Franco Iezzi accusato di abuso

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INVECE DI INDAGARLO PER ILLECITA PROGETTAZIONE DI CASTELLI IN ARIA, LA PROCURA LO MARCA PER UN PICCOLO FABBRICATO

20 MAGGIO 2015 – Narra il sempre bene informato Claudio Lattanzio sul “Centro” che Franco Iezzi è indagato dalla Procura della Repubblica di Sulmona,

insieme al direttore del Parco Nazionale della Majella Oremo Di Nino, per abuso d’ufficio, perché entrambi avrebbero favorito  l’ex vice-sindaco di Caramico, Antonio De Vita, sul rilascio di una sanatoria per interventi edilizi realizzati in un’area sottoposta a vincolo. L’inchiesta sarebbe conseguita alla più grande indagine, focalizzata sull’attuale assessore regionale all’ambiente, Mario Mazzocca, accusato di concorso in abuso di ufficio in relazione all’approvazione del piano regolatore generale di Caramanico (Mazzocca è stato sindaco della località termale per dieci anni).

“Ho fiducia nella magistratura e tutto sarà chiarito” dichiarerà oggi o domani Franco Iezzi, come fanno tutti gli indagati amministratori pubblici, invece di sentire il dovere di sospendersi come si fa nei Paesi scandinavi (che proprio per questo sono… scandinavi). Ma questa volta forse non bisogna dargli torto. Si tratta, ammesso e non concesso che le accuse si riveleranno fondate, di un modesto aggiustamento di una casa, ampliata nella volumetria e nella sagoma. A tutto concedere, si tratterebbe della riformulazione di spazi interni: finestre che diventano porte  e una canna fumaria che si vede oggi, ma che non sarebbe stata nel progetto. Insomma, quisquilie, che possono sempre costituire la classica buccia dell’ancor più classica banana; ma quisquilie rimangono, conveniamone.

La Procura questa volta sbaglia e deve riformulare il capo di imputazione. Deve contestare a Franco Iezzi il reato di illecita costruzione di castelli in aria per tutti i Sulmonesi: dal Parco fluviale (che è stato il trampolino di lancio per diventare presidente di un parco nazionale e che in un paese scandinavo lo avrebbe portato sul banco degli imputati per abuso della credulità popolare); ai sistemi di sicurezza al museo, con la realizzazione di una porta che pare adesso sia proprio scomparsa, nel senso che era talmente avveniristica che stiamo ancora aspettando di sapere a cosa serva; al parco spirituale celestiniano, alla “Siberiana d’Abruzzo”, che dopo un paio di viaggi si sarà persa nella neve.

Abusi edilizi seri sono stati quelli della progettazione di un altro castello in aria con un polo creditizio qualche mese prima del commissariamento della Banca Agricola della quale era la mente pensante (pensa un po’…) e il cuore pulsante (come pulsava lui non ha pulsato più nessuno perché la BAIS è andata dritta a Lanciano, dove si è estinta nella Bper). Avrebbero dovuto indagarlo per essere stato l’artefice della strategia della tensione (ci mise dieci anni, da direttore del Nucleo industriale, a far alzare i tralicci dell’alta tensione vicino a Villa Sardi, all’imbocco della variante a quattro corsie all’area del nucleo). E invece risponderà, se risponderà, di una pratica per una modestissima volumetria in più. Siamo convinti che da questo fatto di Caramanico uscirà indenne; è dal resto che ha ricevuto già una condanna e dovrebbe trarne le conseguenze.

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