Ma la Chiavaroli l’ha letta la relazione del suo Ministero sui tribunali d’Abruzzo?

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PARLA DI INIZIATIVE DAL BASSO PER ACCORPARE SULMONA E AVEZZANO, LANCIANO E VASTO, MA NON DICE CHE LA NORMA ADESSO LO IMPEDISCE

5 GENNAIO 2018 – Le dichiarazioni del sottosegretario alla Giustizia, Chiavaroli, sulla possibilità di accorpare il tribunale di Sulmona (nella prima foto) e quello di Avezzano, oppure quello di Lanciano e quello di Vasto, seppure conferiscono nuova spinta alle ipotesi di conservare almeno due presidi giudiziari in Abruzzo (al di là di quelli che hanno sede nei capoluoghi di provincia), debbono essere filtrate da un giudizio critico che passi innanzitutto sulla verifica della loro genuinità e attendibilità. Quando mancano due anni alla esecuzione della norma che sopprime i quattro tribunali sub-provinciali, occorrono infatti chiarezza e linearità. Sono da escludere entrambe in quello che dice il sottosegretario, laddove suggerisce che siano le comunità comprese nelle quattro circoscrizioni a prendere l’iniziativa di proporre questi accorpamenti.

L’iniziativa, invece, va presa dall’alto, perché dall’alto, cioè dalla fonte normativa che ha cancellato i quattro tribunali nel 2012, sono stati dettati i criteri per l’attuazione della delega del parlamento al governo. Nella “Relazione allo schema di decreto legislativo”, che Chiavaroli dovrebbe conoscere perché è atto della sua materia, sebbene ella sia diventata sottosegretario dopo l’emanazione del decreto (ma una sfogliata alle raccolte di Via Arenula dovrebbe darla prima di parlare), si esclude (a pag. 163 per l’esattezza)  l’accorpamento di tribunali sub-provinciali, perché comunque l’ufficio che ne deriverebbe sarebbe molto al di sotto dei minimi livelli previsti dalla delega e, quindi, dalla norma di legge (300.000 abitanti). Veramente, questi criteri sono strampalati, perché in teoria, prima, e applicando, poi, la relazione allegata allo schema di decreto, non potrebbe essere conservato neppure il tribunale provinciale di L’Aquila che inglobi anche quelli di Sulmona e Avezzano, perché il limite minimo di popolazione non sarebbe comunque raggiunto, sia pure per poco; cosicchè metà Abruzzo (come risulta essere l’estensione di tutta la provincia dell’Aquila) non avrebbe diritto ad avere un tribunale, stando a quello che Paola Pelino (nella foto al centro), Maurizio Scelli, Giovanni Legnini per l’Abruzzo hanno votato nel 2011 quando erano parlamentari, insieme a tutti gli altri parlamentari del PDL, del PD, del PSI e di cespugli vari (ad esclusione, se non andiamo errati, dell’Italia dei Valori che si oppose allo scempio della soppressione).

Quindi, l’ambito stesso della delega deve essere corretto e lo può fare solo questa sottosegretaria dalla bocca troppo aperta e dalla attività molto carente, ovviamente raccordandosi alle altre componenti politiche; non possono farlo certamente i sindaci o i consiglieri regionali e certamente non può farlo questa scombinata commissione istituita da D’Alfonso e Gerosolimo per perdere tempo e arrivare al 2020 senza nulla aver fatto e nel frattempo rastrellando i voti di quelli che credono in questa boutade.

E’ una iniziativa politica e legislativa, quella della riperimetrazione degli uffici giudiziari con criteri diversi dalla settecentesca divisione del territorio in province, che dovrebbe rispondere a criteri di efficienza, sopprimendo per esempio il tribunale di Chieti che sta a 14 chilometri da quello di Pescara (oppure Giovanni Legnini vuol sostenere il contrario solo perché quando finirà la sua esperienza di vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura dovrà rituffarsi nei collegi elettorali?), perché una risposta basata solo sulla popolazione e sui dati statistici porta al paradosso, appunto, di tenere due tribunali a dieci minuti di macchina e di non conservare un tribunale neppure in tutta la provincia dell’Aquila, nel capoluogo della quale rimarrebbe la sede della… Corte d’Appello.

In alternativa, siccome è inconcepibile sopprimere un tribunale, come quello di Sulmona, che, statistiche alla mano (proprio quelle che sono considerate vangelo dai riformatori “de noantri”) sarebbe il più penalizzato a livello nazionale per i disagi connessi al raggiungimento della sede del tribunale accorpante (quello dell’Aquila, anche se è uno dei meno produttivi in tutto l’Abruzzo), si potrebbe pervenire, sì, ad un unico tribunale provinciale, ma conservando i presìdi anche ad Avezzano e Sulmona, in modo che a muoversi sarebbero giudici e cancellieri e non duecentomila abitanti dai comprensori di Avezzano e Sulmona a L’Aquila.

A non dire d’altro, L’Aquila non sta facendo nulla per attrezzarsi a ricevere questa massa d’urto e pretende di lasciare, solo per dirne una, un paio di parcheggi ridicoli come quelli che aveva quando insieme alla Corte d’Appello c’era un tribunale con qualche iscrizione civile in più di quello di Sulmona e molte in meno in penale. E qualche giorno nessuno degli ascensori del palazzo di giustizia funziona (nella foto in basso).

Far passare come indolenti le comunità che dal 2020 rimarrebbero senza tribunali è una strategia non proprio cristallina, sebbene consenta di ottenere visibilità su giornali e televisioni.