ARRIVARONO LE BOMBE A FAR RICONOSCERE EROI E DELATORI

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OGGI ALLE 11 CERIMONIA DAVANTI ALLA STAZIONE PER RICORDARE IL MASSACRO DEL “BOSCHETTO”

27 AGOSTO 2025 – Poco prima delle ore 11 e 30 stamane riecheggerà la sirena che 82 anni fa avvertì dell’imminente bombardamento alla stazione e al boschetto ove adesso sorge la chiesa della Madonna pellegrina. “Mi risollevai da un mucchio di morti e di feriti” raccontò al “Vaschione” Alfredo Di Carlo il 27 agosto 2013. Di Carlo (nella foto del titolo, insieme al fratello Franco durante l’intervista) tornò sull’area dove da adolescente (aveva 12 anni) uscì miracolosamente illeso e corse verso il casino di campagna, in contrada “Paradiso”, per mettere al sicuro una cassetta affidatagli dal padre, William Di Carlo, che si trovava nella fabbrica di confetti. Ironia della sorte anche lì poteva ghermirlo la morte: cinque anni fa un ordigno inesploso è stato rinvenuto proprio lungo il tragitto seguito dal ragazzino.

La morte avvolse più di 120 sventurati sulmonesi e viaggiatori che speravano di trovare riparo più distanti dall’obiettivo strategico del nodo ferroviario. In realtà il bombardamento, come quasi tutti quelli posti in atto nelle città europee dagli americani e dagli inglesi, era finalizzato ad atterrire la popolazione civile e fu preceduto da condotte che costituivano certamente crimini di guerra. Inoltre, specificamente per le indicazioni circa il luogo dove si trovavano centinaia di Italiani in preda al terrore, avrebbero collaborato massacratori sulmonesi che poi sono stati celebrati come compartecipi della guerra di liberazione. Un elenco non completo delle vittime fu composto da Angelo Scalzitti nel volume “Il Quarantatrè”, ma l’autentica macellazione compiuta dagli anglo-americani ha impedito di conoscere con esattezza il numero di morti e in alcuni casi di aggregare i resti dei corpi (braccia, gambe) ai cadaveri catalogati. Sulla Majella ci sono ancora i resti di un aereo inglese abbattuto da un eroico aviatore italiano, Luigi Gorrini, proprio nel giorno nel quale stavano per scoccare le 11,36 del primo passaggio delle “fortezze volanti”.

Una targa che lo ricordi non sfigurerebbe accanto al monumento davanti alla stazione. O forse il fatto che Gorrini sia stato poi insignito delle croci di ferro tedesche di prima e seconda classe, oltre che della medaglia d’oro al Valor Militare (l’episodio era precedente l’armistizio che portò allo sbandamento le Forze Armate italiane impegnate contro di anglo-americani) derubrica l’atto di eroismo in fastidioso esempio di lealtà e abnegazione?

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