INCONCEPIBILI PROGRAMMI PER UNA AUTOSTRADA STRATEGICA ALLA PROTEZIONE CIVILE
15 GIUGNO 2017 – Dopo aver lasciato intervistare persone che a vario titolo si interessano delle autostrade da Roma all’Adriatico attraverso l’Abruzzo,
l’imprenditore Toto ha parlato direttamente e lo ha fatto prendendo lo spunto dai lavori sui viadotti per la manutenzione ormai non più rinviabile. Ha detto, in sostanza, che se si vuole intervenire per i prossimi cento anni occorre costruire la variante che lui ha già proposto, da Bussi a Collarmele, quandanche ampiamente bocciata dal ministro per le Infrastrutture e dal Parlamento.
Ora che parla Toto, si deve supporre che siamo arrivati al punto cruciale della “moral suasion” per sventrare una ventina di chilometri di montagne, costruire una galleria più lunga di quella del Gran Sasso, creare più danni di quelli che ha creato il traforo del Gran Sasso in tutto il sistema ecologico. Le batterie saranno ben munite, perché, per esempio, abbiamo notato che il nuovo “Il Centro” sta pompando da diverse settimane le iniziative parlamentari che partono da Bolzano in giù (da Bolzano ? Da Bolzano).
Allora, mancando all’altra parte, cioè agli ecologisti e alle popolazioni interessate, un adeguato fronte di “moral (moral? Sì, moral) suasion”, bisogna affrontare la battaglia con gli argomenti. E il principale, se non l’unico, riguarda proprio questa convenzione con l’Anas (ora pare che corra con il Ministero delle infrastrutture, insomma con un ramo della pubblica amministrazione). Va tolta di mezzo e subito, dal I gennaio 2018, se non prima. Il dato nuovo e imprevedibile è rappresentato dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, che hanno reso non più rinviabile l’intervento dello Stato per rifare i viadotti che sono dati per pericolanti, perché le autostrade A24 e A25 sono state definite di rilievo insostituibile (“strategiche”) per la Protezione civile, cioè per gli interventi che dovessero rendersi necessari in seguito a sismi di vario genere e varia intensità. Per questa importanza strategica non esiste la differenza tra ordinaria e straordinaria manutenzione: esiste l’obbligo dello Stato di pagare quello che c’è da pagare per rifare i viadotti e per non sprecare soldi in gallerie che lascerebbero isolati interi territori in caso di catastrofi. Se i reggitori di microfoni del TG3 avessero avuto il coraggio di chiedere a Toto come farebbe a portare i soccorsi da Bussi o da Collarmele alla Valle Peligna, sarebbe stato gustoso sentire la risposta: sulla Tiburtina ? Sulla ferrovia ? Forse con “Air One”.
Un argomento che pure in questa “moral suasion” viene accantonato è il costo di tutte queste “nuove costruzioni” per sforacchiare più di venti chilometri di montagne. Sarebbe ricavato dal risparmio fiscale: come dire che vengono fatti a costo zero. E già, ma chi non incassa le tasse? Che fosse sempre quello “Stato” che potrebbe, invece, incassarle per costruire nuovi viadotti e scegliersi i tracciati più adatti al ruolo sociale delle infrastrutture ?
Altro aspetto che va un po’ registrato, insomma aggiustato, è il bilanciamento della resa tra quello che dice Toto e quello che sostengono i rappresentanti degli ambientalisti. Premesso che la riparazione dei viadotti e la costruzione di gallerie non sono problemi che possano essere delegati agli ambientalisti per il semplice fatto che nessuno li ha eletti a rappresentare le popolazioni interessate, almeno sarà il caso di scegliere qualcuno che abbia un pizzico di persuasività maggiore di Luciano Di Tizio, del WWF, che ogni volta che parla ai microfoni dà sempre l’impressione di dire una cosa da correggere subito dopo. Animo, dunque: almeno nelle interviste si cerchi qualcuno che dica poche cose e chiare: se proprio non ci si può rivolgere ad un grillino (per il populismo, le buche di Roma, lo stesso incendio di Roma) si cerchi tra qualche amministratore che abbia una buona parlantina e che sia autonomo. Come? Non ci sono? Allora teniamoci i vecchi ponti, perché, come diceva Flaiano, i cafoni sono destinati ad avere ponti scassati.






