Chi dei due sarà il brigante?

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31 OTTOBRE 2011 – Di un insospettabile studio sull’arte della fotografia è fatta oggetto una coppia di immagini riprese al brigante Nunzio Tamburrini, nato a Roccaraso e morto nel carcere dell’Isola d’Elba nel 1874, quando aveva 46 anni ed era stato già condannato a morte dalla Corte d’Assise dell’Aquila.

Le due foto furono scattate nel carcere di Civitavecchia subito dopo il suo arresto: l’uomo fu forse tradito mentre cercava di far avere 8.000 scudi alla “resistenza” borbonica. Le foto che proponiamo sono state riprese dal prof. Franco Cercone dal Catalogo della mostra “Brigantaggio Lealismo Repressione nel Mezzogiorno 1860-1870 e sono riprodotte nel suo “Abruzzo terra di briganti” con il testo ripreso anche dal catalogo:

“Questi due ritratti, eseguiti probabilmente nel carcere di Civitavecchia (come recita la didascalia apposta al secondo in De Jaco, 1969), esercitano una forte suggestione sul riguardante, e sono certamente opera di un fotografo di buona qualità. Ripreso leggermente dal basso, in primo piano, Tamburrini può esibire uno sguardo altero, ben diverso dall’abituale espressione dei catturati. Sicuramente egli contava su un appoggio della Chiesa, quando fu preso dai soldati Francesi. Anche il suo atteggiamento nei confronti della guardia carceraria, cui rivolge lo sguardo, è inconsueto. Il fotografo ha potuto dunque contare su un modello non anonimo; di conseguenza, una serie di particolari formali gli sono venuti più naturalmente: la catena che chiude il cerchio con l’arco è già in qualche modo un elemento “pittorico”, così come la simmetrica rispondenza dei personaggi. Ma troppo forte è la suggestione di certi riferimenti pittorici per non farne almeno cenno, sia pure con tutte le cautele del caso. La fotografia di Tamburrini con il carceriere ricorda infatti da vicino il Carlo Poerio condotto all’ergastolo, che Nicola Parisi aveva eseguito nel 1862, come tipico “exemplum virtutis” post-unitario (il pittore eseguì alcuni anni dopo anche I feriti di Porta Pia: Capodimonte, Depositi); e, di pochi anni successivo, il disperso dipinto di Teofilo Patini detto La Catena, in cui ritroviamo la figura del borghese contrapposta a quella del bruto”.