OGGI A PESCARA I FUNERALI DI CLAUDIO CARELLA
3 MAGGIO 2023 – Claudio Carella ha avuto la fortuna di essere un fotoreporter nell’epoca di massimo fulgore della carta stampata quale strumento di racconti della vita quotidiana e, al momento opportuno, di passare all’editoria di qualità, cioè della carta stampata che non ambiva a fare concorrenza a internet sulla cronaca, dove non avrebbe avuto chances. Non si è risparmiato, accanto a Mario Di Marco, nel raggiungere morti ammazzati prima che vi arrivasse Il Messaggero; ma ha affinato il suo gusto sulle immagini belle che stanno anche sui cammini della cronaca per poterle valorizzare quando è diventato editore ed ha fatto del suo “Vario” una galleria di giornalismo nato negli scantinati della cronaca degli anni Settanta ed elevatosi sui piani alti della cultura.
Quando lui stava al “Tempo”, la redazione in Via Nicola Fabrizi a Pescara era il terminale abruzzese dell’imbuto che portava le immagini più fresche nella sera fino a Piazza Colonna a Roma attraverso i fili della macchina da telefoto, unica risorsa dopo che gli ultimi treni erano passati nelle stazioni della Roma-Pescara. Personaggi come Di Marco sembravano le imitazioni dei cronisti dipinti da “Prima pagina”, o forse erano stati loro imitati dal cinema: cinici, ma bravi a trovare le notizie e i retroscena pure. Ragazzi dell’età di Claudio Carella avrebbero venduto l’anima per stare nella fucina della cronaca accanto a quegli artigiani della parola, fabbri del piombo che sapevano scolpire la verità per quello che era, soprattutto se destava clamore.
Per quanto si possa credere ora, non era la politica a far vendere i giornali, ma la cronaca prima di tutto e poi lo sport. Le foto di routine o d’archivio che imbottiscono i brevi articoli sui “siti” di adesso erano considerate una sconfitta, un ripiego per chi non avesse ottenuto “la” foto del racconto, fatta di zinco, ma più pesante del piombo.
Traslocando su “Vario” dalla cucina della cronaca del “Tempo”, Carella ha conservato la capacità di portare ancora lo stupore nell’osservazione della vita, massimamente di quella delle persone, ma anche delle cose e della natura; altrimenti non si potrebbe reggere all’usura del… tempo con la minuscola. E la gioia di donare sempre un’emozione, che lo animava dopo cinquant’anni di scatti, l’avvertimmo appena un paio di anni fa, quando l’abbiamo incontrato l’ultima volta e, sentendo parlare di Sulmona, con il candore di chi vuol soltanto aggiungere una piccola tessera al mosaico di una storia antica, disse che una certa notizia spuntata da poco era riportata su un numero recente di “Vario”. Come un padre si felicita di un figlio che sa il fatto suo.








