ORA NESSUNO PUO’ DIRE DI NON CONOSCERE I PROBLEMI DELLA GEOGRAFIA GIUDIZIARIA

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La statua di un giurista davanti alla Corte di Cassazione

31 GENNAIO 2018 – Il Presidente del Tribunale di Sulmona, dott. Giorgio Di Benedetto, e il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale, dott. Giovanni Bellelli, hanno inviato una lettera al presidente della Giunta regionale, al presidente del Consiglio regionale, all’assessore alle aree interne, ai presidenti dei Consigli dell’Ordine degli Avvocati di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto per riepilogare i termini, ormai complessi e sotto alcuni aspetti sottoposti a continue interpretazioni e valutazioni che ne hanno sbiadito i contorni e gli stessi contenuti, della ricostruzione di una geografia giudiziaria per l’Abruzzo gravemente afflittiva per le esigenze dell’utenza. Pubblichiamo per esteso questa lettera, ovviamente considerando bene accetti i contributi che ogni lettore vorrà fornire; è un argomento che acquista particolare significato a ormai meno di due anni dalla applicazione della delega che Parlamento conferì nel 2011.

  1. “Vi scriviamo nel convincimento che la riforma della geografia giudiziaria presenti opportunità, ma al tempo stesso pericoli e profili di complessità sui quali valga la pena porsi alcune domande.
  2. Talune delle soluzioni che il buon senso e gli equilibri politici sembrano a prima vista consigliare si rivelano infatti, ad un più attento esame tecnico, di notevole irrazionalità sul piano dell’efficienza, oltre che di assai ardua, se non impossibile realizzazione sul piano pratico. Viceversa, talune delle soluzioni, che potrebbero a prima vista apparire irrealistiche o di difficile praticabilità, si rivelano, ad una più approfondita valutazione di realtà, di assai agevole e vantaggiosa realizzazione.
  3. E’ quest’ultima la strada che ci sentiamo di consigliare a condizione, tuttavia, che si riescano a realizzare i seguenti due presupposti;
    1. che i rappresentanti dei territori sappiano lavorare insieme evitando le divisioni, da “scialuppa di salvataggio”, che potrebbero contagiarli;
    2. che nell’approccio ai problemi non ci si faccia frenare da preconcetti o inerzie mentali, ma si abbia il coraggio di avanzare proposte innovative capaci di delineare soluzioni coerenti con le finalità ultime del dlgs 155/2012.e possibilmente più avanzate di queste.
  4. Tali presupposti, come si vedrà meglio in seguito, sono l’uno all’altro reciprocamente condizionati non potendo alcun solido progetto innovativo essere perseguito in assenza di unità e non potendo detta unità mantenersi in assenza di un solido progetto innovativo.

Evitare le divisioni da logica della scialuppa studiare insieme, “ da zero”, le soluzioni più giuste

  1. Muovendo da tali premesse, il primo consiglio – di metodo – che ci sentiamo di dare è di non stabilire in anticipo, come, appunto, nelle scialuppe di salvataggio, il numero dei tribunali da “salvare” e di quelli da lasciare a mare, ma di esaminare e vagliare, dapprima la totalità delle ipotesi astrattamente praticabili, con gli scenari ai quali ciascuna soluzione potrebbe dar vita, e solo al termine di tale analisi stabilire se il territorio regionale possa o debba essere articolato su uno, quattro o nessun circondario subprovinciale; …come anche, o forse meglio ancora, se non sia possibile, all’opposto, farsi portatori di soluzioni alternative completamente diverse, capaci di modulare e rendere fra loro ancor più compatibili le ragioni, apparentemente inconciliabili, della massima aggregazione degli uffici da un lato e della loro massima prossimità agli utenti dell’altro.
  2. Indispensabile, a questo scopo, mettere da parte ogni apodittica premessa di tipo politico, ideologico, corporativo o “contabile” e prendere le mosse dalle relazioni, gli studi, le linee guida e i pareri ufficiali che hanno preceduto e accompagnato le riforme dell’anno 2012 fino ai più recenti studi che sembrano preludere ad ulteriori riforme.
  3. I documenti che proponiamo di esaminare a questo fine sono;
    1. la relazione ministeriale di accompagnamento allo schema di decreto legislativo inviata, con relativo allegato tecnico, il 9 luglio 2012, dal Ministro dei rapporti con il Parlamento ai Presidenti delle Camere (d’ora in poi “Relazione 9 luglio 2012”);
    2. la successiva Relazione definitiva al dlgs 155/2012 (d’ora in poi “Relazione Definitiva”)
    3. il parere sulla prima relazione espresso dal CSM con delibera consiliare del 26 luglio 2012 (d’ora in poi “Parere CSM del luglio 2012”)
    4. le “linee guida sulla revisione della geografia giudiziaria per favorire le condizioni di accesso a un sistema giudiziario di qualità” adottate il 21 giugno 2013 dalla Commissione europea per l’efficienza della giustizia – CEPEJ – , (d’ora in poi “Linee Guida europee sulla geografia giudiziaria”);
    5. la relazione del CSM al Parlamento sullo stato della Giustizia dell’anno 1996 (d’ora in poi “Relazione CSM del 1996”) con le ulteriori delibere che hanno fatto ad essa costante richiamo. Utile una loro breve rassegna.

