DAL SECOLO DEI LUMI A QUELLO DEI LAMPIONI

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PERFORMANCE DEL CENTRO STORICO – UNA SPERANZA, CHI L’AVREBBE DETTO, DALL’INTERVENTO DI DI GIROLAMO 

26 AGOSTO 2019 – C’erano, nei vicoli del centro di Sulmona, delle “padelle” che reggevano le lampadine; brutte, certamente, ma con quello smalto bianco sulla parte che circondava le lampadine e nero nella parte restante, si erano, come direbbe il funzionario Di Girolamo, “storicizzate”.

Una “padella” dimenticata in Via Trieste

Vennero poi degli eleganti fanali che ripristinavano la linea di quelli che furono introdotti sul finire dell’Ottocento per la prima illuminazione pubblica. Erano un falso, ma, più che storicizzarsi, riprendevano per i capelli la Storia e la riproponevano per chi l’avesse dimenticata. Comunque, erano gli unici che potessero armonizzarsi con le linee dei palazzi e delle strade medievali. Con una repentina azione neppure preannunciata, il Comune ha deciso una via di mezzo: lampioni stile fine Ottocento e lampade di oggi, senza neppure un vetro che potesse dare l’idea della lanterna. Le vie di mezzo quasi sempre amplificano i difetti che vorrebbero limitare e guardare quei lampioni dà un senso di vertigine; tra l’altro, l’eliminazione dei vetri lascia in sospeso anche l’utilità della forma e della stessa struttura dei lampioni: che senso ha una gabbia in ferro se non serve a proteggere la lampada, tanto da non richiedere neppure i vetri?

Sembra un monumento all’inutilia, un ossequio alla forma ormai andata, senza il coraggio di riproporla e lasciando alla fantasia del “come sarebbe stato” ogni osservatore che si trovi a passare e avesse tempo e voglia.

Il funzionario Di Girolamo, che aveva ritenuto storicizzate delle cementine indegne di Palazzo Mazara e non scandaloso il travertino in Piazza XX Settembre, è stato fortunatamente di un tempismo ineccepibile ed è venuto a Sulmona prospettando il ricorso alla magistratura per questa ennesima violenza all’ambiente del centro storico. Non ha bevuto la scusa della sostituzione provvisoria, che gli è stata propinata dagli amministratori, i soliti che si credono i più furbi del pollaio. Seguendo la logica delle scuse allestite in quattro e quattr’otto dall’amministratore unico del COGESA per i miasmi della discarica delle Marane, hanno riferito che i lampioni di prima non rispondevano a requisiti di legge e che bisogna studiare il modo di metterli a norma, cioè l’allestimento tecnico che potrebbe farli ripristinare. “Amici miei” avrebbero risposto che si tratta di supercazzole, perché per “studiare il modo di mettere a norma un fanale” basta prenderne uno e non tutti quelli del centro-storico. Se poi il “modo di metterlo a norma” si trova si sostituiranno tutti i lampioni nel frattempo installati?  Si tratta, come per le scuse dell’amministratore del COGESA Vincenzo Margiotta (il vento, il caldo, l’economia circolare…) e come in tutte le esternazioni di questa amministrazione etero-guidata da Andrea Gerosolimo, di un mezzuccio che neanche a Prezza appagherebbe e convincerebbe i più fedeli sostenitori del nipote di Uberto Iorii.

La verità è che, come quasi sempre accade, una volta che un elemento di arredo urbano viene rimosso, non torna più al suo posto; questo l’ha ben previsto Di Girolamo e speriamo lo prevedano i magistrati della Procura della Repubblica, rimasti inattivi dopo la nostra segnalazione sull’imbrattamento (che è reato fuori ogni ragionevole dubbio) della statua di Ovidio con la corona d’aglio in testa, e oggi quasi certamente chiamati a pronunciarsi dallo stesso Di Girolamo (almeno secondo le dichiarazioni). Dunque, c’è da sperare che un sequestro venga disposto immediatamente, altrimenti i lampioni, compresi quelli dell’Annunziata, faranno la fine della statua del monumento ai Caduti, portata nelle fonderie di Terni e mani più tornata al suo posto. Si licet parva componere magnis; se è consentito paragonare le piccole alle grandi cose, traduzione per Fabbricacultura.

Un sobrio esempio, certamente non la violenza usata all’estetica con questi lampioni, è stata la pur criticata scelta delle sfere al di fuori del centro storico.

Lampioni a Via Patini

Nella foto del titolo il “misto” di lampioni vecchi e nuovi stamane all’Annunziata: a destra, ancora con i vetri, un esemplare che aveva sostituito le sfere di inizio XX secolo.

Il disegno di un progetto dei lampioni poi collocati al centro storico
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