DOPO AVER RESPINTO GEROSOLIMO, PRATOLA SI ACCINGE A RESPINGERE L’INCENDIO

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ANTONELLA DI NINO IN PRIMA FILA AL BAGNATURO E A SULMONA C’E’ PASQUALE DI TORO

27 AGOSTO 2017 – Poco prima delle 10 il sindaco di Pratola Peligna, avv. Antonella Di Nino, attende, davanti alla chiesetta di San Pietro del Bagnaturo, gli altri partecipanti alla missione “terra bruciata”: predisporranno la montagna di Pratola per interrompere la progressione del fuoco, rimuovendo tutti i residui di legno e di arbusti vari che possono alimentare le fiamme.

Quello che andava fatto sette giorni fa alle Marane se ci fosse stato il sindaco di Sulmona, Annamaria Casini.

Un sindaco ci vuole, in occasioni come queste: a Pacentro Angelilli ha assunto su di sé la responsabilità di riaprire la SS 487 per Passo San Leonardo, chiusa da due anni, per consentire il transito di tutti gli automezzi necessari o soltanto utili a vincere le fiamme; ieri l’altro l’avv. Di Nino ha detto chiaro e tondo che l’accesso ai volontari per la montagna di Pratola sarà consentito. Annamaria Casini una settimana fa stava in vacanza e lo è restata fino a mercoledì (qualcuno dice fino a martedì sera, sebbene ci siano riserve sul punto dal quale mandava i messaggi facebook). Novantasei ore o anche “soltanto” settantadue fanno la differenza, in questi casi, perché in un’ora l’incendio devasta un ettaro di terreno, quando c’è vento e quando non ha piovuto da oltre un mese: basta fare il conto moltiplicando gli ettari sul fronte di tutto l’incendio di una settimana fa per capire quale danno abbia fatto Annamaria Casini nel restare in vacanza una settimana fa e nel non restare a casa un anno fa.

A mezzogiorno, davanti alla chiesa di San Giuseppe, delle Marane, Pasquale Di Toro (nella foto del titolo), che non è assessore, né sindaco, cerca di convincere i Vigili del Fuoco sulle caratteristiche “tecniche” della zona; forse lo ascoltano perché pare che proprio ieri dei volontari hanno dovuto indicare la strada a soldati che si erano persi. Di Toro si spende generosamente anche dopo la disavventura di febbraio, quando rimosse la neve vecchia di un mese davanti al monumento a Ovidio e fu per questo oggetto di un verbale dei vigili urbani; intervenne la sindaca Casini, che disse (ai giornali…) che avrebbe pagato lei la sanzione. Di Toro sta ancora ad aspettare; ma non è per questo che si è portato a San Giuseppe. Se doveva trovare la sindaca per farsi rimborsare, certo non la cercava sul campo di battaglia; sarà andata ancora al mare in questa calda giornata di agosto. Comunque, anche se sta a Sulmona, più danni di quelli che ha fatto fino ad oggi non può fare, perché il fuoco se ne va a Pratola.

 Lì troverà gente baldanzosa e forte che non solo sa respingere il fuoco, ma ha saputo soprattutto respingere Franco Iezzi (quando oltre trenta anni fa voleva la fusione della Cassa Rurale con la decrepita Banca Agricola) e due mesi fa Andrea Gerosolimo, che quando mette una sindaca al suo posto distrugge una città, una montagna, un centro-Abruzzo. Eppure lui c’è: ovviamente non per spegnere l’incendio o prendersi responsabilità, sul modello pacentrano o pratolano, ma solo per rispondere alle domande del TG3, il più fulgido esempio di giornalismo d’inchiesta in Abruzzo, visto che ha fatto parlare pure Franco Iezzi nei giorni scorsi, quando il presidente del Parco si è limitato a dire di aver appreso la lezione.

Verrà il tempo nel quale qualcuno pagherà per i ritardi delle Marane? Forse; ma adesso è troppo presto per dirlo perché il fumo avvolge anche le colpe e le rende tutte uguali come sostengono i qualunquisti o gli ipocriti che vogliono salvare D’Alfonso, Mazzocca, Gerosolimo e Casini.