AH, MA SE SI TRATTA DI PREZZA IL VERTICE ANTI-INCENDIO SI FA IN GIORNATA

673

SCONCERTANTI CONDOTTE ISTITUZIONALI DOPO LE NEGLIGENZE DI UNA SETTIMANA FA

28 AGOSTO 2017 – Un vertice di rappresentanti istituzionali si è svolto ieri al Comune di Prezza.

Vi hanno partecipato il presidente della giunta regionale, l’assessore regionale alle aree interne, il prefetto, il presidente del parco nazionale Morrone-Majella, il sindaci di Sulmona, Pacentro, Cocullo, Prezza, Raiano, Bugnara, il comandante del gruppo di militari impegnati nelle operazioni di spegnimento degli incendi sul Morrone e adesso a Goriano Sicoli, Prezza e Raiano. E’ stata data informazione che perverranno altri due Canadair (dalla Francia, si è sottolineato), altri uomini, altri mezzi di terra.

Proviamo ad immaginare questo vertice una settimana prima, cioè in tempo per evitare la devastazione del Monte Morrone.

Proviamo ad immaginare che in un Paese nel quale il giorno dopo il Fisco avrebbe prelevato decine di miliardi per l’acconto delle tasse (a quanti le pagano), si fossero presentati puntuali, a dodici ore dalle avvisaglie dell’incendio delle Marane: D’Alfonso, Gerosolimo, Linardi, Iezzi, Casini. Mettiamoci pure Mazzocca, sottosegretario alla Regione con delega alla Protezione civile, che da quando il Morrone brucia ha perso dieci chili ad arrovellarsi su come impedire che l’incendio si estenda alla Valle dell’Orfento.

D’Alfonso avrebbe portato il piano anti-incendi della Regione e avrebbe consentito agli altri di assumere, ciascuno per le proprie competenze, le decisioni immediate, coadiuvato dall’assessore alle aree interne. Linardi avrebbe assicurato il corredo di attività preventiva per impedire che dopo una settimana, con la stessa metodica, venisse incendiata una montagna dirimpetto al Morrone, magari mandando qualche carabiniere, poliziotto, finanziere a controllare sentieri e accessi e poi, se proprio non è pretendere troppo, raccogliere le informazioni sugli inneschi del Morrone di due giorni prima e della stessa domenica 20 agosto.

Casini avrebbe potuto incaricare l’impresa di Pasquale Di Toro a buttare un po’ di terra sulle prime fiamme, anche senza pagarlo subito e facendo tutto un conto con quello che gli deve rimborsare avendo assicurato che si accollava le contravvenzioni che proprio il Comune gli ha elevato per rimuovere lo schifo della neve nera sotto Ovidio.

Gerosolimo  avrebbe chiamato i “quattrocento amministratori”, sui quali conta nel suo progetto politico, per dare a ciascuno una pala e spegnere un focolaio: quattrocento focolai in meno e, se andava male, quattrocento cialtroni in meno già disposti a riversare i voti, di elettori non-gerosolimiani, su Gerosolimo.

Iezzi sarebbe stato espulso alla prima spiegazione di sensori contro le frane, di uso degli elicotteri per trasferire i camosci, di transiberiana d’Abruzzo per rilanciare il turismo e avrebbe convocato una conferenza stampa per denunciare di essere escluso. In effetti non stiamo raccontando frottole (sebbene parliamo di Iezzi):  la conferenza stampa l’ha convocata per dire questo e alla fine è stato incluso nel vertice di ieri, noto essendo che Prezza, Raiano, Cocullo e Goriano fanno parte del Parco della Majella. E del resto,  visti i risultati conseguiti da D’Alfonso, Gerosolimo, Linardi e Casini, perché non ci doveva stare Iezzi?

Casini avrebbe mandato post dal… posto nel quale stava in vacanza (pare che qualcuno abbia verificato che scriveva di stare qui e invece stava lì); e vuoi mettere quale contributo allo spegnimento…

Il sindaco di Pratola, Antonella Di Nino sarebbe rimasta assente, come era assente ieri, perchè non invitata, come non è stata invitata ieri.

Ora, si può ridere amaro quanto si vuole, ma questo vertice tenuto a Prezza ha dell’incommensurabile. Bruciano o hanno bruciato mille ettari tra boschi e macchia sul Morrone, che è patrimonio tutelato anche da un parco nazionale; bruciano da oltre una settimana e lo Stato (inteso anche nelle sue articolazioni regionali) ha fatto la figura di Brancaleone; sono minacciati altri mille o duemila ettari di bosco tra Sulmona, Pratola e Roccacasale (oltre alla Valle dell’Orfento). E’ una emergenza regionale. E il vertice dove si tiene? A Prezza.  Bastava dirlo una settimana fa e D’Alfonso, Linardi e compagnia bella si sarebbero precipitati, la sera stessa, ciascuno per le proprie competenze, a Prezza, vicino la casa dell’assessore. Anzi domenica scorsa pare che D’Alfonso (pur di non avere una crisi di giunta) fosse già pronto a dire: “Se gli incendi non riguardano Prezza, non mi muovo”.

Questa, se non si fosse capito, sarebbe stata la fine della Valle Peligna, dopo la conclamata fine di Sulmona quale città di riferimento, se non ci fosse stata Pratola a dare, due mesi fa, un calcio in culo all’assessore di riferimento, ottenendo di essere esclusa dal vertice fantoccio di ieri.

E non vogliamo fare un festacchione alla Madonna della Libera a maggio 2018? Ha fatto di più cinquecento anni fa a liberarci dalla peste oppure quest’anno?

Please follow and like us: