Anche il terremoto si regola a macchia di leopardo

313

CHIUDONO PER SOSPETTE FRAGILITA’ PALAZZI MODERNI CHE DOVEVANO CHIUDERE  PER ACCENTRARE I SERVIZI

16 MAGGIO 2017 – Da domani chiude un altro “giacimento culturale”:

l’agenzia di Piazza Venezuela, edificio moderno, progettato e costruito negli anni Ottanta per l’uso al quale è destinato. Secondo una ipotesi, avrebbe un indice di criticità sotto il profilo sismico molto alto: non sarebbe garantita la sicurezza degli utenti e del personale. E proprio su queste colonne da poco avevamo lanciato l’allarme delle statistiche che rivelano un calo vertiginoso dei presìdi librari.

Incomincia ad incuriosirci il metodo di individuare i palazzi che debbono essere sgomberati a Sulmona per il pericolo di crolli durante i terremoti. Sembra che i controllori facciano dei salti da gigante, da un punto all’altro della città, come se due palazzi vicini e costruiti nello stesso periodo avessero destini così diversi tra loro e per altro verso così assimilabili: per un palazzo, alla faglia di San Francisco e, per l’altro, al territorio della Sardegna. Guarda caso, poi, gli sgomberi riguardano il Palazzo Mazara, dove pare si debba allestire un mega-progetto di riparazione sismica, ma non il palazzo della Provincia, dove la gente, a trenta metri di distanza, continua ad entrare e uscire ballando sulla stessa faglia; i rilasci immediati, da non discutere neppure perchè si eseguono nell’arco di 24 ore, riguardano l’Agenzia di promozione culturale, della quale era stata già decisa la chiusura per motivi tutt’altro che sismici e da ricollegare solo all’accentramento di tutti i servizi regionali, per garantire la crescita del capoluogo di provincia e di regione.

Oppure, sempre gli sgomberi, riguardano Palazzo Meliorati che, senza che fossero eseguiti progetti di riparazione e senza cambiare né una catena, né un infisso, nel giro di qualche settimana è tornato ad essere agibile quando era classificato off-limits. Insomma un leopardo si è steso sulla città e le macchie guidano le ordinanze di inagibilità. Sembra di rivivere i momenti dell’approvazione della variante generale al Piano regolatore nel 1981 con la giunta socialcomunista che andò a ritagliare la proprietà di Raffaele Del Basso Orsini, alla Badia, per dichiararla e vincolarla a verde pubblico, perché Ninnillo Del Basso si era presentato con la DC alle elezioni del 1975, mentre quella dei confinanti socialisti aveva un futuro, anzi proprio un presente.

Qualche criterio ci sarà pure: uno è quello relativo al peso dei libri dell’Agenzia di promozione culturale. Una libreria ha un carico accidentale di 600 chili ogni metro quadrato, dunque si accartoccerebbe in un baleno anche al terzo grado Richter. Stesso destino, ca va sans dire, per la biblioteca comunale che, signora mia, è tanto zeppa di libri pesanti da rimanerci sepolti anche al grado 2 della Richter.

C’è qualcosa che non quadra in questa ansia di chiudere per motivi di incolumità: che mentre a Sulmona si chiude, a L’Aquila si riaprono pesantissime biblioteche appena appena restaurate con i soldi di tutti. E l’odore di bruciato si sente da lontano se si pensa a come da anni si perseguiva il progetto di chiudere uffici che guarda caso stanno sui punti dove la faglia è più dispettosa e sicuramente in caso di sisma farebbero strage di utenti e personale.

Poi si dice che il terremoto non è prevedibile: qui a Sulmona abbiamo menti lucide che sanno pure quali edifici crolleranno e quali si salveranno con il calcolo non dei metri, ma dei millimetri.