Dalla biblioteca Alessandrina i concetti della demoricostruzione

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PAROLE NUOVO CONIO DEL SINDACO DI PESCARA 

6 SETTEMBRE 2016 – Se il “governatore” d’Abruzzo non si fa mancare nulla in intrepide coniazioni di vocaboli che vorrebbero appartenere alla lingua italiana,

il sindaco di Pescara, Alessandrini non è da meno e ieri ha forgiato la “demoricostruzione”, che non è una ricostruzione effettuata con metodi democratici, e neanche una ricostruzione fatta dai demoni (con danze notturne, ali di pipistrello e sangue di vergine), ma la ricostruzione connessa indissolubilmente alla demolizione. Corbezzoli, ci vuole inventiva, come a L’Aquila hanno escogitato la “Perdonanza”, che dovrebbe essere la sintesi di “Perdono e speranza” e in pubblicità troviamo il “Sanbitter”, che è il bitter San Pellegrino. D’Alfonso per non vivere la noia del quotidiano e chiamare  un tratto di asse attrezzato con il suo nome più adatto di “immaginario compasso”, lo ha chiamato “immaginifico”; Alessandrini, che forse pensava di banalizzare troppo dicendo che prima della ricostruzione bisogna demolire, ha coniato qualcosa per la quale pensa di passare alla storia dell’amministrazione pescarese. Su quale vocabolario avrà trovato l’ispirazione? Certamente sul… Palazzi.

Il fatto è che queste persone, dopo essersi stancate tanto ad elaborare questi inattesi risultati di prolungate sinapsi, sentono il desiderio di riposarsi e di lasciare che altri realizzino il frutto del pensiero meditabondo. E la ricostruzione non fa un passo avanti.