 

 

 

L’insuperabile barriera dei limiti di dimensione e carico di lavoro

  1. Il primo documento da esaminare è certamente la “Relazione 9 luglio 2012”; L’importanza di tale documento, successivamente trasfuso nella “Relazione Definitiva” al DLgs 155/2012, deriva da due ragioni di eccezionale rilievo.
  2. La prima è data dal fatto che, con questo documento, il Governo ha illustrato per la prima volta le ragioni che lo hanno portato a sopprimere i quattro tribunali abruzzesi; a tale documento è, in altre parole, affidata la prima “motivazione ufficiale” delle soppressioni.
  3. La seconda ragione, conseguente alla prima e confermativa della stessa, è che la totalità dei passaggi di tale studio sono stati trasfusi nella “Relazione Definitiva” al DLgs 155/2012 e che, molti degli stessi passaggi sono stati, inoltre, interamente “trapiantati” nella sentenza n. 237 del 24 luglio 2013 con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondata la questione di costituzionalità sollevata da molti tribunali. Tale ultima constatazione, lungi dall’avallare le critiche e insinuazioni di quanti hanno sollevato sospetti sulle dinamiche che avrebbero determinato le decisioni della Corte (da taluni definite in termini di “copia e incolla”), dimostra piuttosto l’importanza che la Corte stessa ha riconosciuto a tale documento, utilizzato per la stessa valutazione di costituzionalità delle norme ed elevato, in tal modo, a “statuto fondante”, potrebbe dirsi, dell’intera riforma.
  4. Si legge dunque in tale prima Relazione (pag. 5) che i valori “standard dell’ufficio intangibile” vanno cercati nei seguenti dati numerici (ricavati da statistiche nazionali): ”popolazione media di 363.769 abitanti, sopravvenienze totali medie di 18.094 procedimenti, organico di magistrati pari a 28 unità, ed infine carico di lavoro annuo [per magistrato] pari a 638,4 sopravvenienze e/o 647,1 definizioni, a fronte di una media nazionale di 606,6 e 606,9.
  5. Su tali presupposti il distretto di L’Aquila è stato definito “… esempio emblematico dell’irrazionale distribuzione delle risorse del servizio giustizia..” poiché in esso “a) …il rapporto tra abitanti e popolazione [363.769 abitanti per tribunale] giustificherebbe al massimo la presenza di 3 tribunali di medio-piccole dimensioni a fronte degli otto esistenti….(passaggio questo interamente riportato, anche se non virgolettato, a pagg. 99 -100 della sentenza della Corte Costituzionale) b) tre tribunali (Sulmona, Vasto e L’Aquila) sono addirittura sotto il limite dei 100.000 abitanti fissato per la permanenza degli uffici del giudice di Pace non circondariali; limite di pochissimo superato da Lanciano …” c) “i tribunali di Avezzano e Chieti sono entrambi sotto i 180.000 abitanti (pari alla metà dello standard di riferimento)” d)… “soltanto Pescara vanta un numero di sopravvenienze che si avvicina allo standard (17.445 sopravvenienze a fronte dello standard di 18.094); e infine e) appena “18 km dividono i tribunali di Chieti e Pescara”.
  6. Di qui la conclusione che, stante l’intangibilità dei tribunali provinciali, “…l’unico intervento di razionalizzazione possibile appare quello di accorpare i tribunali sub-provinciali a quelli provinciali di rispettiva appartenenza”.
  7. Si vede da qui come, con tale intervento, il Distretto di L’Aquila non sia stato in alcun modo “ricondotto” ai minimi standard dimensionali previsti nella relazione, ma a mala pena “avvicinato” ai quei valori. Tali minimi risultano superati dal solo tribunale “ampliato” di Chieti (388.280 abitanti, a fronte dello standard di 769, e 20.696 procedimenti, a fronte dello standard di 18.094), non anche dai restanti tribunali provinciali, per quanto ampliati. Non il limite di 363.769 residenti – stanti i dati di Pescara (316.629), Teramo (304.000) e L’Aquila (297.418) – non il limite di 18.094 procedimenti – stante il dato massimo di Pescara (17.445 procedimenti) e il dato minimo di L’Aquila (15.796). Di qui il ricorso al criterio della sede provinciale, quale unica ragione legittimante la deroga ai criteri di ampiezza e carico di lavoro, criteri che avrebbero altrimenti imposto la limitazione degli uffici del distretto a tre soli tribunali.

