D’Alfonso si opporrà ad ogni attentato alla “vita autostradale”

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ROBOANTI DICHIARAZIONI DI GUERRA ALL’AUMENTO DELLE TARIFFE DOPO IL SONNO NEGLI ANNI NEI QUALI SI POTEVA REVOCARE LA CONVENZIONE

3 GENNAIO 2017 – Costretto a rispondere a quanti chiedevano se avesse seguito l’esempio del “governatore” del Lazio, Zingaretti, per impedire nuovi salassi sugli utenti della A25 (nella foto accanto un viadotto in Valle Peligna) e della A24, il presidente della Regione Abruzzo, D’Alfonso, ha sostenuto, come informa l’Ansa: “Auspichiamo l’apertura di un dossier da parte dell’Autorità dei Trasporti che spinga poi ad una revisione normativa che imponga un limite invalicabile per quanto riguarda l’aumento dei pedaggi autostradali. Questo è un aumento giuridicamente insostenibile poiché avrà solo l’obiettivo di uccidere la vita autostradale”.

A parte la roboante espressione finale, che nel linguaggio del “governatore” abruzzese è il fuoco di artificio per nascondere le supercazzole di quanto affermato pochi righi prima (“è del poeta il fin la meraviglia, chi non sa far stupir vada alla striglia” scriveva Giambattista Marino qualche secolo fa, ma il fatto è che D’Alfonso non potrebbe ambire a diventare poeta neanche se riuscisse a spararle più grosse di Renzi), il presidente della giunta deve aver fatto il pieno di populismo in vista del prossimo scontro elettorale, se veste i panni del vendicatore della antigiuridicità dell’aumento.

Intanto che è passato il tempo per rivedere convenzione, regolamenti e leggi, la concessionaria ha applicato convenzione, regolamenti e leggi; e non risulta che il sig. D’Alfonso abbia mai tentato, tra un aumento e l’altro, di proporre ricorso o di promuovere provvedimenti che impedissero, nell’intervallo degli anni passati, di subire altri salassi. Qualche volta avrà mugugnato, borbottato meno di una pentola di fagioli in cottura, ma ha sempre evitato di intervenire per scongiurare l’omicidio al quale oggi fa riferimento, cioè l’eliminazione della  “vita autostradale” (che, come è noto, è diversa da quella ferroviaria, da quella superstradale, da quella tangenziale, da quella della variante di valico, etc.).

Un D’Alfonso lucido e sicuro come quello che abbiamo sentito per il ricorso al TAR contro la centrale di spinta del gas in Valle Peligna; un “governatore” che mette all’angolo, pur conservandoli come partecipi, gli avvocati della Regione per dare una lezione al Governo tramite cospicue professionalità nazionali dell’avvocatura, come lui stesso ha detto lancia in resta (tanto quando la questione finirà al Consiglio di Stato lui non sarà più “governatore”), non l’abbiamo notato per i pedaggi delle due autostrade abruzzesi. Ci è parso invece come l’assonnato esattore del film “Non ci resta che piangere” con Troisi e Benigni che varcano la doganella dove si sentono rispondere sempre “un fiorino”, qualunque merce denuncino: è il burocrate proveniente dall’Anas del Molise (dove deve aver teorizzato l’esistenza di una “vita autostradale”), che non ha cambiato atteggiamento verso i problemi della amministrazione anche se si trova a un livello un po’ più alto. Ma, per giunta, pretende di convincere la opinione pubblica che sta facendo molto per contrastare gli aumenti. Se volesse fare gli interessi degli Abruzzesi, dovrebbe indurre, con il peso politico della istituzione che rappresenta, la revoca di ogni convenzione e far tornare le autostrade all’ANAS nella gestione diretta, anche se in evidente deficit, perché dal 2009 nessuno ha più messo in discussione che siano arterie strategiche ai fini della Protezione Civile, purtroppo per la natura ultra-sismica delle zone che raggiungono.

Ma questo è un argomento che le luminarie paradossali della prosa di D’Alfonso non affrontano neanche di striscio; e gli Abruzzesi si tengono concessione e concessionario, tariffe e aumenti, nel teatrino delle altre componenti sociali che si scandalizzano e protestano per i primi dieci giorni del gennaio di ogni tre o quattro anni.