I RISCHI DELLA RICOSTRUZIONE DOPO IL TERREMOTO

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Quando i tecnici dicono “No”

La rivista “Leonardo”, periodico dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia dell’Aquila, ha svolto le “Prime riflessioni sull’esperienza del terremoto in Abruzzo” nel numero del luglio 2009. Una, in particolare, può aiutare a capire quello che è successo :

L'ingresso della corte d'Appello provvisoria a l'Aquila, a poche centinaia di metri dall'epicentro del terremotodel 6 aprile. Questa è l'area del parcheggio per gli avvocati e per i cittadini.“L’analisi delle registrazioni della scossa principale, rilevata dalle 4 stazioni RAN più vicine all’epicentro, mostra un valore massimo dell’accelerazione di picco al suolo (PGA), in direzione orizzontale, pari a 0.53g (ossia pari al 63% dell’accelerazione di gravità g)” . Per parte sua, in una lettera pubblicata da “Il Centro” il 27 gennaio scorso, il prof. Patrizio Signanini, Ordinario di geologia applicata presso l’Università di Chiati, ha affermato che “sui media continua ad apparire il concetto che poiché il terremoto era piccolo, cioè di magnitudo 5,8 (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) è colpa del costruttore, della cattiva risposta delle strutture al sisma e non delle amplificazioni locali dovute al sistema terreno”. Il docente, poi, illustra una serie di dati e si richiama ad un corso di professionalizzazione per la microzonazione sismica dell’area aquilana e ad un articolo dell’ing. Sanò (per anni responsabile dell’Enea per il rischio sismico legato agli impianti nucleari e attualmente consulente della Protezione civile) per concludere che “se nel terremoto del 6 aprile il livello di accelerazione del terreno fosse stato quello di normativa, cioè quello per cui sono stati costruiti gli edifici (in grado di resistere ad accelerazioni di 0,25-0,3 g), il numero delle vittime sarebbe stato al massimo una decina di morti” e che “nella nostra situazione in cui le accelerazioni in gioco sono state di due o tre volte tanto quelli di normativa i primi colpevoli del disastro aquilano sono da ricercarsi altrove” rispetto a costruttori e progettisti.”

Trovano conferma, dunque, le intuizioni che abbiamo esternato (da non conoscitori professionali della materia) quando ci siamo interrogati, nel primo numero di questo giornale e sotto il titolo “Zone sismiche a gogò”, su come vengano designate le aree aventi caratteristiche sismiche omogenee e, soprattutto, su come vengano classificate ai fini del rischio sismico. Una città che denota una accelerazione di 0,63 g può ospitare edifici che siano sede di uffici pubblici regionali ? Evidentemente sì, se si rispettano le norme per quel tipo di accelerazione e che non sono le norme per la categoria 2, nella quale è compresa L’Aquila. Se non si considerano quelle anomale accelerazioni, la responsabilità dei disastri non è di chi non elabora le giuste classificazioni ?