BENNATO: BRIGANTAGGIO SPIRITUALE PER NON CREDERE ALLE FROTTOLE

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NUOVE PAROLE NEI RITMI DEL SUD DELL’EUROPA E DEL MONDO

5 DICEMBRE 2014 – Di un brigantaggio spirituale, di un continuo contrasto all’adattamento verso il mondo esteso del conformismo delle idee, Eugenio Bennato vuole arricchire i testi delle sue canzoni.

E riesce a coniugarli con musiche che non sono più di una regione: prendono spunto dagli angoli di tutto il Mediterraneo, ma senza andare troppo più in là. Egli parla del Sud ideologico, oltre che del Sud geografico; e non lo disdegna, non lo vede come il solito limite allo sviluppo, perché ne valorizza i contorni della vera consapevolezza.

Ieri a Pescara, nella sala 2 del “Massimo”, ha riabbracciato l’Abruzzo che fu il Nord del Regno delle Due Sicilie, ma continua a far parte della “Questione Meridionale” ed è per questo legato al primo dei problemi, cioè al rispetto delle identità diverse.

Per la prima volta, sentendo parlare e  sentendo cantare intorno ai personaggi di Napoli e della Sicilia, non si ha l’impressione che si presentino con il capo chino; sembra che non avanzino in punta di piedi per non disturbare le celebrazioni del politicamente corretto e dello storicamente deviato. Eugenio Bennato non pretende più di affascinare solo con i ritmi (sui quali continua a padroneggiare) e vuole essere il burattino buono che ridà sfrontatezza a chi  ha fatto scelte etiche: li va a ritrovare nell’oscurità nella quale sono finiti e li incita a raccontarsi senza modestia.

La brigantessa Michela De Cesare non deve vergognarsi di essere stata fotografata nuda da morta, lei che teneva tanto a vestirsi bene e a mostrare armi tirate a lucido; avrebbero dovuto avere ritegno quelli che l’hanno fotografata così. Non deve vergognarsi lei del tradimento del fratello che l’ha consegnata al nemico. Eppure, fosse stato per altre canzoni, avrebbe dovuto restare nel mondo delle ombre per altri 150 anni. Perfino Ninco Nanco, personaggio quanto meno controverso, avrebbe potuto dire molto di meno alla Storia se non avesse rappresentato il bersaglio della ottusità del vincitore, di chi vuol sbaragliare pure la dignità di chi non ce l’ha fatta.

Ma non si cada nell’equivoco di considerare questo Bennato come un cantautore dei fasti di un tempo, della spiritualità passata. Egli crede nel grande progetto di fare del Mediterraneo il teatro di un nuovo fervore, di un grande progresso, come è quello che può venire dalla cooperazione di tutti i popoli che si affacciano su questo bacino che è il Sud della decantata Europa.