La conseguente improponibilità dei mini accorpamenti

  1. Ciò mostra la debolezza che assumerebbe in sede nazionale qualsiasi proposta di “ripescaggio” che, ferma su tali criteri, tentasse di far leva su di essi o ne tentasse il maquillage attraverso l’enfatizzazione dei “numeri” degli uffici “meno piccoli” o attraverso gli ipotizzati mini-accorpamenti di Lanciano-Vasto e Avezzano-Sulmona. Esplicito al riguardo è lo studio ministeriale ove afferma come non possano neppure “essere prese in considerazione le istanze di conservazione di presidi giudiziari … riguardanti l’accorpamento fra loro dei tribunali subprovinciali, nella considerazione che le conseguenti dimensioni dei tribunali così accorpati risulterebbero comunque troppo lontane dagli standard di riferimento” (a tacere delle modestissime dimensioni in cui sarebbero lasciati sia il tribunale distrettuale di L’Aquila con 98.000 abitanti, sia quello di Chieti con 179,697 abitanti).
  2. Ma ancora più espliciti e destinati a chiudere definitivamente la porta a qualsiasi ipotesi di salvataggio, neanche mediante i mini-accorpamenti ipotizzati, sono i dati di realtà – di cui ci si avvede non appena si allarghi lo sguardo al territorio nazionale – costituiti dalle già attuate soppressioni di tribunali di oltre 200.000 abitanti quali Vigevano (224.000) e Pinerolo (202.000), entrambi equivalenti o addirittura superiori agli stessi ipotizzati tribunali accorpati di Avezzano-Sulmona (198.990 abitanti) e Lanciano-Vasto (207.673), come anche, più in generale, i dati offerti dalle soppressione di tribunali come Alba (195.000) Bassano del Grappa (170.000), Lucera (169.000), Chiavari (146.000) o Voghera (133.000) tutti più popolosi – i primi in misura notevole – di ciascuno dei quattro tribunali subprovinciali del distretto.
  3. Va poi osservato che l’irrazionale distribuzione degli uffici rilevata nell’allegato alla “Relazione 9 luglio 2012”, con il caso emblematico dei tribunali di Pescara e Chieti distanti l’uno dall’altro meno di 18 chilometri, non potrebbe in alcun modo dirsi ridimensionata, ma al contrario significativamente accresciuta dagli ulteriori esempi di “emblematica irrazionalità” che sarebbero offerti dall’unificazione di uffici che – contrariamente a quanto accade nelle normali ipotesi di unificazione – non riguarderebbero sedi vicine fra loro, ma, al contrario, sedi distanti fra loro più che da altre sedi, dalle quali resterebbero invece separate; tale sarebbe l’accorpamento di Lanciano a Vasto invece che alla vicinissima Chieti (a sua volta separata dalla ancor più vicina Pescara), e tale l’accorpamento di Avezzano a Sulmona invece che alla ben più vicina L’Aquila. Ne risulterebbe una geografia giudiziaria che, al record dei tribunali più vicini, aggiungerebbe quello dei tribunali doppi più lontani fra loro, e che, senza risolvere il problema dell’isolamento dei centri montani, dovrebbe rinviare a “tempi migliori” sia la questione decisiva, e ancor più divisiva, della sede della dirigenza di tali uffici sia le soluzioni organizzative, tutte da inventare, con cui affrontare i non piccoli problemi ordinamentali e di funzionamento dati dalla distribuzione degli uffici dello stesso tribunale su sedi ubicate in città diverse.
  4. A ciò aggiungasi, per completare il quadro, l’ulteriore innalzamento dei limiti di dimensioni e flussi di lavoro cui spingono ormai le numerose riforme attuate o in via di attuazione; dal notevolissimo ampliamento della competenza del giudice di pace, prevista dal Dlgs. 116/2017 con decorrenza dal 31 ottobre 2021, ai criteri della legge delega 155/2017 in materia di crisi di impresa e di insolvenza (con le bozze di decreti delegati elaborati dalla Commissione Rodorf che ipotizzano per l’Abruzzo la conservazione di due o al massimo tre tribunali), agli studi infine sulla riforma della geografia giudiziaria di appello che prefigurano limiti dimensionali pericolosamente vicini a quelli dello stesso distretto di L’Aquila.
  5. Si vede da qui come la rincorsa ai c.d. “limiti dimensionali” attraverso l’accorpamento di alcuni tribunali subprovinciali o anche attraverso l’abbassamento o dimezzamento di tali limiti (come nel Disegno di Legge 1640) costituisca battaglia di retroguardia, destinata, nella migliore delle ipotesi, a lasciare in piedi dei simulacri di tribunale, completamente svuotati di competenze a vantaggio del Giudice di Pace, da un lato, e dei tribunali super-provinciali o distrettuali, dall’altro, e, in ultima analisi, destinata a lasciare esposto a rischio di soppressione lo stesso distretto di corte d’appello, di cui peraltro già viene ipotizzato l’accorpamento a quello di Ancona o di Roma.

