TUFFO NELL’INCUBO DEL BAGNO BORBONICO

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17 MARZO 2012 – Una delle più oscure pagine della esperienza dei Borboni, il “Bagno penale” di Pescara, torna alla memoria oggi nel 151° anniversario della proclamazione del Regno d’Italia. I locali del carcere, ora del tutto restaurati e destinati a museo, possono essere visitati dalle ore 9 alle ore 13,30 e dalle ore 16 alle ore 19. Vi è allestita una esposizione sul Risorgimento in Abruzzo.

Brutta storia quella delle carceri nel Regno del Sud; non differente, peraltro, da quella del Regno sabaudo, dove furono deportati i patrioti che combatterono per Francesco II e che andarono incontro ad una vera Guantanamo del XIX secolo,  fra gli sconvolgenti supplizi delle “Fenestrelle” in Piemonte. Occorre certo contestualizzare quelle indecenti condizioni di vita e considerare che tra il Settecento e l’Ottocento il carcere, anche quello duro, era considerato un progresso rispetto alla tortura (come riferisce Focault nel suo “Sorvegliare e punire”). Il fatto è che in molti casi, come di certo alle Fenestrelle e probabilmente nel Bagno penale di Pescara, si compì un passo indietro verso il Seicento, cioè verso la tortura che serviva ad ottenere la confessione.

Un bastione della “Fortezza” venuto alla luce durante i lavori della nuova ferrovia