In caso di emergenza tenersi lontano dalla “macchina dei soccorsi”

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VADEMECUM PER SOPRAVVIVERE DOPO GLI ESEMPI DI RIGOPIANO E DEL MORRONE

Solo la neve e la pioggia preservano il Morrone dagli incendi

28 NOVEMBRE 2017 – Le intercettazioni che vengono alla luce, sui giornali e nei siti web, nelle ore immediatamente precedenti e successive la tragedia di Rigopiano, tracciano un quadro desolante della “macchina dei soccorsi” (come spesso viene definita con ammirazione dai cronisti che descrivono queste tragedie): pare che persone legate a politici di livello regionale abbiano insistito per far intervenire i mezzi Anas a ripulire una strada invece di un’altra; pare che qualcuno se la sia spassata abbinando l’ipotesi di recarsi in un complesso che comprendeva una “SpA” alla prospettiva di farsi un bagno; sembra, ancora, che le risate che connotarono in modo indegno una telefonata subito dopo il terremoto dell’Aquila si siano replicate nelle conversazioni tra questa gentaglia che dovrebbe articolare un quadro di intervento mente sono in pericolo le vite di decine di dispersi.

Qualcosa nei soccorsi a livello nazionale non funziona, se anche l’incendio del Morrone, la scorsa estate, è stato spento solo dalla… pioggia, con l’evidente inutilità di tutte le manovre architettate da questa “macchina”; in Val Peligna, poi, si è verificata la curiosa vicenda di un Prefetto, quello dell’Aquila, che, invece di stare a Sulmona, capoluogo del comprensorio e, tra l’altro, interessata alla maggior molte dell’incendio, se ne va a partecipare ad una riunione a… Prezza precipitandosi dopo meno di un’ora dallo sprigionarsi delle prime fiamme.

Una immagine dell’incendio della scorsa estate

Qualcosa in questa “macchina” non funziona e sinceramente, dal punto di vista civico, abbiamo il dovere di lamentarci; ma abbiamo anche il diritto di chiedere che tutto venga rivisto e ristrutturato, cominciando con il cambiare gli uomini nei posti di comando, perché l’ipotesi di doverci gestire una qualsiasi emergenza stando in mano a questo campionario ci preoccupa, per una questione di istinto di sopravvivenza e di sana, animalesca percezione del pericolo.