DUE BOLLE VERE MA NESSUNA PERDONANZA

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PARADOSSO PER LE CHIESE DI SANTA MARIA RONCISVALLE E TRINITA’ NELL’EPOCA DEI FINANZIAMENTI MILIONARI PER LE SAGRE PAESANE DELL’AQUILA

10 OTTOBRE 2021 – Invitati dall’Archeoclub, gli architetti La Morticella e Iannamorelli hanno illustrato i lavori di restauro in Santa Maria di Roncisvalle: un lungo percorso che partiva dai primi interventi del sovrintendente Moretti, oltre cinquanta anni fa, e che ha costituito una tela di Penelope perché di decennio in decennio la natura si riprendeva la scena: fino all’anno scorso accanto all’altare prosperava una florida pianta di fico. Ora l’impegno della prossima amministrazione comunale sta tutto nel non lasciare che il tetto si sfondi di nuovo. Non richiede molto la chiesa che prima aveva un “ospedale” accanto, gestito dagli Agostiniani; né può dare molto, perché è uno stanzone che conserva il suo fascino, ma è proprio nuda, tranne un altare di molto successivo all’epoca nella quale il luogo era dedicato a San Vincenzo. Può dare l’estasi che alcuni, come Re Ladislao, ricevono dall’ammirazione di un affresco sul portale: uno dei tanti che si trovano a Sulmona, sì, ma legato alla curiosa storia (non più leggenda) di una indulgenza per tutti i pellegrini lungo il Tratturo.

Il Presidente dell’Archeoclub nel suo intervento e in risposta ad una visitatrice, ha detto che Sulmona può seguire i suoi percorsi per valorizzare le sue risorse culturali senza mettersi in concorrenza con L’Aquila: in concreto si parlava proprio della indulgenza che spetterebbe a chi visiti l’affresco sul portale di Santa Maria di Roncisvalle e della concorrenza che si potrebbe stabilire tra questo dato storico e quello della Perdonanza aquilana. Bencivegna ha sottolineato che con i fondi dell’UNESCO per il patrimonio immateriale riconosciuto al Tratturo, si può ampliare l’intervento restaurativo della chiesa, tuttora gravemente lesionata in corrispondenza dell’altare.

 Certamente Sulmona ha le sue risorse, ma fino a quando non si farà chiarezza sul fatto che l’indulgenza di Paolo III è successiva alla decisione di Bonifacio VIII di revocare (o annullare?) tutte le indulgenze emanate per proclamare l’Anno Santo ogni cento anni, seguiterà a verificarsi l’assurdo che a L’Aquila si celebri una “Perdonanza” (pessimo termine, che dovrebbe indicare la sintesi tra Perdono e Fratellanza, come Sanbitter indica il San Pellegrino bitter) che assorbe tutte le liquidità a disposizione da parte di una decina di enti, anche pubblici a suon di milioni di euro per farne celebrazioni che non hanno nulla a che fare con la religiosità. Se c’è un luogo che lungo l’iter del Tratturo, anche in epoca pre-sveva, costituiva un importante riferimento tanto da essere munito di un ospedale e da richiamare l’attenzione di un papa per la istituzione di un indulgenza, l’amministrazione prossima ventura non dovrà lasciare nulla di intentato perché confluiscano i giusti finanziamenti dell’UNESCO. Se la Storia ha un suo valore.

Nè più, nè meno di quello che va detto per l’indulgenza di Paolo V all’ingresso della Trinità.

Il soffitto completamente restaurato
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