OVIDIO SPACCA L’AMERICA

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SCANDALO PER LA LETTURA DI EPISODI VIOLENTI MA IL SULMONESE AVEVA ALTRO ANIMO

20 MAGGIO 2015 – Una studentessa della Columbia University ha fatto sorgere il caso-Ovidio in America.

Dopo la lettura di alcuni episodi delle “Metamorfosi”, con la descrizione del ratto di Proserpina e dell’agguato teso da Apollo a Dafne, ha subìto il ricordo di una violenza della quale era rimasta vittima. Ha rappresentato questo suo disagio al professore, che invece aveva sottolineato la bellezza delle descrizioni ovidiane; ma non ha avuto conforto, né tanto meno comprensione. Lo “scandalo” si è diffuso dalla Costa Est a tutti gli States ed è rimbalzato in Italia (nella immagine del titolo: Perseo libera Andromeda, Cavalier d’Arpino (Giuseppe Cesari), olio su tela, 53×40 cm., XVII sec., Bologna, Palazzo Pepoli).

Come al solito, alla base dell’equivoco sta l’ignoranza. Ovidio non è l’apologeta delle violenze sessuali. Ovidio è uomo che ha quasi divinizzato le donne e che l’unica volta che ne ha schiaffeggiato una se ne è pentito al punto da scrivere di vergognarsi senza possibilità di scusanti (v. “Una donna schiaffeggiata fa sentire Ovidio piccolo piccolo” nella sezione OVIDIO di questo sito). Sono incantevoli i versi nei quali si dispera, ancora più mortificato del fatto che la donna colpita non fa una tragedia di quella offesa, morale prima che fisica; e dimostra tutta la sua superiorità sul violento. Certo, per conoscere il vero Ovidio, quello che resta sgomento della sua stessa violenza; oppure quello che afferma che i suoi versi sui giochi erotici erano a loro volta un gioco e certamente non rispondevano alla sua condotta di vita (come fa quando scrive dal Ponto della sua relegazione), bisogna leggerlo. E si scoprirebbe che se viene descritto un Apollo violento non per questo si esalta la violenza. E per conoscere il sottile indagatore dell’anima femminile, l’innamorato della psiche della donna, bisogna ancora leggerlo (v. “Il gioco e l’anima nella ricerca della donna” ancora nella sezione OVIDIO di questo sito). Forse se il professore della Columby avesse detto alla studentessa che le Metamorfosi sono una rappresentazione imponente della tradizione e purtroppo del mondo reale, ma lo spirito di Ovidio era altro ed era di squisita sensibilità; se il professore avesse letto, per contrappunto, anche quel passo del Sulmonese, la fanciulla avrebbe capito meglio anche i Romani e la loro letteratura. Veramente, se la studentessa avesse studiato di più, avrebbe potuto trovare da sola tanti significati della poesia di Ovidio che portano a condannare la violenza cieca e anche quella di lungo disegno, quella, cioè, volta a condizionare la libertà delle creature dell’universo, come le ninfe che riscuotono sempre la solidarietà del Vate.

Invece c’è da giurare che adesso il dibattito si sposterà sul “politicamente corretto” e si arriverà, come nell’epoca più bigotta, a coprire le pudende delle statue, perché anche quelle possono ricordare violenze sessuali. Poi si passerà anche ad esaminare quello che Ovidio avrebbe dovuto scrivere se fosse stato conforme agli attuali canoni di ipocrisia; e assisteremo alle lezioni di letteratura latina scritta con le involuzioni psicologiche del terzo millennio, con risultati illeggibili. Intanto la gente continuerà a correre al cinema a vedere le saghe di violenze sessuali scandinave e spoglierà gli scaffali delle librerie per tutte le sfumature di grigio. Eppure basterebbe porre un freno alle interpretazioni ignoranti di un Ovidio “laudator” dell’erotismo fine a se stesso, come si fa soprattutto nella sua città in occasione di allestimenti dozzinali. Possiamo dimenticare che di Ovidio si ciancia ancora come se fosse il mezzano degli amori facili e che solo su queste manifestazioni, per adesso, convergono i finanziamenti della Camera di Commercio e forse pure degli industriali?