La strada indicata dai documenti ufficiali

  1. Abbandonare quindi ogni idea di salvataggio ?
  2. Tutt’altro; quel che va abbandonata è l’idea di una riforma e di un salvataggio “a metà”, ossia di un intervento che, limitandosi a dimezzare gli standard dimensionali e con essi il numero dei tribunali da sopprimere, si riduca, in buona sostanza, alla richiesta di una sorta di “sconto” sul numero delle soppressioni (“troppi 4 sopprimiamone 2”), esito questo, che come spesso capita nelle vicende del nostro Paese, non soddisferebbe né le ragioni della riforma né quelle del salvataggio.
  3. Serietà e unità di intenti consigliano di evitare tale scorciatoia e di attenersi, allora, ai dati della “Relazione Definitiva” e della “Relazione 9 luglio 2012” dalla quale la prima ha attinto i propri contenuti.
  4. Quest’ultimo documento, nella sua apparente severità, contiene passaggi di estrema importanza, sufficienti a legittimare l’Abruzzo a più ampie e solide proposte di salvataggio e al tempo stesso di profonda riforma, capaci di dare adeguata risposta alle ragioni di tutti i territori senza in alcun modo tradire le ragioni di efficienza cui la riforma è ispirata
  5. Essi sono i seguenti
  6. Nel primo passaggio, di ordine generale, si premette che fra i criteri della Legge Delega di cui in quella prima fase di studio non si era ritenuto di tener conto, vi erano quelli delle specificità territoriali relative alla situazione infrastrutturale e al tasso di impatto della criminalità organizzata (pag. 6). Per detti criteri, più intimamente legati alle valutazioni discrezionali riservate agli organi di indirizzo politico, la Commissione di studio ministeriale aveva ritenuto “opportuno attendere e poter valutare i contenuti dei pareri delle commissioni parlamentari e del CSM”. Di qui la dichiarata provvisorietà dei risultati cui era pervenuta quella relazione; deliberatamente incompleta in quanto destinata ad essere integrata con le ulteriori valutazioni che avrebbero dovuto assumersi in sede politica dopo i pareri espressi dalle commissioni parlamentari e dal CSM.
  7. Con il secondo passaggio, consequenziale al primo e specificamente riferito al distretto di L’Aquila e al tribunale di Sulmona, si precisa che le “difficoltà di collegamento” portate a sostegno della richiesta di conservazione di quel tribunale “seppure effettivamente presentinon sono “di per se sole sufficienti a giustificare la conservazione di un presidio che per popolazione amministrata ….e sopravvenienze …appare davvero troppo piccolo” (pag. 153). Sebbene riferita al solo territorio di Sulmona lo schema di tale passaggio non fa che riprodurre, in maniera enfatizzata, il quesito che si presenta nelle decisioni riguardanti la totalità dei tribunali abruzzesi; vale a dire il quesito che sorge dal contrasto fra un’evidenza geografica che imporrebbe la conservazione dell’Ufficio e un’evidenza demografica che ne imporrebbe la soppressione; contrasto a sua volta emblematico del quesito, intrinseco alla riforma stessa, sulla prevalenza da accordare all’una o all’altra delle due opposte istanze (a) di prossimità o equa accessibilità, da un lato, istanza cui è preposto il criterio della situazione infrastrutturale e (b) di efficienza o specializzazione dall’altro, istanza cui sono preposti i diversi criteri quantitativi;
  8. Detto contrasto viene risolto dalla “Relazione 9 luglio 2012” in maniera tranciante, ma l’apparente apoditticità della motivazione discende, come si è visto, dal provvisorio accantonamento del criterio della situazione infrastrutturale, e con esso di uno dei due poli della questione, ossia del criterio sulla cui base soltanto si sarebbe potuto derogare ai criteri dimensionali cui la Commissione di studio aveva invece metodologicamente circoscritto la propria relazione
  9. Di qui l’implicito rinvio di ogni decisione riguardante i territori in cui fossero ravvisabili difficoltà di collegamento, analoghe a quelle effettivamente presenti nel Circondario di Sulmona, al successivo momento, squisitamente politico. in cui il Governo, acquisiti i pareri delle commissioni parlamentari e del CSM, avrebbe dovuto fare applicazione del criterio, provvisoriamente accantonato, delle specificità territoriali e della situazione infrastrutturale. Esaurita, in altre parole, la fase della valutazione dei criteri dimensionali che i tecnici avevano ritenuto di propria competenza, la Commissione di studio ha riservato ai pareri delle commissioni parlamentari e del CSM e alle successive decisioni degli organi di indirizzo politico la valutazione del criterio a contenuto più ampiamente discrezionale costituito dalle specificità territoriali.
  10. Se ci si attiene pertanto all’iter conoscitivo e decisionale adottato dal Legislatore, il criterio e “valore giuridico” non ancora speso, sul quale l’Abruzzo può ancora tecnicamente far leva per ulteriori deroghe agli altrimenti insuperabili standard dimensionali è quello delle specificità territoriali.

 

Lo scongelamento del criterio della situazione infrastrutturale le raccomandazioni del CSM e della Commissione europea sulla geografia giudiziaria

