AL CENTRO TRA ANAS E CONSIGLIO DI STATO STA “IL CENTRO”

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RESOCONTO IN ESCLUSIVA DI UNA CAMERA DI CONSIGLIO SULLA QUESTIONE AUTOSTRADALE

26 AGOSTO 2022 – C’era un quotidiano, Il Centro, che per affermarsi all’epoca della sua uscita, nel luglio 1986, batteva le strade della cronaca nera. Stampava dodici o sedici pagine di sangue e cadaveri, come tutte le testate che cercano di sgomitare, tanto più che “Il Tempo” e “Il Messaggero”, le due colonne storiche in Abruzzo, si andavano disgregando nella sonnolenta routine di giornalisti che avevano combattuto fieramente per decenni e si erano ritrovati a capo di redazioni in ambienti sontuosi, ma senz’anima: taluno anche facendo il doppio gioco con le televisioni private e snocciolando al tg della sera tutte le notizie che poi uscivano in edicola la mattina successiva, sempre in ritardo anche se portate da camion saettanti lungo le autostrade e le consolari, guidati da eroici autisti ai quali si imponeva, qualche volta a prezzo delle propria vita, di recuperare i ritardi delle tipografie.

Adesso il giornale si è trasformato. Primo Di Nicola lo ha diretto per qualche anno e lo ha lasciato “per questione di coscienza”, senza spiegare quale sia stata la questione, né la coscienza. E’ lo stesso senatore che, votato dai grillini cinque anni fa a Sulmona, non si è visto per cinque anni e adesso si è buttato con Di Maio, addirittura questa volta senza neanche sventolare la coscienza.

Ora “Il Centro” sta tutto dalla parte di Toto pur se “Strada dei Parchi” è difesa come si deve davanti al Consiglio di Stato. Ce lo riferisce, a pag. 5, proprio il giornale, che, con equidistanza degna del Messaggero dei migliori tempi fascisti (lo è stato) e del Tempo dei migliori tempi gaspariani (lo è stato), testualmente annota come l’Anas “ieri mattina, durante l’udienza collegiale a Roma, non avrebbe saputo argomentare e rispondere agli avvocati schierati da Toto che incalzavano, puntando l’indice verso il tallone d’Achille di Anas, cioè l’urgenza non rispettata”. Sentenza già scritta, secondo l’equidistante “l.c.” che firma l’articolo, senza dire come abbia potuto sentire gli agguerriti avvocati ed apprezzarne gli argomenti, se quel tipo di udienza davanti al Consiglio di Stato è in camera di consiglio, cioè a porte chiuse. Sta’ a vedere che glielo hanno riferito gli avvocati della Avvocatura di Stato che, invece di esporre argomenti davanti ai giudici di Palazzo Spada e proteggere Achille nel suo punto debole, hanno preferito parlare con “l.c.” per fargli capire che la causa è persa…

In un mese di sorprese a colpi di provvedimenti cautelari, non abbiamo letto sul “Centro” un solo articolo che inquadrasse il problema sotto l’aspetto delle esigenze della collettività rispetto a quelle della “Strada dei Parchi”, che, secondo il TAR, correrebbe un grave e irreparabile pregiudizio dalla revoca della concessione (dopo che proprio “Strada dei Parchi” ha espresso formalmente la sua volontà di recedere). Il Tar, di fronte al rischio di fallimento di “Strada dei Parchi” e al rischio crolli delle autostrade, avrebbe potuto limitarsi a scrivere “E ‘sti cazzi… PQM…” ove Per Questi Motivi condensa lo spirito della decisione.

E così ci dovremmo tenere una concessionaria che ha portato le autostrade A24 e A25 nelle condizioni nelle quali si trovano, rispetto all’ANAS che ha fatto della Salerno-Reggio Calabria una pista da Gran premio, senza neppure chiedere un pedaggio.

Ma la strada, anzi l’autostrada per la marcia di Toto è descritta in apertura dell’equidistante “l.c.”: “Da una parte c’è l’Anas, che ha rilevato la gestione della A24 e A25, e che ieri mattina in udienza non ha dato chiarimenti su quello che viene definito il suo “punto debole”. Dall’altra c’è la quarta sezione del Consiglio di Stato che oggi dovrebbe ribaltare la decisione che il proprio presidente ha preso un mese fa togliendo le due autostrade a Strada dei Parchi per darle alla società dello Stato con un provvedimento d’urgenza dal contenuto allarmante, basato sul rischio immanente di crolli. E in mezzo, tra i giudici d’appello e l’Anas, c’è l’imprenditore teatino Carlo Toto”. Sta Federico imperatore in Como: sembra di leggere Carducci e basta sostituire Federico con Toto per capire con quale superiorità egli possa valutare le due forze contrapposte, che non sono Strada dei Parchi e Anas, ma giudici e Anas. Con i giudici che hanno già il compito assegnato: dovrebbero ribaltare. Lo dice “Il Centro” che proprio per questo nome si può collocare con equidistanza e prendere il posto dello stesso Federico Barbarossa. Come non ricordare che, quando dicemmo al presidente del tribunale di Sulmona: “Le presento Marco Massaro, del Centro“, il giudice chiese di rimando: “Il centro di che cosa?” ?

In 36 anni Il Centro è passato dalla cronaca nera spinta a tratteggiare scenari giudiziari inediti, riformulare le parti e la dinamica dei processi, fino a porre la domanda delle cento pistole: “Se è vero che un mese fa c’era un rischio così incombente di crolli da giustificare lo sfratto urgente della società di Toto, perché oggi non c’è più nonostante la subentrante Anas non si sia affrettata, per non dire scapicollata, ad aprire cantieri per i lavori di messa in sicurezza? E’ solo questa la domanda alla quale oggi dovrà rispondere non un casellante qualsiasi dell’A24 o dell’A25, ma quel presidente di sezione del Consiglio di Stato che, a luglio, scriveva di lavori urgenti e di rischio crolli”.

“Mo’ me lo segno” risponderà il presidente, come Troisi in “Non ci resta che piangere” quando qualcuno gli ricordava di dover morire. Dopo più di venti anni di gestione “Strada dei Parchi”, l’Anas si poteva giustificare davanti al Consiglio di Stato se avesse aperto i cantieri a Ferragosto, una settimana dopo la riforma dell’ordinanza del TAR. E, visto che c’era, poteva pure completare il Tav Torino-Lione prima che gli argomenti di “SdP” diventassero incalzanti come l’articolo del Centro; che, non si dimentichi, è il “Quotidiano dell’Abruzzo”, come è scritto in prima pagina. Dovrebbe essere “Quotidiano dell’Abruzzo intero”, cioè dell’Abruzzo in toto…

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