BELLA CITTA’, GRANDE PASSATO (CHE NON PORTA CAUSE)

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VELATA DAI TIMORI SUL FUTURO LA CELEBRAZIONE PER I 150 ANNI DEL TRIBUNALE

17 MARZO 2012 – A poco più di 150 anni dalla istituzione del tribunale e nel giorno dei 151 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia, Sulmona si è trovata a fare i conti con il suo diritto ad avere un ufficio giudiziario e con la sua funzione di centro di riferimento di un territorio. “Il tribunale per Sulmona è qualcosa di diverso da un ufficio cittadino – ha osservato il presidente dott. Giorgio Di Benedetto durante il suo intervento al convegno tenuto all’auditorium dell’Annunziata – L’immagine del tribunale prevale su quella della città e si proietta su tutti i centri del circondario, come non avviene per cento altre città d’Italia. Così si può dire che gli uffici giudiziari qui hanno una loro relazione diretta con le popolazioni ed è in fondo un territorio che si amalgama e trova ragione di restare coeso in funzione del raccordo costituito dal tribunale.

E’ un intero territorio che sta con il tribunale

“Appare per questo ancora più inspiegabile il sostanziale silenzio che a livello regionale ha accompagnato il dibattito sulla conservazione di questo tribunale, se si pensa che la permanenza del tribunale è l’unico motivo che lega ancora una parte del territorio dell’Alto Sangro all’Abruzzo” ha aggiunto il consigliere Di Benedetto.

Tutti gli interventi in quella che doveva essere una celebrazione sono stati pervasi dalla seria preoccupazione non tanto per i prossimi 150 anni, quanto per l’imminente triennio, con la scadenza che incombe per la riformulazione della geografia giudiziaria.

Non è bastata la presenza in aula di molti magistrati che si sono avvicendati nelle aule di giustizia e che hanno concordemente commentato come la atmosfera e la funzionalità del tribunale di Sulmona è difficilmente riscontrabile in molti altri uffici.

Ma i numeri sono quelli che sono

L’incubo, che è stato efficacemente rappresentato dal presidente degli avvocati, Gabriele Tedeschi, sta tutto nei numeri, cioè nelle statistiche, che non vengono incrementate dalla storia e dalla nobiltà del passato cittadino, quanto dalla popolazione. E nel circondario il livello del numero di abitanti è in rotta, al punto che negli anni Settanta e Ottanta scompariva ogni anno un paese come Anversa degli Abruzzi e dal dopoguerra era già scomparsa una città come Sulmona, cioè se ne erano andati in 25.000. Il decremento demografico è il trend che più o meno tutti si aspettano.

“Non è possibile togliere un tribunale a Sulmona” ha detto appassionatamente, come pronunciando il “grido di dolore” percepito dal primo re d’Italia, il prof. Mercadante accostando la vicenda di questo tribunale a quella di un cittadino sulmonese come Giuseppe Capograssi, al filosofo del diritto, cioè, all’indagatore della “esperienza giuridica” e al maestro di tanti giuristi che si scaldano anche oggi, ai più alti livelli istituzionali, al riverbero dei suoi scritti.

Capograssi e i decreti ingiuntivi

Ma l’aver dato i natali a Capograssi non porta decreti ingiuntivi e cause societarie. Non ne ha mai portato, perchè se qualche volta questo tribunale si è affaticato, come ha notato lo stesso organizzatore di oggi, avv. Lando Sciuba (presidente dell’Istituto per gli studi sulla esecuzione penale), lo ha fatto per le successioni ereditarie di intere famiglie schiantate dall’emigrazione, oppure per le dichiarazioni di morti presunte per i troppi soldati che il Sud ha dato alla guerre. O come, aggiungiamo, per le pensioni di invalidità, che hanno inquinato, quando cercavano di correggerla, la sana spinta vitale di una società laboriosa; e delle quali si è servita la politica per cercare consensi. Non una grande storia, sotto questo profilo: ancora e sempre una storia di sopravvivenza.

150 anni senza scegliere

Il discorso porta lontano e porta alla eterna indecisione tra lo sviluppo industriale, morto bambino una ventina d’anni fa, e le aspirazioni di sviluppo turistico in linea con la valorizzazione ambientale.

Industria e progresso ecologico adesso portano popolazione ed investimenti dappertutto. Ma né l’una, né l’altro i 150 anni di Unità hanno portato a Sulmona, se non a tratti e con l’andatura del gambero.