elite che voleva fare di quella battaglia il vessillo del riconoscimento del ruolo ormai acquisito da Pescara su tutta la regione” continua la dott.ssa Marchegiani, che si riprende appena dalla sorpresa di aver notato con quanta prontezza “Il Vaschione” abbia colto al volo la sua scelta di sostenere la causa di Sulmona candidata a diventare la capitale della cultura nel 2017, quando si dovrà parlare del poeta allontanato fino a Tomi. Se ne dovrà parlare per forza, perché ne parleranno i latinisti di tutto il mondo e non varrà escogitare nessuna consegna del silenzio simile a quella che in questi giorni è calata sulla proposta pro-Sulmona. Silente è rimasta la pseudo-intellighenzia  culturale dell’Aquila, con la sola eccezione del prof. Raffaele Colapietra, che la sua adesione a Sulmona “unica città, forse insieme a Lanciano, che si può ritenere autenticamente e totalmente abruzzese” l’aveva già manifestata circa due anni fa in modo schietto e disinteressato: opinione espressa, come molte tra quelle del “grande vecchio della cultura abruzzese”, con largo anticipo rispetto alla corrida di questi mesi per scegliere la capitale della cultura tra molte stupende città italiane.

Paola Marchegiani sarà nelle prossime settimane a Sulmona per incontrare, in un pubblico dibattito, il Comitato che nel novembre 2013 si è costituito spontaneamente in una riunione pubblicizzata con manifesti e attraverso “Il Vaschione”; che si è dato uno statuto e un direttivo; che si confronta sempre con idee ed incontri assolutamente accessibili, cercando di ispirarsi ai metodi e alle strategie di Pericle, perché prima o poi c’è sempre qualcuno che, sia pure per una congiunzione astrale, privilegia le ragioni dell’anima a quelle del tornaconto personale. E una “città dell’anima” può avere solo strategie dell’anima.

Nella foto del titolo: uno dei “Sette Savi” della facciata dell’Annunziata