AMARCORD – ALL’USCITA DI SCUOLA UN TUFFO AL CUORE

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OCCHI CELESTI E INTENSI MA NON ERANO DI UNA BELLA RAGAZZA

4 DICEMBRE 2013 – In una gelida mattina di dicembre del 1973 l’avv. Vincenzo Masci mi aspettava in Piazza XX Settembre, all’uscita del Liceo Classico Ovidio (nella foto del titolo); il campanello delle 13,15 si sentiva fino alla statua del poeta.

Lui mi chiamò in disparte e mi disse che c’era una buona novità. Il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti di Roma aveva risolto il problema della mia domanda di iscrizione, diciotto anni erano pochi per la maggiore età e per votare, ma non insufficienti a quella che in fondo era una verifica e un riconoscimento di status professionale. Masci, che era presidente della sezione sulmonese della Associazione Stampa Romana, aveva ricevuto nella stessa mattinata la delibera di iscrizione che aveva la data del 5 dicembre 1973 e me la lesse studiando bene, con gli occhi celesti che squadravano pure i più piccoli turbamenti dell’animo trasferiti sul mio viso, quali fossero le mie reazioni, le reazioni di Lucignolo, come mi chiamava quando era in vena di canzonature (ed era quasi sempre in vena di canzonature).

Il mio modo di fare giornalismo, che sotto sotto apprezzava, gli suggerì questa esasperazione del candore e della petizione di principio, ma anche dello spirito di rivolta. Sono andato a leggere, ma solo qualche anno fa, sotto il termine “Lucignolo”, il Dizionario dei Personaggi in tre volumi curati da Franco Marengo del “Grande dizionario enciclopedico” della UTET e non c’è che dire, l’avvocato esprimeva quello che voleva dire: “In lui è simboleggiata l’aspirazione alla rivolta e alla protesta di tutti i ragazzi del mondo contro la rigidezza di un’educazione e di un universo, quello degli adulti, che appare loro incomprensibile”. Rimase a guardare sotto la pioggia e non so se mi fece i suoi complimenti, ma non nascondeva la partecipazione al lieto evento.

Per me fu un tuffo al cuore, che quasi replicò quello, impareggiabile, della corsa in motorino con la prima “Minolta autocord” appena arrivata al negozio di Sebastiano Marini e da portare alla redazione de “Il Tempo” per provarla e fare fotografie a migliaia, finalmente; ero seduto sul portapacchi, guidava il “cinquantino” Angelo Figorilli, era l’ottobre del 1971 ed avevo scelto quel giornale per la mitica figura di Renato Angiolillo che lo aveva fondato e lo dirigeva e anche per gli articoli di Francobaldo Chiocci che erano torrenti di notizie e di emozioni, di sottolineature della sfumatura quasi sfuggente, di alta letteratura. Gianni Giovannetti, che aveva incominciato prima di me, mi aveva invitato ad andare al Messaggero e rimanemmo su opposte barricate per molti anni. Il gusto era quello di aprire i giornali la mattina presto per vedere chi aveva le notizie e quante foto: la tecnologia ha sepolto quel gusto e sembra aver spento il momento magico del sole che guarda la terra all’alba e scopre in che cosa è cambiata.

V.C.

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