IL TRIBUNALE DI SULMONA FINISCE TRA I BERSAGLI DI GRILLO

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I GIUGNO 2012 – Beppe Grillo dice la sua sulla riduzione dei tribunali. Ed è da premettere che non svolge la solita critica dei tromboni dell’efficientismo alla conservazione dei cosiddetti tribunali minori, posto che si interroga su quanto effettivamente i tagli in questo settore consentono di risparmiare e, comunque, giudica la eliminazione di un tribunale “un fatto insensato in un Paese che ha bisogno di velocizzare la macchina della Giustizia”.

Peraltro, per sottolineare il paradosso della soppressione del tribunale di Lamezia Terme, zona lacerata da infiltrazioni malavitose, pone quell’ufficio a confronto con Sulmona, Montepulciano, Ivrea. Ovvia la conclusione e l’indignazione: invece di eliminare questi tribunali in zone tranquille, si elimina quello di Lamezia Terme.

In realtà, come è noto, l’operazione dei “tagli”, prevista per settembre, riguarderà tanto Lamezia Terme che Sulmona, che Montepulciano, Avezzano, Lanciano, Vasto e forse altri quaranta tribunali.

Intanto è l’unico a parlare dei tagli alla Giustizia

Grillo è l’unico ad interessarsi di questo problema tra quelli che fanno politica a livello nazionale: perchè di certo vuol dire fare politica raccogliere centinaia di migliaia di firme per  proposte di legge di iniziativa popolare e di certo vuol dire fare politica andare a stanare quelli che gestiscono con clientele e corruttele gli enti pubblici o le banche. Gli altri, tanto il Pdl che il Pd, ma anche Idv, UDC, insomma tutti, hanno già firmato la condanna a morte del tribunale di Sulmona con la legge delega approvata sotto il Governo Berlusconi. E continuano a chiedere ed ottenere voti: a Sulmona, per esempio, ma anche in tutte le altre città che non avranno più il loro tribunale.

Chi intende difendere il tribunale di Sulmona deve a questo punto prendere atto che quanto è stato fatto, anche dai parlamentari designati (e sostanzialmente non eletti), non è servito a far capire alla pubblica opinione (verso la quale, invece, Grillo ha antenne molto sensibili) che il problema non è quello di conservare il tribunale a Sulmona, Montepulciano, etc, ma è quello di conservarlo in tutti i capoluoghi di provincia che hanno meno carico giudiziario di città non capoluogo; oppure di conservare un tribunale a Chieti, cioè a quindici chilometri da Pescara; oppure una Corte d’Appello all’Aquila, dove non c’è sostanzialmente stazione ferroviaria, aeroporto, connessione di due autostrade: infrastrutture che stanno a Pescara, dove dovrebbe andare una corte d’appello dell’Abruzzo, a prescindere dal terremoto.

I paradossi di uffici inutili

Insomma la revisione della geografia giudiziaria viene fatta con gli stessi metodi ridicoli che Grillo riesce meglio degli altri a smascherare; tuttavia il messaggio che gli Italiani percepiscono è ancora legato alla identificazione dei tribunali con i capoluoghi di provincia e delle Corti d’Appello con i capoluoghi di regione, quando le dinamiche sono diverse e la Giustizia segue altre direttive rispetto alle circoscrizioni amministrative del Settecento.

Ma intanto, almeno, Grillo parla di questa soppressione e denuncia le sue assurdità, a pochi mesi dalla pratica attuazione. Gli altri hanno già firmato e qualcuno pensa di campare di rendita per aver chiesto lo slittamento di due o tre anni per le province terremotate (solo perchè all’Aquila non ci sarebbe posto per ospitare i tribunali di Avezzano e Sulmona).

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