LA BCC CONTINUI CON LA SUA AUTONOMIA DAI PARTITI

312

22 APRILE 2012 – Il rinnovo di cariche nella Banca di Credito Cooperativo si va contornando di un interesse forse eccessivo rispetto alla reale posta in gioco. Qualcuno ritiene che possa essere condizionato dalla concomitanza delle elezioni amministrative di Pratola Peligna: e già in questo si commette un primo errore, posto che la compagine sociale della BCC, sia quando era composta di meno di duecento elettori, sia negli ultimi anni, quando è arrivata a quota 1600 circa, non ha  mai vissuto in osmosi con le espressioni politiche pratolane e men che meno con le correnti di partito. Tra l’altro, fino a dieci anni fa al Comune regnava ampia instabilità, mentre alla BCC il ricambio del consiglio di amministrazione era fin troppo scontato ed ha continuato ad esserlo.

Il panorama, invece, si fa interessante in vista del rinnovo della carica principale, quella di Presidente del Consiglio di amministrazione, in calendario tra un anno esatto; e per due ordini di motivi. Prima di tutto, insieme al direttore generale, il presidente è quello che fa la politica creditizia della banca, in una realtà nella quale valgono i rapporti personali. In secondo luogo, perchè la figura che contribuisce a conferire più stabilità alla Banca e, quindi, a rassicurare soci e clienti in ordine alla tenuta dell’istituto, è ancora il presidente: non per niente alla BCC si sono avvicendate due stagioni molto lunghe, cioè quella dell’avv. Guido Colaiacovo per 35 anni e quella, finora di 20 anni, del prof. Domenico Ciaglia. Qualora questi dovesse decidere di non riproporsi alla carica, si aprirebbe uno scenario molto esteso. Ed è forse proprio l’interrogativo che rende più partecipata la “campagna elettorale” di questi giorni, fatta di visite e contatti “all’americana”, viso a viso, come non se ne erano mai registrati prima in qualità ed intensità: una specie di conquista della base elettorale per la scelta dell’anno prossimo.

 E’ certo, comunque, che, data la grande estensione della base sociale, non sarà possibile, in meno di un anno, costituire un “sindacato” che porti alla scelta compatta sul presidente, che dovrebbe, peraltro, venire da una lunga esperienza all’interno della banca e da una lunga conoscenza di persone e meccanismi, perchè alla Cassa Rurale ed Artigiana (poi trasformata in BCC) non è servita mai solo una persona rappresentativa, ma anche un attento tutore degli equilibri e delle aspettative, tanto all’interno per le rivendicazioni del personale che all’esterno per le richieste di interventi finanziari nell’economia di Pratola, di Raiano e di Sulmona.

Di certo la condizione minima per chi si dovesse candidare è, tanto per riprendere lo spunto iniziale e le connessioni con la politica, quella di essere liberi dai partiti, perchè un istituto di credito che scegliesse il proprio presidente in base alla appartenenza politica si limiterebbe di molto e non avrebbe l’autorevolezza che, almeno nel suo ambito di operatività, la Cassa Rurale e poi la BCC hanno sempre avuto. Ora gli arrembaggi dei partiti sono da mettere in conto; ma ci sono spazi e persone per scegliere in modo diverso.

Sulla storia recente della BCC  e sugli approcci con la Banca Agricola e Industriale  di Sulmona si veda: “Perchè non si fusero trenta anni fa – Le vite parallele di Banca Agricola e Cassa Rurale” in questo sito