NORDIO INFILA IL SUO TRIBUNALE NEL DISEGNO DI LEGGE E SBARAGLIA I DIFFICILI EQUILIBRI DI MAGGIORANZA – NE VA DI MEZZO IL SALVATAGGIO DEGLI UFFICI GIUDIZIARI ABRUZZESI
31 GENNAIO 2026 – Gli interessi particolaristici faranno naufragare ancora una proposta di riforma della geografia giudiziaria, che è poi quella che dovrebbe salvare i tribunali abruzzesi.
Si è messa male, infatti, la discussione sulle priorità da assegnare in commissione Giustizia: non già perché ci sarebbero opposizioni alla ipotesi di conservare in via definitiva i tribunali abruzzesi, quanto perché risulterebbe una serie di piccole e incisive pressioni, legate a questo o a quel collegio elettorale. Per esempio, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, vorrebbe non solo salvare, ma addirittura istituire ex novo un tribunale: quello di Bassano del Grappa. E’ palese il contrasto con gli indirizzi della riforma del 2011, che aveva dettato la delega al governo e portato alla soppressione di 37 piccoli tribunali, compresi quelli di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto, oggi in regime di proroga. Peraltro, l’istituzione di un tribunale che non ha la sua ragion d’essere in vista della soluzione di problemi seri di orografia o di riequilibrio del territorio (mentre l’Abruzzo rimarrebbe senza presidi giudiziari per la metà del suo territorio nella parte meridionale) suonerebbe come un provvedimento addirittura beffardo, spinto dal desiderio soltanto del ministro ed avversato dagli stessi operatori del diritto veneti.
Fatta questa non breve premessa, si può leggere meglio la minaccia di Forza Italia di non votare la calendarizzazione voluta da Carlo Nordio: posizione ancora più grave se si considera che gli “azzurri” fanno parte della maggioranza e dovrebbero votare la legge per il salvataggio dei quattro tribunali abruzzesi.
Non si andava lontano dal vero quando si sottolineava che di riforma della geografia giudiziaria si parla in Italia dal dopoguerra e che ha un significato se fino ad oggi non è stato approvato nessun disegno di legge organico: sono stati soppressi centinaia, tra sedi principali di tribunali e sezioni distaccate per esigenze di risparmio, ne sono stati istituiti alcuni per oggettive esigenze (lotta alla diversificata criminalità, sostanziali variazioni demografiche), come la Corte d’Appello di Salerno negli anni Ottanta e il Tribunale di Napoli Nord o quello di Torre Annunziata. Ma l’Abruzzo continua ad avere il tribunale di Chieti a quindici chilometri da quello di Pescara solo perché la “geografia” è strutturata in base alla ripartizione provinciale amministrativa, e per la stessa ragione in Molise della soppressione di Isernia neanche si parla, nonostante sia poco più che una grossa pretura dell’epoca nella quale c’erano le preture.
Ora la contrapposizione nella stessa maggioranza di governo fa comprendere che, per non assecondare questa ulteriore stranezza di Carlo Nordio, il disegno di legge sarà accantonato. E chi trionfalmente faceva notare, l’estate scorsa, che “il ministro ha tenuto fede ai suoi impegni”, è smentito dai fatti, dopo essere apparso ingenuo nelle previsioni. Nordio, come tutta questa affaristica e personalistica maggioranza “di Destra”, è animato solo dai suoi interessi, compreso, come si è visto nel discorso di ieri all’inaugurazione dell’anno giudiziario, quello di una rancorosa “revanche” nei confronti dei pubblici ministeri che hanno operato meglio di lui e con migliore visibilità.
E si può affidare il futuro di ben quattro città abruzzesi a queste logiche? A Sulmona pare che “Fratelli d’Italia” lo voglia; o non possa fare niente per impedirlo.






