PESANTI DISFUNZIONI PER LE SCELTE OSTINATE

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Giustizia nel pantano

Per il futuro si pensa di tornare nel Palazzo di via XX Settembre

Ci vuole una buona dose di ottimismo a collocare un ufficio pubblico come la Corte d’Appello a poche centinaia di metri da Onna e all’indomani del sisma che ha avuto epicentro proprio lì.Eppure questo è accaduto nelle settimane successive al 6 aprile, quando il monumentale palazzo di giustizia dell’Aquila è slittato sul terreno franante della zona di Via XX Settembre e si sono abbattute su armadi e fascicoli alcune pareti prima sganciate ai pilastri o addirittura la volta dell’aula magna è precipitata sul pavimento; del resto, in linea d’aria, quel palazzo sta a un tiro di scoppio dalla Casa dello studente o dall’Hotel Duca degli Abruzzi o dal palazzetto dell’Anas. E in effetti, se della vecchia Corte d’Appello si descrivono scene paradossali di personale amministrativo e giudici che, dopo essere saliti nei corridoi in un certo giorno per recuperare i fascicoli delle cause, qualche giorno dopo non hanno trovato neanche più le scale, che le scosse di assestamento avevano cancellato, non migliore è stata la situazione negli uffici di Bazzano, dove più di una volta si sono verificate scene di panico per le scosse, tanto che, finanche nel corso delle udienze, le aule sono state abbandonate. E grazie, verrebbe da dire, se gli uffici vengono collocati sull’epicentro del terremoto…Ma tant’è: durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, lo scorso 30 gennaio, la difficile situazione attuale per la ripresa del servizio giudiziario dopo il terremoto non è emersa del tutto. Sotto il profilo della funzionalità degli uffici non si può contestare che le udienze si sono tenute in aule che sono poco più grandi di un salotto di una casa normale, senza anticamera, quindi a tu per tu con la neve, oppure in stanze circa dieci metri quadrati, come è stato per il Tribunale del Riesame, tanto per parlare sempre di uffici aventi giurisdizione su tutto il territorio regionale e nei quali sono costretti a recarsi gli avvocati e gli imputati da tutta la regione. Sotto il profilo della ripresa della attività giudiziaria, basta solo osservare che.Si dirà del sacrificio dei cancellieri, giudici e avvocati che hanno dovuto lavorare in ambiti angusti e in condizioni obiettivamente intollerabili. Ma da cosa è dipeso? Certamente dalla scelta di non spostare neanche per un anno la Corte d’Appello, né a Pescara, dove c’è vuoto un piano intero del Palazzo di giustizia più grande d’Italia (dopo quello di Torino), nè a Sulmona, dove c’è una Abbazia celestiniana con oltre 15.000 metri quadrati coperti, per intero di proprietà del Ministero della Giustizia e appena restaurata e consolidata, oppure in qualunque altro posto che non stesse a qualche centinaia di metri dall’epicentro del sisma. In un contesto nel quale alcuni tra gli stessi aquilani hanno preferito spostarsi sulla costa adriatica per vivere e nel quale quasi tutti i giudici e comunque la maggior parte degli avvocati vengono dal resto d’Abruzzo (perché stiamo parlando di una Corte d’Appello e non di un tribunale o di un ufficio del giudice di pace) si può considerare, ai fini della funzionalità del servizio-giustizia, solo l’imperativo di conservare tutto all’Aquila ? Tra l’altro, ad essere precisi, pare che un residente all’Aquila impiegasse a raggiungere il “nuovo” palazzo di giustizia, a causa del traffico dovuto ai cantieri della ricostruzione a Bazzano, più di quanto impiegasse qualcuno che veniva da Avezzano o da Sulmona: quindi, in realtà, quella collocazione non era neanche funzionale alla rinascita dell’Aquila.Ma per il futuro le intenzioni sono peggiori: infatti, con fierezza dai vertici del Ministero di Giustizia si è annunciato che sono state stanziate le prime decine di milioni di euro per ricostruire il palazzo di giustizia dov’era. Ma come, vien fatto di chiedersi, proprio sulla faglia che ha spinto interi palazzi e che ha trascinato uomini e cose, soprattutto inconsapevoli studenti e più consapevoli residenti dell’Aquila ? Sì, proprio là: un nuovo, grande palazzo di giustizia, dove dovranno confluire, volenti o nolenti, tutti i giudici e gli avvocati che dall’Abruzzo intero debbono svolgere i processi in Corte d’Appello. Non è bastato rendersi conto che, se il sisma fosse partito sei ore più tardi, il palazzo sarebbe crollato su imputati, parti, giudici, avvocati, cancellieri.L’uovo di Colombo è stato trovato e consiste tutto nella eliminazione del piano più alto del palazzo, con la costruzione di un altro palazzetto vicino alla stazione ferroviaria. Ma come, viene da ripetere, in una città nella quale si è verificata una accelerazione di 0,63 g (cioè due volte e mezzo quella prevista per la categoria sismica 2 approvata con la legge del 1962 e nella quale è ancora inclusa L’Aquila) si riapre un mastodonte di due piani scivolato già per la spinta di un terreno che replica sempre la sua condotta in presenza di certe sollecitazioni ? A noi pare che certe decisioni vengano prese da persone che nei prossimi decenni non staranno più a L’Aquila o che avranno completato la propria carriera politica.Sarebbe un affare degli aquilani, se non investisse uffici e vite degli abruzzesi tutti. Intanto la foto propone la situazione del parcheggio davanti alla Corte d’Appello la mattina del 6 febbraio scorso e, c’è da ritenere, anche di oggi: fango, sul quale dovrebbero lasciare le auto quelli (cioè quasi tutti) che non hanno accesso al piazzale lastricato. Sulla sinistra, una pozzanghera lunga una decina di metri e larga cinque o sei. Nei giorni d’udienza lì parcheggiano in tanti, anzi si tratta di posti ambiti. Indubbiamente una giustizia al servizio del cittadino.