I PARTITI CHE VOLEVANO DARE ALTRI DUE ANNI DI AGONIA AL TRIBUNALE VANNO ESCLUSI DALLA AMMINISTRAZIONE DELLA CITTA’ – OCCORRE DARE BATTAGLIA PER UNA RIFORMA EFFETTIVA DELLA GEOGRAFIA GIUDIZIARIA
I AGOSTO 2021 – La variabile imprevedibile di un “governo della solidarietà nazionale in vista dei soldi dell’Europa” ha trovato senza difese i partiti abruzzesi, che nelle prossime elezioni non potranno più contare sulla proroga, l’ennesima tra quelle proposte dopo la soppressione (voluta da quasi tutti i partiti che adesso la rinviano). Draghi e Cartabia non hanno alcun interesse per i voti; sono stati già designati prima che un solo italiano abbia espresso una preferenza a loro favore; e andranno a ricoprire una poltrona planetaria il primo e la presidenza della Repubblica l’altra (con qualche incrinatura dopo la figura da peracottara sulla durata dei processi per mafia).
Almeno sotto questo profilo, è da prendere con favore la fine delle operazioni da saltimbanco che si sono succedute al capezzale dei tribunali soppressi da: Berlusconi e accoliti vari (compresi i residuati di Alleanza nazionale), PD, PSI, Lega, cespugli vari. Ora dovranno inventare altre frottole per turlupinare gli elettori.
Quanto agli elettori, appunto, subiranno il fascino delle molte “battaglia più aspre” che vengono preannunciate. Sono dimostrazioni di piazza che vanno via via perdendo di incisività e di partecipazione; oppure sono gli scioperi degli avvocati, che fanno solo il gioco dei magistrati subissati di cause e lieti di rinviare ogni volta che i processi non si celebrano; oppure sono i digiuni, sui quali addirittura, di questi tempi, si abbatte l’ironia per le diete cui sopperiscono. Insomma, c’è il rischio che tutto sia fuorviante. Sulmona ha in questo ambito una grande occasione e, al tempo stesso, una responsabilità perchè a ottobre si voterà per il Comune: costituire un piccolo polo alternativo a quelli che si sono formati finora. Dovrà essere composto da tutte liste che non hanno mai avuto colpe votando la legge che nel 2011 soppresse i tribunali. Dovranno essere attentamente evitati inciuci con chi quella legge la votò e che in dieci anni non l’ha modificata per evitare che si ricorresse alla astute proroghe biennali. C’è ancora tempo per allestire anche solo un lista che metta al primo posto una battaglia, non già per una proroga, ma per una vera riforma della geografia giudiziaria, incominciando dall’Abruzzo, dove va soppresso il tribunale di Chieti, collocato a soli dieci minuti di macchina da quello di Pescara; per spostare la sede della Corte d’Appello dall’Aquila a Pescara, per verificare poi se il tribunale dell’Aquila viva di luce propria o rimanga solo perché è sede della circoscrizione erariale, cioè di tutte le cause che in Abruzzo hanno quale parte una amministrazione dello Stato. E magari per ridare alcuni territori al Tribunale di Sulmona nella Val Pescare. Sarebbe una battaglia di prima linea, non di retroguardia come quella che si tenta da dieci anni. E potrebbero parteciparvi tutti quelli che hanno a cuore la sopravvivenza della città: commercianti, liberi professionisti, dipendenti delle varie amministrazioni che, con la chiusura del tribunale, saranno a loro volta trasferite sul cucuzzolo della montagna vicino al Gran Sasso.
Ci sarebbe il rischio che una lista del genere, in questo frangente, esprima il sindaco. Ma, seppure il risultato migliore non fosse raggiunto, darebbe un senso diverso rispetto alle bandiere a mezz’asta che annunciano da Lanciano oppure ai contatti con ministri e commissioni parlamentari che hanno danno i risultati ormai sotto gli occhi di tutti.






