DALLA STAZIONE DI SULMONA A QUELLA DI SANTA RUFINA: LE FERROVIE IN MANO AI RAGAZZINI DEI PLASTICI RIVAROSSI

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La stazione di Sulmona

INSOSPETTABILI SOSTENITORI DEL PROGETTO DI D’ALFONSO  –  E LA RIUNIONE AL COMUNE SI CONFERMA PER UNA INUTILE CHIACCHIERATA

8 MARZO 2018 – Mentre l’Italia e l’Abruzzo hanno espresso una virata alla politica ed hanno mandato a casa, oppure hanno ridimensionato quelli che la politica l’hanno gestita sempre per tracciare confini e tenere lontani gli avversari o anche gli indifferenti, al Comune di Sulmona si svolge una riunione, coordinata dal sindaco, senza la presenza della senatrice di Sulmona appena eletta e per parlare di infrastrutture ferroviarie, cioè non proprio degli orari di ritiro dei mastelli per la raccolta differenziata. Alla riunione non era neppure presente il senatore D’Alfonso, che la bretella ferroviaria ha sostenuto come se fosse un progetto adatto ad accorciare di ore i percorsi della rete ferroviaria più sgangherata d’Europa: eviterà una stazione, la seconda più importante della regione, e sarà lunga meno di cinquecento metri.

Tra l’altro, si è parlato di un progetto già in corso di esecuzione: una autentica chiacchierata che, al confronto, fa apparire come ingegneri della Transiberiana i ragazzini intenti a costruire i plastici della Lima o della Rivarossi. E in questa chiacchierata da bar la spara più grossa chi può. Per esempio, il consigliere comunale Pingue (che evidentemente la sindaca non è riuscita a frenare) giunge a manifestare il proprio sostegno al progetto di D’Alfonso per gli investimenti collaterali e destinati alla stazione di Sulmona; quella, appunto, già anoressica in questi anni di rifiuto fondatissimo del servizio ferroviario da parte di turisti e lavoratori pendolari.

Per compensare la stranezza della solenne edificazione della “Stazione di Santa Rufina”, uno si poteva aspettare l’approvazione della famosa galleria da Anversa a Pescina, così da arrivare a Roma almeno venti minuti prima, che in una giornata di andata e ritorno fanno quaranta minuti e in un anno di pendolarismo fanno duecento ore di vita: recuperata, per esempio, per l’inizio di una storia d’amore.

Invece Pingue si accontenta di venti milioni di euro che, tolta la tara che bisogna sempre togliere a quello che dice D’Alfonso, saranno un paio di milioni e una pacca sulla spalla. A lui basta che “con la nuova stazione vi saranno corse ulteriori mantenendo garantite quelle esistenti senza creare quindi disagi a pendolari e viaggiatori”. Poi, se chi va a Roma deve seguire un percorso di 130 anni fa, sarà contento di essersi sacrificato per la stazione di Santa Rufina.

A questo punto non si capisce perché la riunione non si sia tenuta al Gran Caffè o al Bar Di Marzio, visto che si è rivelata un incontro per scambiare quattro chiacchiere e visto che a parlare era la sindaca senza una maggioranza e un consigliere il cui partito di riferimento non è più segnalato ai radar.

Della necessità di fermarsi a riflettere prima della “conferenza dei servizi” su questa bretella si è resa interprete l’avv. Elisabetta Bianchi, consigliere comunale di Forza Italia, che chiede prima una analisi del rapporto tra costi e benefici, anche per sondare l’utilità ed il livello dei servizi che potrebbero essere offerti sulla linea alla quale sono finalizzati i lavori della “bretella”. Prima di questo, le finalità di quest’opera rimarranno “oscure e incomprensibili ai più”. Sicuramente non a Pingue.

 

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