Il Prefetto taglia la cresta a Cialente

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ULTIMATUM PRIMA DELLA RIMOZIONE: RIMETTA IL TRICOLORE SUL BALCONE

9 MAGGIO 2013 – Il Prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, ha preso atto della rimozione della bandiera tricolore dal palazzo di città e ha diffidato il sindaco Cialente a ricollocarla immediatamente.

Se il primo cittadino non provvederà, sarà rimosso: ha violato le disposizioni del decreto legislativo 267 e del decreto del Presidente della Repubblica 121 del 2000. Come riportiamo in “A L’Aquila si introduce la tariffa del tricolore” nella sezione ATTUALITA’ di questo sito, Cialente ha rimosso la bandiera per protesta contro i ritardi nella destinazione dei fondi per la ricostruzione.

E’ arrivato un po’ in ritardo, ma è arrivato il provvedimento del Prefetto per una condotta del sindaco che avrebbe dovuto essere sanzionata dieci minuti dopo il fatto. Abbiamo la sensazione che agli aquilani sia stato consentito tutto fin qui: per esempio, come dimostrano alcune telefonate inutilmente richieste nelle loro trascrizioni dall’ avv. Teresa Nannarone (allora assessore provinciale) alla Procura della Repubblica di Sulmona, c’erano precise disposizioni (a livelli governativi) per non comprendere nel cratere il territorio di Sulmona e ridurre, così, proporzionalmente, gli aiuti di Stato per i danni del sisma a L’Aquila. Di fronte a questo, Sulmona avrebbe avuto il diritto non di rimuovere le bandiere (non lo ha fatto neanche nella insurrezione del 1957) perchè i sulmonesi hanno un altro approccio con il concetto di Patria, ma certamente di alzare la voce.

Ora Cialente deve capire che la scena può rubarla fino a un certo punto e soprattutto i suoi concittadini debbono realizzare di non essere gli unici terremotati; debbono comprendere che un palazzo di giustizia che contiene una Corte d’Appello non può essere ricostruito per ostinazione sulla stessa identica terra che lo ha fatto crollare, perchè lì andranno a fare udienze tutti gli abruzzesi e non solo gli aquilani (questo vale, ovviamente, per tutti gli istituti regionali, che interessano tutti gli abruzzesi); debbono riconoscere che prima di ricevere cento o duecento miliardi di euro prelevati dalle tasse di tutti gli Italiani debbono presentare un progetto su come intendono ricostruire la loro città, con quali scelte urbanistiche. E, per adesso, debbono sentirsi Italiani, senza farsi venire idee strane sulla bandiera.