FIORE VERO E FIORE DI SETA: LA DIFFERENZA NON SI POTRA’ MAI COLMARE

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MESSAGGIO SULL’AMORE VERO IN UN MATRIMONIO ALL’ANNUNZIATA

1 GIUGNO 2014 – Tra un fiore vero ed uno di seta non c’è molta differenza, a vederli. Quello che li distingue è il profumo, cioè l’essenza della vita che l’uno porta e l’altro non. “Ma perchè quello vero sia arrivato fino a voi, con questi petali e questo profumo, è stata necessaria una lunga cura, di tante persone, che non lo hanno lasciato seccare, che hanno rinforzato la pianta sulla quale cresceva. Quello falso potrà essere riutilizzato domani o fra un anno”. Così, porgendo i due fiori alla sposa, accanto alla balaustrata dell’altare, Don Gilberto non ha avuto dubbi sulla scelta che avrebbe fatto lei tra quel fiore che durava da tanto tempo e per tanto tempo sarebbe durato e quel fiore che forse non sarebbe arrivato al giorno successivo, che forse già oggi appartiene alle cose di un tempo. “Sta tutto in questo il significato di una vita che merita di essere vissuta per quello che si riesce a dare affinchè il frutto delle nostre cure sia attraente e sia vero”.

Fuor di metafora, Don Gilberto ha voluto dire a Maurizia Di Massa e a Andrea Liberatore che la famiglia richiede mille cure, non un attimo di distrazione, di stanchezza: nessuno dei due, per se stessi e per i loro figli, si può adagiare sulla comoda alternativa del fiore da prendere in ogni momento e da riporre in un armadio per altro tempo ancora. Il matrimonio non è una firma sull’altare, perchè se a questo fosse ridotto, come il fiore finto non appassirebbe, ma non darebbe alcun senso alla vita comune.

Ha preso lo spunto, Don Gilberto, da una chiesa dell’Annunziata arricchita di tanti fiori bellissimi, per un matrimonio tra l’Alto Sangro e la Valle Peligna, di due avvocati, ai quali ha letto gli articoli del codice civile sui doveri verso se stessi e la famiglia. Ma dopo il messaggio perentorio sulle cure, sui profumi e sulla essenza delle cose vere, la lettura dei codici prevista dal rito è apparsa una lezioncina, al confronto. Così dovrebbero andare tutti i matrimoni, al di là dei richiami alla indissolubilità sacramentale e alla ricerca dell’etimo di “coniuge” (colui che porta il giogo insieme, cioè la strada per farlo apparire insopportabile). Tutto quello che richiede passione (e impegno, quando la passione “si china come l’acero per riscaldarsi e poi dormire” come dice Angelo Branduardi) dà i risultati più fascinosi: e questo è il profumo delle cose che durano il tempo della vita di un uomo e di una donna.