Casello Valle Peligna? Parliamone… Intervista all’on.le Paola Pelino

562

– L’ANAS programma di modificare sensibilmente il tratto di Statale 17 da Santa Brigida (dove finisce la superstrada a quattro corsie) fino all’attuale innesto con la SS5 dir (per intenderci: il tratto tra Roccacasale e il casello autostradale).

Paola-Pelino-2L’incidenza di sinistri è più elevata che altrove e la pendenza (del 7-8%) è incompatibile con il flusso di traffico commerciale che proviene dal casello della A25 ed è diretto al Nucleo industriale di Sulmona oppure verso Napoli.  Per ridurre tale pendenza e per garantire, comunque, condizioni di traffico al livello degli standars europei, proprio l’ANAS andrebbe a realizzare interventi del tipo di quelli già allestiti sul Piano di Navelli sulla stessa Statale 17, con la realizzazione di strade complanari per il traffico locale. Onorevole Paola Pelino, non è giunto il momento di rivedere la scelta del casello in Valle Peligna ?

“ Indubbiamente se l’Azienda delle strade ravvisa delle incompatibilità così marcate, al punto da stravolgere sostanzialmente l’assetto stradale nel punto centrale della Valle Peligna, occorre prendere atto che la situazione come attualmente si presenta non può durare a lungo ed è il caso, a questo punto, di mettere mano a quelle opere che siano tecnicamente idonee e che, sotto l’aspetto ambientale, non determinino impatti troppo costosi”.

–         Si potrebbe realizzare un nuovo casello nella Valle Peligna ?

“E’ necessario verificare a quale distanza si collocherebbe una nuova uscita da quella che adesso c’è. Mi sembra che la opzione per un’area da individuare nel territorio di Bugnara sia realizzabile, considerate le distanze di altri caselli nel sistema autostradale italiano. Bisogna, al tempo stesso, essere realisti e tener conto anche del fatto che un casello c’è già in direzione di Roma ed è quello di Cocullo”.

–         Quella uscita fu considerata tecnica, nel senso che era necessitata dal fatto che si trovava su uno dei versanti della lunghissima galleria di Cocullo e, per prassi e necessità tecniche, i trafori di quella portata debbono essere assistiti da uscite in entrambi i lati. Ma basta osservare il traffico di Cocullo per dire che certamente non serve al traffico commerciale o al pendolarismo da Roma, visto che sostanzialmente i flussi finiscono su una viabilità molto precaria e in alcuni mesi dell’anno condizionata dalla neve e dal ghiaccio. Quindi è al contesto di Sulmona, Pratola e, di riflesso all’Alto Sangro che bisogna pensare quando si considera l’utilità di un casello. Sotto questo profilo, non vedrebbe una valida soluzione nella scelta tecnica individuata dalla SARA alla fine degli anni Sessanta, quando si progettò la A25, cioè l’uscita a Pratola Superiore e il raccordo (con il viadotto) fino a Santa Brigida? In tal caso (e solo in tale caso) non si dovrebbe parlare di lotte di campanile, visto che quello sarebbe comunque il casello di Pratola Peligna. Pratola non sarebbe defraudata, perché tanto l’uscita che il raccordo (a Santa Brigida) insisterebbero sul suo territorio, con tutto quello che significa per l’indotto. E proprio Pratola Peligna sarebbe beneficiata sotto un altro aspetto: che di certo l’ANAS rinuncerebbe a stravolgere il territorio tra il bivio per Roccacasale e Santa Brigida, perché la mole di traffico, di conseguenza, non sarebbe così intensa da richiedere interventi così devastanti come quelli messi in atto sul Piano di Navelli

