DA DOPO IL TERREMOTO UNA STRADA E’ DIVENTATA UN EMBOLO NELLA CIRCOLAZIONE CITTADINA E ACCRESCE IL DISAGIO DI UNA SULMONA CHE ATTRAVERSA IL SUO DECLINO
9 MARZO 2026 – Ai gentili lettori che annotano come su queste colonne si leggano articoli più rari sulla amministrazione comunale e sulla politica comprensoriale, dobbiamo rappresentare, sempre ringraziando per la segnalazione che riguarda un fatto oggettivo, che Sulmona in sè tace. E, con essa, gli organi di stampa, almeno sulle questioni civiche e più latamente politiche. La vivacità degli anni Settanta, solo in parte ripresa nella campagna elettorale del 2021, quando i Sulmonesi hanno detto un chiaro “NO” alla gestione personalistica della cosa pubblica, è un ricordo ormai lontano e, forse, impallidiva rispetto al fervore morale e civico delle prime elezioni dopo la dittatura, ma anche delle infuriate campagne elettorali del primo periodo del centro-sinistra, cioè nella seconda metà degli anni Sessanta.
La cronaca ne risente e si appoggia ai fatterelli della “giudiziaria”, che vengono valorizzati da cronisti pur volenterosi. Ma sono fatti che non hanno niente a che fare con l’idea di un programma cittadino che possa alimentare un dibattito. Tra l’altro, è invalso un modo di raccontare le vicende che avrebbe fatto inorridire cronisti navigati come Mario Di Marco di Pescara nella sfavillante epopea della stampa ritrovata: loro mettevano nomi e cognomi e pure le foto degli arrestati, adesso si legge di un quarantenne che è stato condannato, di uno straniero che è stato rinviato a giudizio, in nome di una riservatezza che serve solo a lasciare disorientati i lettori e a indurli a pensare chi possano essere questi protagonisti, magari arrivando a concludere che siano persone poi, in effetti, del tutto estranee.
Siamo ancora alle vicende del canile che ora è aperto e ora no; siamo all’analisi di un palazzo di giustizia che ora crolla e ora no, nel senso che servono otto milioni di euro per rinforzarlo, anzi ne servirebbero dodici per garantire la tenuta sismica, ma intanto se non si spendono il palazzo regge, almeno in assenza di terremoti (vedi un po’ che modo di ragionare…).
Bisognerebbe dire quello che non si è fatto e, magari, in questo senso, la stampa conserverebbe un ruolo civico anche quando la politica e l’amministrazione dormono. Allora non ci sottraiamo al dovere di segnalare le cose che non vanno, per quanto questo possa essere utile ad una rinascita cittadina. E non possiamo ignorare questo scempio della strada che costeggia l’antico ospedale dell’Annunziata e, alla parte opposta, l’antico convento di San Cosimo. E’ chiusa da poco dopo il terremoto del 2009. E’ un embolo nel sistema di vie del centro storico ed impedisce la circolazione. Da quasi diciassette anni: uno scandalo, che dice quanto una città abbia rinunciato a vivere normalmente; quanto si avviluppi nelle sue rinunce e rimanga a guardare: quello che le tolgono, quello che non le restituiscono, quello che si rimangiano dopo aver promesso.






