Giunge al capolinea la finta Casa dello Studente dell’Aquila

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EMESSA LA SENTENZA MA E’ UNA CITTA’ INTERA A RESTARE SUL BANCO DEGLI IMPUTATI 

17 FEBBRAIO 2013 – Ha ripercorso tutto il lungo tragitto della costruzione, della trasformazione e del crollo della Casa dello Studente il pubblico ministero Fabio Picuti nelle sue conclusioni nel giudizio abbreviato e nella udienza preliminare per la tragedia che costò la vita a otto studenti nella notte del 6 aprile.

Si è richiamato a tutta la ponderosa perizia scritta dalla prof.ssa Gabriella Mulas del Politecnico di Milano e della quale ha citato molti passi fondamentali, come la drammatica convinzione che se fosse stato esaminato attentamente il progetto iniziale, quello della costruzione del “Palazzo Angelini” (poi trasformato in Casa dello Studente), si sarebbe potuto con facilità riscontrare quali gravi carenze conteneva e come quel palazzo fosse fragile, progettato talmente male che se il calcestruzzo usato non fosse stato della pessima qualità della quale si componeva, il fabbricato sarebbe crollato ugualmente.

 Picuti ha sottolineato come quello stabile fosse del tutto inadeguato all’uso che caparbiamente fu inseguito per 21 anni, cioè dal 5 luglio 1979, quando l’Opera universitaria deliberò di usarla come casa per lo studente, fino al 2000, quando furono completati gli ultimi interventi. Ha anche messo in evidenza come i quattro piani (che stavano sopra i due seminterrati e il piano terra) contenessero dodici appartamenti in tutto: case borghesi con ampio salone, tre stanze ed un solo bagno. Tutto questo doveva essere adattato alle esigenze di 144 studenti, ma alle carenze progettuali del 1964 si aggiunsero gli errori compiuti dai tecnici che quella trasformazione progettarono e realizzarono. Picuti ha descritto quella che sembra proprio una sedimentazione di ambiziose pretese per destinare un fabbricato di civile abitazione a struttura per ospitalità di studenti. Ha individuato quattro tecnici per i quali ha chiesto la pena di quattro anni di reclusione ed ha chiesto assoluzione per gli altri imputati.

Lo stupore di un Ministro dell’Istruzione

Nel 1975 il sen. Salvatore Valitutti, al Fleming Hotel di Roma, prima di diventare Ministro della Pubblica Istruzione, si intrattenne per due giorni con una cinquantina di studenti venuti da tutto il Distretto del Rotaract (associazione giovanile del Rotary) per parlare di Università. Disse che le facoltà universitarie non potevano essere distribuite come delle industrie per rispondere alle esigenze della occupazione o per compensare quello che talune città non avevano ottenuto in altri settori del decentramento della pubblica amministrazione: “Questo modo di operare le scelte universitarie – disse – porterebbe a squalificare il prestigio e la stessa utilità degli istituti universitari, anche perchè una università è fatta di infrastrutture, di ricettività, per impedire che gli studenti debbano sottostare a leggi di mercato e pagare somme spropositate per studiare”. Ed era un liberale, non un rappresentante del proletariato.

In quello stesso convegno emerse che città come L’Aquila, già dotata di facoltà universitarie in numero considerevole, non avevano una casa per lo studente o istituto che, chiamato come lo si voleva chiamare, potesse rispondere alle esigenze di soggiorno duraturo degli studenti. Valitutti stentava a credere ad una informazione del genere: tra l’altro, era Rettore della Università per gli Stranieri di Perugia e, quindi, di studenti e di ospitalità per gli studenti non stava proprio a digiuno.

La pretesa di risolvere con la bacchetta magica

Ma questa era la realtà dell’Università dell’Aquila. Di lì a quattro anni, nel 1979, una bacchetta magica ha trasformato un palazzo fatto per metà di depositi e magazzini e per l’altra metà di appartamenti privati, in una Casa per lo Studente, forse per evitare che il sen. Valitutti, nel frattempo diventato Ministro della Pubblica Istruzione, andasse a verificare quella notizia appresa per caso in un convegno e chiudesse immediatamente una università che non ospitava neanche uno studente se non negli appartamenti del centro storico, per buona parte vecchi e muffosi e a prezzi sconsiderati. Talvolta le bacchette magiche non funzionano e l’ostinazione, con la quale una città non più all’altezza di guidare una regione pretende di conservare a sé tutti gli uffici e le strutture di grande città, può portare alla distruzione di risorse pubbliche e private. Questo  negli ultimi decenni sta facendo L’Aquila, soprattutto nella attuale fase di ricostruzione, con la pretesa di ricostruire gli uffici regionali così com’erano e dove erano, in una zona sismica di eccezionale attività, nei secoli e negli anni passati.

Facendo affidamento sempre su una bacchetta magica.

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