–         “Mi sembra che una scelta del genere potrebbe limare molti dei contrasti che tenderebbero a replicarsi sulla scia di quelli che insorsero negli anni Settanta. Sono dell’avviso che, fin quando si può, si deve pensare ad un casello di uscita unico nella Valle Peligna, se non altro perché i costi di gestione di due caselli ravvicinati inciderebbero molto e poi anche perché, se il traffico di una delle due uscite non fosse all’altezza dei parametri minimi, quasi certamente per esigenze di economia (che mi sembrano anche giuste) si finirebbe per chiudere uno dei due. Sulla utilità di un diverso casello, inoltre, ritengo di poter trarre esperienza da quello che mi risulta per averlo vissuto nella impresa alla quale partecipo: molte persone che vengono da Roma per andare a Roccaraso (e intendo anche Pescocostanzo e Rivisondoli, e in parte anche Campo di Giove) non considerano affatto l’uscita di Pratola Peligna e preferiscono servirsi di quella di Cocullo, proprio per non fare un giro troppo lungo. Ma poi confluiscono in quella rete viaria che è molto più carente rispetto, per esempio, alla variante a quattro corsie ad est di Sulmona, che fu studiata apposta per alleggerire il peso dei flussi autostradali e che così, per l’attuale assetto, viene sensibilmente vanificata”

–         La vera utilità di una uscita armoniosa emerge anche dalla considerazione che nella Valle Peligna si incontrano i traffici da Roma a Pescara e quelli dalle Marche alla Campania (nella direttrice Ancona-Napoli, soprattutto). L’Istituto Geografico italiano, in un recente convegno a L’Aquila, ha rimarcato, tramite l’intervento del suo presidente, che è quello uno dei nodi più importanti dell’Italia centrale, rimasto sostanzialmente intatto dai tempi dei Romani e spostatosi solo di qualche chilometro (da Corfinio a Roccacasale) E’ questa la componente più rilevante che l’ANAS ha sempre considerato, anche quando ha investito ingenti somme per ricostruire daccapo la Statale 17 da Pettorano al Piano delle Cinque Miglia. Non ritiene che questa considerazione debba prevalere sulle lotte di campanile e che un flusso commerciale di quel genere (in Abruzzo secondo solo a quello gravante sulla Statale 16) debba seguire un percorso diverso da quello cui adesso gli operatori sono costretti con un casello che fu costruito solo per esigenze provvisorie?

–         “Le criticità individuate dall’ANAS e le incongruenze che qualunque automobilista può riscontrare solo percorrendo il tragitto dal centro di Sulmona (ma si potrebbe dire anche dall’Alto Sangro o, il che è lo stesso, dall’area industriale di Sulmona) mi fanno pensare che sia giunto il momento di riparlare della uscita della A25 in Valle Peligna e di farlo con molto realismo al fine di non ripetere gli errori compiuti per aver cercato solo una soluzione di compromesso o, nella migliore delle ipotesi, provvisoria. I tempi sono maturi per valutare che non ci sono soltanto le esigenze delle singole cittadine. Mi duole, ogni volta che transito all’altezza di Santa Brigida, vedere quale spreco abbia rappresentato quella imponente variante a quattro corsie (che è costata espropri di terre fertilissime e sacrifica ancora oggi i contatti tra Sulmona ed una importante parte del suo territorio, cioè tutta la fascia pedemontana del Morrone) che finisce sostanzialmente in campagna.  Trovo in tutto questo una sconnessione tra una saggia programmazione e la realtà di oggi. E mi sembra che i finanziamenti , che pare già siano disponibili, per migliorare l’assetto viario debbano essere indirizzati verso la soluzione migliore, che potrebbe essere quella del primo progetto, da Pratola Superiore a Santa Brigida. Sono disposta a considerare altre soluzioni, purchè siano animate dall’intento di rendere le nostre strade davvero più sicure e comode,  in particolare per chi le inserisce nei lunghi tragitti, negli scambi commerciali, nei flussi turistici, perché solo da questi può venire un reddito per il nostro territorio”.

Per esprimere una opinione sulla uscita della A25 in Valle Peligna si può usare l’indirizzo di posta elettronica del “Vaschione”: gelidis.undis@fastwebmail.it