Onoterapia ante litteram a Pacentro

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Copertina_Circolo_letterario004Reportage del rapporto con un quadrupede rassicurante

Era il simbolo della forza e della testardaggine: un animale poco incline al dialogo, il segno dell’anticultura, esteticamente anche abbastanza respingente. Insomma l’asino ne ha subite tante, compreso l’accostamento all’arretratezza di una società contadina che stentava ad aprirsi alle nuove tecniche.

Adesso si sta prendendo la sua rivincita e viene corteggiato per l’”asinoterapia” (detta anche onoterapia), un protocollo per sostenere la psicoterapia, nella ormai numerosa famiglia delle pet therapy. Da noi si pratica ad Introdacqua e pare anche con buoni risultati. Si basa sulla proverbiale pazienza di quell’animale, sulla sua condotta fatta di movimenti lenti, insomma su una figura che sembra aver assorbito tutta la cultura del mondo e dà per questo affidamento come un filosofo.

Copertina_Circolo_letterario003La foto che riprendiamo dall’ultimo numero di “Circolo Letterario”, pubblicato nel 1975 (testata registrata nel 1960 al tribunale di Pescara da Angelo Maria Scalzitti) presentava una immagine già un po’ rara, in una via di uscita da Pacentro, verso la zona degli uliveti. Esile, ma salda, la figura del conducente sembra poco interessarsi al futuro di terapeuta di chi lo segue. Il quadrupede lo accompagna anche sulle balze più contrastate dove non arrivano i trattori: e assicura da mangiare per i prossimi mesi. Il servizio faceva un primo bilancio della grande emigrazione degli anni Cinquanta e Sessanta e sottolineava come “da decenni ormai mancano le due generazioni che danno vita ad un paese, o almeno che concedono ad esso di sperare in qualche prospettiva. Mancano i giovani e quelli dell’età di mezzo. La catena si spezza agli anni dell’adolescenza e riprende a quelli della vecchiaia”. E nel 1975 il bilancio aveva connotati chiari : “Il tessuto connettivo di una classe sociale è inesistente: l’ha portato via l’emigrazione, quando ha attirato nella grande città quella piccola “elite” di borghesia paesana e benestante, talvolta doviziosa. La nobiltà era già scomparsa da tempo: il vento impetuoso dell’”esodo” si è portato anche quei grossi proprietari che nobili non erano, le cui radici erano meno profonde nel remoto passato”.

L’altra immagine è la copertina della stessa rivista, con uno dei vicoli di Pacentro intersecati di panni e ombre di panni sulle case: un reportage ormai storico sulla tolleranza nei rapporti tra vicini, che vivevano un po’ più rilassati di oggi. Forse perchè avevano accanto gli asini relativisti e filosofi.