SU PER GLI APPENNINI, FRA I BRIGANTI DALLE “MANI PULITE”

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30 OTTOBRE 2011 – “Non v’è una grotta, un anfratto, un angolo di bosco che non sia legato secondo la tradizione popolare di Roccaraso ad una supposta presenza di uno dei due briganti, che deve aver nascosto in loco anche favolosi tesori”: è l’ipotesi che il prof. Franco Cercone affaccia nel suo “Abruzzo terra di Briganti”, pubblicato nel 2006 dalle “Edizioni QualeVita” e tornato di piena attualità nelle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

Soldi per ridare il trono al re

Fu, quello dell’Altipiano delle Cinque Miglia”, il teatro delle imprese di Croce Di Tola (detto “crucitt” per la sua statura) e di Nunzio Tamburrini, entrambi di Roccaraso. Questi era davvero convinto di ripristinare il Regno dei Borboni e fu preso a Civitavecchia con un “tesoretto” di 8.000 scudi d’argento, cioè il corrispondente di quasi 42.000 lire italiane, quando la paga di una giornata di un operaio era di 1,75 lire (come ricorda D’Andrea nelle sue “Memorie storiche di Villetta Barrea”). Dovevano essere soldi sufficienti a far sbarcare altre forze militari (o mercenarie) per sostenere l’impresa, romantica e struggente, di Sofia, moglie fiera e colta di Francesco II, Re di Napoli. Non erano, dunque frutto di grassazioni fatte per sé e per i propri familiari o per i “manutengoli”.

I briganti che non tengono famiglia

Erano strategie forse legate ad un codice di guerra, ancorchè non dichiarata tra Stati, almeno per quanto riguardava Nunzio Tamburrini: la parola data per incrementare la reazione alle truppe piemontesi e ricollocare il Re sul trono, magari contando sul fatto che proprio quelle truppe regolari sarebbero state impegnate nuovamente al Nord contro l’Austria, come poi avvenne nel 1866: troppo tardi.

Il luogo naturale per i rifugi dei briganti, il Piano delle 5 Miglia, si presenta ancora oggi come uno scenario da “sturm und drang”, dove persero la vita due eserciti di passaggio nel XVI secolo e dove improvvisamente si addensano nuvole ad altezza delle file di pini che costeggiano la Statale 17: un luogo che spiega una delle etimologie dell’Abruzzo come terra di cinghiali (dal latino “aper”, aprutium).

La pianura della “tempesta ed impeto”

Se non proprio in mezzo ai leoni, dunque, i briganti progettavano e compivano le loro imprese tra fiere a loro volta implacabili e fameliche. E’ il luogo dove nel maggio del 1862 un gruppo di briganti assalì ed uccise Antonio Mattucci, di Atri, che tornava da Napoli dove aveva acquistato divise della Guardia Nazionale. E’ il luogo dove fu visto per l’ultima volta il discusso brigante Luigi Alonzi di Veroli, detto Chiavone. E’ ancora Cercone a scoprire uno scritto di Albonico: “Dopo aver effettuato la sua più profonda incursione in Abruzzo, raggiungendo l’altopiano delle Cinquemiglia, Chiavone scomparve dalla scena del brigantaggio… Si disse che fosse andato chissadove a godersi il frutto delle sue rapine, ma pure corse la voce che fosse stato fatto fucilare da Tristany alla fine di giugno” (Tristany era uno dei generali legittimisti che, con prudenti e diffidenti contatti con i briganti, cercarono di riconquistare il controllo del territorio quando già il Re aveva lasciato Napoli). E’ il luogo dove passò per l’ultima missione presso lo Stato Pontificio (che proteggeva Francesco II) Josè Borges, guerriero di nobili origini militari in Spagna, intercettato a Sante Marie e qui giustiziato (con la concomitante scomparsa, pare, di un ingente quantitativo di oro e monete).

Gli abruzzesi: contro i ladri e per i briganti

Tutto questo accadeva in Abruzzo, dove “il popolo odia il ladro ed ammira il brigante”, come osserva Carl Frommel nel suo “Pittoreskes Italien” (Lipsia, 1840). Di certo non fu fatta mai chiarezza su alcune sottrazioni di denaro al momento degli arresti di alcuni brigati, come riferisce il console piemontese a Roma, Teccio di Bajo, in un rapporto segreto inviato al Ministro degli esteri Giuseppe Pasolini: il diplomatico annota che dopo l’arresto di Nunzio Tamburrino, le guardie pontificie lo rilasciarono, ma trattennero parte della somma che il console non seppe quantificare.

Può destare meraviglia che il popolo ammirasse di più i briganti?

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