Dopo “Per la Majella” aspettiamo solo i cavalli dei cosacchi a San Pietro

322

Stand a Palazzo Mazara e fontana20 SETTEMBRE 2013 – La città antica indubbiamente va vissuta. Ma non va ricoperta. (Nella foto la plastica degli stands davanti alla fontana di Palazzo Mazara)

 

La “Notte bianca” ha segnato un momento di gioiosa partecipazione nel centro storico: c’erano Sulmonesi di tutte le età e giovani di tutta la regione. Qualcuno ha protestato per gli effetti; si può ritenere tuttavia che un fantasmagorico eccesso di luci e di suoni faccia passare in secondo piano lo spirito del centro storico. Questione di gusti.

“Per la Majella”, cioè l’allestimento che il Parco della Majella sta realizzando nel centro, si colloca su tutto un altro piano: cioè nella mascheratura di tutti i principali monumenti e palazzi. La statua di Ovidio (come rileviamo in altro articolo) è stata praticamente soffocata da una torre di metallo e da uno stand da fiera proprio nella “sua” Piazza XX Settembre; il Palazzo Mazara è stato mutilato di una parte della sua terrazza, che è l’angolo più bello dello stile settecentesco, da altri stand; un orso si affianca alla facciata di San Francesco.

Due stand a Palazzo MazaraConcettualmente non si giustifica questa invasione nel centro storico: se si voleva allestire un “evento” che non può non passare per questa cartellonistica e per questa… padiglionistica (nella foto il colpo d’occhio dei due padiglioni nella terrazza del monumentale Palazzo Mazara), si poteva benissimo lasciare intatto il centro ai molti che lo vogliono vedere, soprattutto in autunno quando le gite nelle città d’arte si moltiplicano, e fare in Piazza Capograssi tutto quello che gli “art directors” esigono. Che senso ha offrire al pubblico dell’”evento” un centro storico che non è quello vero, che non è quello pubblicizzato e suggestivo? Le due offerte potevano andare di pari passo, solo con un Ponte Capograssi di mezzo.

Vogliamo pure azzardare che tutto si poteva fare al centro, ma scaricandolo in Piazza Garibaldi, dove per tradizione quasi millenaria si svolgono gli “eventi” (ad incominciare da quelli voluti dagli imperatori e dai re; dunque non togliamo niente a Franco Iezzi). Andare a piazzare una torre di Babele vicino ad Ovidio, che vive una sua solennità con il monumento del Ferrari, ha il senso di un’appropriazione, di una cosa eclatante. Potremmo avvicinarlo a quella immagine dei cosacchi che avrebbero abbeverato i loro cavalli nelle fontane di Piazza San Pietro. Ma quella era una boutade dell’apparato vaticano per aiutare la Democrazia Cristiana a vincere contro i comunisti. Non crediamo che Iezzi, non avendo potuto fare il sindaco perchè respinto sempre alla frontiera dai voti straripanti di Franco La Civita, ora voglia occupare militarmente il centro storico.

Tra l’altro, il sindaco lo ringrazia prima ancora di vedere gli orsi sulle facciate delle chiese medievali e il palazzo dei marchesi Mazara con i lavandini in acciaio inox. Almeno il Papa avrebbe tentato di avvelenare l’acqua delle fontane di Piazza San Pietro…