CARTA CANTA. ANCHE SUI VELENI DEL PROCESSO AI VELENI

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SCONCERTANTE INTERVENTO DEL GARANTE DELLA PRIVACY. BRUTTE PROSPETTIVE PER LA LIBERTA’ DI STAMPA.

10 LUGLIO 2015 – Quando si dice della prevalenza della carta stampata rispetto a internet.

Abbiamo conservato e custodiamo diligentemente i resoconti di Antonio Massari sulla scabrosa vicenda del processo alla Corte d’Assise di Chieti per i veleni di Bussi sul Tirino. L’inviato de “Il fatto quotidiano” diretto da Marco Travaglio ha riportato, con riferimenti puntuali, le voci su presunte pressioni esercitate sui giudici popolari, componenti la Corte. Ed è opportuno conservare quello che è uscito dalle tipografie, con tanto di inchiostro, e che non può essere cancellato; tanto meno può rientrare nelle rotative ed essere ruminato dal computer che l’hanno inviato.

E’ successo, infatti, che il “Garante per la privacy”, organismo composto da quattro membri, ha ordinato allo stesso quotidiano di rimuovere dal sito internet tutto quello che la scorsa settimana è stato pubblicato in ordine alle sere di Arcore tra Berlusconi e le “olgettine”, ripreso dal diario di una di costoro. Ora, le vicende poco edificanti che hanno accompagnato una lunga parte della presenza di Berlusconi in politica e le responsabilità di una opposizione che non ha mai impedito con leggi serie tutto quello che Berlusconi ha fatto, entrano poco nella questione del processo per Bussi. Il fatto è che motivazione più insidiosa per il futuro della libertà di stampa i “garanti” non potevano trovare. Parlano, infatti, di articoli “particolareggiati”, che “eccedono le esigenze informative”. Trasferiamo il ragionamento al caso di Bussi: se Antonio Massari è stato particolareggiato, come dovrebbe essere qualsiasi giornalista, oggi corre il rischio di essere oscurato sul sito del suo giornale? Potrebbe garantirsi dal … Garante solo se diventa pressappochista e, per rimanere al caso di Bussi, invece di riportare le circostanze nelle quali le due giudici popolari avrebbero sentito cose strane; invece di riportare le stesse cose strane; invece di riferire di un interessamento di una “figura istituzionale” che poi ha detto di sapere già quale fosse l’esito del giudizio; invece di fare tutto questo Massari doveva essere non troppo particolareggiato? E le “esigenze informative” intorno ad una sconcertante denuncia che è pervenuta, nel suo insieme, anche alla Procura della Repubblica di Campobasso per la divulgazione del segreto della camera di consiglio della Corte d’Assise, si sarebbero dovute incentrare ed esaurirsi nella notizia che erano indagate proprio le giudici popolari?

E’ un brutto affare quando si dà la possibilità di interdire quello che si divulga su internet: un po’ perché, se non ci sono gli estremi penali e le condizioni che la Costituzione pone per la limitazione del diritto di cronaca è fin troppo facile creare precedenti che portano direttamente alla ablazione radicale della libertà di stampa; un po’ perché questi rimedi sono soltanto ridicoli, se si pensa, appunto, che quelli che hanno comprato i giornali (all’edicola, s’intende, non intediamo riferirci alla Montedison che comprò il Messaggero) non possono cancellare gli articoli che invece vengono cancellati su internet.

Per buon peso, gli articoli sul processo di Chieti li abbiamo messi in un cassetto, estrapolandoli dal resto del giornale; e per sicurezza che non passino nel dimenticatoio li incorniciamo, anche perché sono l’esempio di come si fa giornalismo: cioè dare una notizia che altri non hanno, particolareggiata (affinchè i lettori non debbano fare atto di fede su quello che afferma il giornalista), considerando che le “esigenze informative” sono talmente grandi che è difficile eccedere nella loro diffusione, come dimostra il “copia e incolla” che nei giorni successivi hanno fatto il TG3, altre televisioni, i giornali regionali e nazionali e tutti gli altri siti.

Nell’immagine del titolo il medaglione del Congresso nazionale della Stampa a Pescara nel 1978: “Libertà di stampa = Democrazia e Progresso”