Contrordine compagni: il convegno di Sulmona va boicottato

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SCONCERTANTE ASSENZA DEI SINDACI DI SULMONA E AVEZZANO ALLA PRESENTAZIONE DI UNO STUDIO SULLE AREE URBANE

26 MARZO 2017 – Fino a un paio di ore prima, al convegno sulle aree urbane nel contesto regionale avevano dato e confermato la propria adesione il presidente della giunta regionale, D’Alfonso, il sindaco di Sulmona, Casini, e il sindaco di Avezzano, Di Pangrazio, e due tecnici che avrebbero dovuto (e poi hanno) illustrato degli studi condotti dall’università d’Annunzio. Questo fino alle ore 13 e qualcosa in più. Subito dopo si scatena l’imprevedibile: Luciano D’Alfonso al telefono dice che sono sopraggiunti impegni non rinviabili.  Fioccano subito dopo le disdette dei sindaci. Però D’Alfonso lascia aperta una possibilità: “Se riesco a fare in tempo, vengo per le conclusioni”, cosicchè gli organizzatori (i dirigenti del  “Centro Studio Vittorio Monaco”) fanno la melina e attaccano i manifesti con calma, cercano di avviare il computer per le “slide” con molta pazienza, provando e riprovando. E del resto in tutti i convegni il computer che non funziona occupa la maggior parte del tempo.

Ma serpeggia tra il pubblico la convinzione più ovvia: non è possibile che gli impegni di tutti e tre siano sorti nello spazio finale di un mattino. Si è trattato di un ordine che, poco prima di pranzo, è stato diramato a tutti: il convegno deve naufragare e se la debbono suonare solo i tecnici. I tecnici se la suonano, in effetti; e dicono anche cose convincenti, come l’analisi dell’area metropolitana di Chieti-Pescara; e come la doverosa salvaguardia di presìdi importanti in città che costituiscono ancora i poli di attrazione del territorio, al di là del fatto che ricoprano o non il ruolo di capoluoghi di provincia. Il riferimento a Sulmona, Vasto, Avezzano e Lanciano si può cogliere senza tanti sforzi di fantasia: basta vedere le linee portanti dei traffici dei diversi comprensori. E basta la considerazione che, tra le altre, ha formulato il moderatore, Domenico D’Aurora: “Alfedena si sente molto più vicina a Napoli che a L’Aquila, perché dista da Napoli 90 chilometri e da L’Aquila 130 chilometri”. Una Regione che, attraverso il suo presidente, fosse chiamata a riconoscere questo disastro, dovrebbe mettere da parte ogni altra programmazione e dedicarsi soltanto alla riformulazione dei poli di attrazione, che si chiamino capoluoghi di provincia e si chiamino in qualsiasi altro modo, perché è sinceramente impossibile sostenere l’entità stessa dell’Abruzzo se un paese (e con esso tutto l’Alto Sangro, sostanzialmente) debba preferire l’annessione non con la regione limitrofa, ma con quella addirittura successiva alla più vicina, piuttosto che relazionarsi con il capoluogo di provincia e capoluogo di regione.

Ma tant’è: D’Alfonso continua ad essere invitato in una città che normalmente egli vorrebbe strozzare. C’è in Sulmona qualcosa di comune con le donne che resistono ai primi assalti di uomini violenti e tuttavia sembra che non aspettino altro che l’assalto successivo; e resistono fino a quando non arriva la coltellata decisiva. La prima terapia sarebbe una presa di coscienza e un addio; ma evidentemente le tragedie da melodramma hanno un fascino irresistibile. Non sanno contrastarlo neppure i sindaci di due città che dovrebbero essere intransigenti nella tutela delle proprie comunità e che hanno dovuto solo obbedire all’ordine di non andare a quel convegno. Fra qualche decennio ci diranno da chi è partito questo ordine; ma sarà troppo tardi per loro (che nel frattempo avranno condotto una vita da esecutori) e per le loro città (che non ricorderanno i loro nomi e le loro arrendevolezze).