  1. Ma è al tempo stesso proprio questo il criterio di cui l’Abruzzo può più efficacemente avvalersi per conservare il più ampio numero di uffici e per “mettere in sicurezza” la stessa Corte d’Appello.
  2. Utile allora tornare ai momenti riservati alla valutazione di tale criterio con i pareri cui la Commissione di studio aveva fatto rinvio.
  3. Fra detti pareri particolarmente importante per il Distretto di L’Aquila, e per il criterio delle specificità territoriali, è quello espresso dal CSM con delibera del 26 luglio 2012.
  4. In esso il CSM, dopo aver definito “condivisibile”, sul piano generale, la soppressione degli uffici di minori dimensioni, osserva, che “…tuttavia in taluni casi, la distanza chilometrica tra il nuovo Tribunale di riferimento e i comuni del circondario più lontani da questo è particolarmente elevata in termini spaziali e di tempi di percorrenza…con conseguenti possibili.. disagi organizzativi eccessivi sia per la popolazione, sia per il servizio giustizia “ (pag. 10).
  5. In relazione a tali uffici il CSM osserva inoltre che “il Legislatore delegato sembra non aver pienamente valorizzato la possibilità che il delegante gli aveva concesso di una rimodulazione di territori degli Uffici sopprimendi con aggregazione e riattribuzione a questi ultimi di porzioni di circondari di Uffici che manterranno la propria esistenza”.
  6. Tali valutazioni hanno trovato successiva autorevole conferma nelle “Linee Guida europee sulla geografia giudiziaria” del 21 giugno 2013. In esse si legge che “Laddove è richiesto che una delle parti del procedimento o un imputato debba comparire fisicamente in tribunale ecco che l’accessibilità della sede diventa un fattore critico. Sarebbe irragionevole attendersi che l’utente sia costretto a intraprendere un viaggio eccessivamente lungo e difficoltoso. A tal fine, nel ridisegnare la geografia giudiziaria appare opportuno fissare un tempo massimo per gli spostamenti dell’utenza più lontana dalla sede di tribunale. Dover presenziare a un’udienza fissata la mattina presto per una persona anziana, o per una persona che non guida o che non è dotata di mezzo proprio, in assenza di adeguati mezzi di trasporto pubblico rappresentano tutte situazioni problematiche che possono influire sul diritto di equo accesso alla giustizia. Pertanto, nella ricerca della distribuzione ottimale degli uffici, il principio da applicare in termini di localizzazione è quello di ridurre al minimo la distanza tra l’ufficio giudiziario e tutti i comuni del territorio.”.
