LE PECORE AL LUPO

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PELINO PORTA LA DELEGAZIONE A NITTO PALMA CHE VOTA CONTRO LA CONSERVAZIONE DEI TRIBUNALI

21 AGOSTO 2013 – Lo sforzo dei senatori Buemi, Panizza, Granaiolo e Longo, che hanno presentato un ordine del giorno in sede di conversione del decreto 21 giugno 2013 per riconsiderare la chiusura dei tribunali che non hanno sede nei capoluoghi di provincia, è stato coronato da successo, perchè la loro proposta è stata approvata (v. “Ordine del giorno al “decreto del fare” per i tribunali“), ma la complessiva battaglia rischia di andare incontro all’ennesimo flop che già ha riguardato le iniziative per salvare i tribunali.

Fiero oppositore di questa riconsiderazione è il presidente della commissione Giustizia, Nitto Palma, che infatti ha votato in senso contrario. Ha detto che la modifica non va apportata e che deve finire questa processione di amministratori locali, accompagnati anche da parlamentari, per scongiurare questa o quella soppressione di tribunale “minore”.

Ma come – si dirà chi legge questo sito – non è lo stesso Nitto Palma che ha accolto la delegazione di Sulmona, capeggiata dal sindaco Ranalli e dalla sen. Paola Pelino?”.

Sarà pure Nitto, ma non è Palma, nel senso che ha parlato in lui l’uomo di Stato, il pensoso amministratore della cosa pubblica e dei risparmi fatti a suon di milioni di euro. Fa niente se poi gli sperperi dello Stato sono a suon di miliardi di euro e riguardano, per esempio, la stessa amministrazione della quale il Nitto ed anche il Palma sono presidente della commissione parlamentare: per esempio a Chieti il tribunale non solo rimane, ma assorbe quelli di Vasto e Lanciano, pure se si trova a dieci chilometri dal mega-tribunale di Pescara che aspetta solo di riempire il piano del palazzo di giustizia rimasto vuoto.

Però questa chicca che ci regala il sito parlamentare ci consente di ripensare anche all’iniziativa del consigliere del Pdl al Comune, Luigi La Civita, che proprio all’ultimo Consiglio ha chiesto che il sindaco riferisse sull’incontro che la delegazione ha avuto con Nitto, presente anche Palma (v. “Nitto Palma liquida la delegazione di Paola Pelino e La Civita chiede il perchè a Ranalli”). Avevamo pensato che era meglio non approfondire, in pubblica assise, l’andamento e l’esito dell’incontro romano, visto che la stessa sen. Paola Pelino lo aveva tenuto segreto, finanche all’altra senatrice, Stefania Pezzopane, iscritta nel Comitato costituito nell’aula della pompa magna in Comune.

Invece abbiamo interpretato male l’iniziativa di La Civita, che non era rivolta a portare lustro alla gita romana: La Civita non poteva non sapere del fiasco (direbbe qualche pm un po’ drastico) e secondo noi, da uomo di normale prudenza, non poteva non prevedere il carico da novanta che entrambi, il Nitto e il Palma, avrebbero impresso alla discussione della mozione socialista. La Civita è andato oltre. Nel segno della discontinuità che lui e il suo partito, il Pdl, hanno assunto rispetto alla giunta Federico composta da un partito che si chiama Pdl, ha intrapreso un’altra discontinuità: quella dalla sen. Paola Pelino e, come sta facendo con Federico, la rincorre “sui temi che interessano questa nostra Sulmona” (per riprendere la terminologia del comizio in Piazza XX Settembre), la incalzerà, ne metterà in evidenza le alleanze strambe e gli incontri romani dai quali emergono mazzate a Sulmona, ma anche ad Avezzano, Vasto e Lanciano. Una discontinuità globale, che è fatta anche di quello che Palma, che elimina tre tribunali strategici, sostiene rispetto a Nitto che conserva un tribunale farlocco, che doveva passare a Pescara dal giorno successivo alla costituzione della provincia più vitale e propulsiva d’Abruzzo, nel 1927.

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