AMORE SOTTO LE BOMBE. 2

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UN EPISTOLARIO DEL 1944 TRA PRATOLA E SULMONA

30 APRILE 2017 – Tornano alla luce le fonti scritte.

Se nessuno le occulta, si arrampicano fino ai giorni nostri e vengono a rischiarare la storia di tanti anni passati. E fanno cronaca le lettere di due giovani ancora neanche fidanzati che si incontrano sotto le bombe e vivranno insieme per oltre sessant’anni. Tre anni fa nello studio dell’avv. Guido Colaiacovo di Pratola Peligna furono trovate le lettere che la prof.ssa Elvira del Nunzio gli aveva mandato dopo il bombardamento degli “Alleati” anglo-americani di fine maggio 1944; oggi nella abitazione di Via Barbato a Sulmona, dove hanno vissuto dal 1955 al 2009 (quando mori la sig.ra Elvira; e “don” Guido spirò l’11 agosto 2014) riposano in un cassetto vicino al suo letto di sempre le risposte che egli affidò ad occasionali tramiti mentre la terra tremava per scelta dell’uomo, una volta tanto.

Equidistanza dall’Impero e dalla leggenda della guerra di popolo

E’ un osservatore disinteressato il giovane pratolano che aveva studiato a Pesaro, Perugia e Roma ed era tornato nel suo amatissimo paese di origine, nello studio legale inaugurato nel 1892 dallo zio Tommaso. Non è fascista, né antifascista; guarderà con scetticismo, fino all’ultimo dei suoi giorni, alle celebrazioni tronfie dell’Impero e poi, all’opposto, della cosiddetta guerra che avrebbe cacciato, partendo dalla base popolare, i nazi-fascisti.

Insieme ai contenuti fortemente spirituali che si scambiavano due innamorati restati tali per tutta la vita, le lettere contengono delle osservazioni del tutto imprescindibili per riscrivere (quando si può, dopo oltre 70 anni) i veri sentimenti della popolazione, rappresentati con sfrontata mistificazione in molti libri di storia scritti dai vincitori o da cortigiani dei vincitori. La carneficina provocata dagli anglo-americani nella primavera del 1944 a Sulmona (seguente all’altra, della stazione ferroviaria) viene subito commentata dall’avv. Guido Colaiacovo all’inizio della lettera del 31 maggio 1944, proprio la risposta a quella pubblicata su “Il Vaschione” tre anni fa e letta nella sala consiliare al municipio di Sulmona  nella rievocazione del bombardamento, nel 2014, per iniziativa del gen. Giammarco:

Elvira, ho appreso con rammarico la terribile calamità che è toccata a Sulmona. E’ un ingiustificato atto di terrore e di vandalismo che certamente avrà lasciato nel cuore di tutti voi un indescrivibile senso di orrore.

“Sarei voluto venire di persona, ma il pensiero che in simili circostanze si sconvolgono radicalmente quelle che sono le comuni abitudini ed il dubbio, d’altra parte, che una venuta a casa poteva non essere gradita, sia pure per ragioni indipendenti dalla tua volontà, mi hanno costretto ad astenermi. Dove, infatti, avrei potuto vederti? Benchè oggi sia alquanto rassicurato dalle notizie raccolte dalle varie fonti, pure ti sarei oltremodo grato se vorrai completamente tranquillizzarmi con una tua risposta che potrai farmi recapitare direttamente oppure lasciare in farmacia donde penserò io stesso a ritirarla. E’ inutile ripeterti che per qualunque cosa potrò esservi utile, specie a Pratola, un vostro comando costituirebbe per me la più grande gioia. Coi migliori auguri estensibili ai tuoi familiari, ti saluto cordialmente. Guido”.

“Bombardamento ingiustificato e terroristico”

Dunque è andata proprio così; e così veniva percepito il bombardamento degli anglo-americani: “ingiustificato atto di terrore e di vandalismo”, come quelli che sono seguiti in Vietnam, in Iraq, in Afghanistan, nel mascherante tentativo di “esportare la democrazia”.

La “farmacia” che fungeva da fermo-posta era quella del conte Gentiloni, antenato dell’attuale Presidente del Consiglio e tenuta dalla sorella della prof.ssa Elvira, la dott.ssa Giovanna del Nunzio, lungo il Corso e vicina a Piazza XX Settembre.

Sempre l’avv. Guido Colaiacovo, del resto, in una lettera dell’11 giugno 1944, con equidistanza parlava del sollievo che a Pratola era conseguito all’abbandono della “teutonica rabbia”, con riferimento alla oppressione tedesca e alla riconquistata libertà: “Elvira, venerdì scorso ho ricevuto la tua risposta. Ti ringrazio di cuore della cortesia usatami che mi ha pienamente rassicurato e tranquillizzato della incolumità tua e di tutti i tuoi familiari. Era quello un giorno di giubilo per tutti i pratolani, perché finalmente era scomparsa la teutonica rabbia, ma io sentivo in me qualche cosa che mancava. Era la tua risposta che tanto desideravo e non riuscivo ad avere ! Solo nel pomeriggio, rincasando in un’ora insolita, quasi spinto da una forza telepatica, mi fu riferito che c’era una lettera per me. Benchè ignorassi completamente la tua calligrafia, pure appena ebbi la lettera, mi accorsi subito che essa proveniva da parte tua. Era ancora soavemente profumata di quel profumo che mi ricorda quelle poche ore felici trascorse con te in un periodo di incubi e di terrore generale. Mi precipitai  ad aprirla e la lessi di un sol fiato e solo quando finii e fui completamente rassicurato, il mio cervello fece mille considerazioni ed il mio cuore si riempì di una gioia indescrivibile e che ancora ha bisogno di esternazione.

“Coraggio Elvira, affrontiamo la nuova vita”

Allo scopo proprio oggi sono venuto a Sulmona, pienamente fiducioso di incontrarti nell’ora abituale, ma appena ho visto tutto quel trambusto le mie speranze di vederti sono venute a mancare. Sono convinto però che ora che siamo tornati a vivere in un clima di libertà (di questa parola ci era rimasta solo la chimerica espressione!) e la vita riprende il suo corso normale, non mancherà l’occasione di incontrarci.

Ci siamo sempre domandati “quando finirà?”. Ecco, Elvira, di tutti i patimenti passati, non ci resta che un triste ricordo, almeno per noi, fortunatamente.

Coraggio, Elvira! Bisogna affrontare la nuova vita con spirito ed entusiasmo! Io penso di tornare a Sulmona in settimana, nell’ora precedentemente fissata, a meno che tu non mi stabilisca in tempo diverso appuntamento. Non mi prolungo ancora. Abbiti i miei più affettuosi saluti insieme ai più sinceri auguri. Guido”.

Nella foto del titolo: Via Umberto, attuale Viale Roosevelt, a Sulmona; nel villino “Mario”, al centro, oggi sostituito da una palazzina, Elvira del Nunzio nacque il 15 gennaio 1916, mentre il padre, Vincenzo, era al fronte quale ufficiale medico.

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