  7. Per quel che inoltre riguarda specificamente l’Abruzzo le raccomandazioni del CSM e della Commissione europea per l’efficienza dei sistemi giudiziari fanno eco a quelle contenute nella relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario 2011-2012 dell’allora Presidente della Corte d’Appello il quale, sulla base della speciale condizione orografica dell’Abruzzo aveva fatto espressa richiesta di conservazione di tutti gli uffici subprovinciali a partire dal più piccolo, in quanto caratterizzato dalle più rilevanti difficoltà di collegamento, sino al meno piccolo in quanto anch’esso connotato da difficoltà di accesso che non sarebbe stato equo e ragionevole trascurare.
  8. Tornando al primo parere va quindi osservato come, nell’esprimere le sue valutazioni, il CSM abbia optato per uno “stile” di assoluta astrattezza evitando di menzionare i tribunali cui le stesse erano riferibili (diversa l’opzione seguita nelle sedi più spiccatamente politiche delle commissioni parlamentari). Ciò tuttavia non impedisce ai cittadini e rappresentanti della Regione Abruzzo di rilevare come fra i dati riportati nelle schede dell’allegato tecnico alla “Relazione 9 luglio 2012” quelli riguardanti distanze e tempi di percorrenza fra sedi soppresse e sedi accorpanti pongano tutti i quattro tribunali abruzzesi ben al di sopra delle medie nazionali.

 

 

 

La specialità delle condizioni orografiche dell’Abruzzo

  1. Nelle seguenti tabelle sono riassunti i dati riportati negli allegati tecnici alla “Relazione 9 luglio 2012” [1]
40. 41.    sede accorpata 42.    sede accorpante 43.    auto km 44.    auto tempi 45.    autobus tempi
46.    1 47.    Sulmona 48.    L’Aquila 49.    112 50.    80 51.    115
52.    2 53.    Mistretta 54.    Patti 55.    90 56.    67 57.    N.R.
58.    3 59.    Vasto 60.    Chieti 61.    77 62.    63 63.    90
64.    4 65.    Orvieto 66.    Terni 67.    76 68.    60 69.    120
70.    5 71.    Montepulciano 72.    Siena 73.    64 74.    70 75.    90
76.    6 77.    Avezzano 78.    L’Aquila 79.    60 80.    47 81.    47
82.    7 83.    Melfi 84.    Potenza 85.    60 86.    58 87.    120
88.    8 89.    Rossano 90.    Castrovillari 91.    59 92.    57 93.    N.R.
94.    9 95.    Camerino 96.    Macerata 97.    55 98.    57 99.    80
100.  10 101.  Sant’Angelo dei Lombardi 102.  Avellino 103.  53 104.  63 105.  90
106.  11 107.  Tolmezzo 108.  Udine 109.  52 110.  43 111.  50
112.  12 113.  Lanciano 114.  Chieti 115.  50 116.  46 117.  60
118.  13 119.  Ariano Irpino 120.  Benevento 121.  42 122.  50 123.  75
124.  14 125.  Nicosia 126.  Enna 127.  42 128.  58 129.  90
130.  15 131.  Pinerolo 132.  Torino 133.  40 134.  48 135.  70
136.  16 137.  Vigevano 138.  Pavia 139.  38 140.  52 141.  60
142.  17 143.  Bassano del Grappa 144.  Vicenza 145.  38 146.  52 147.  60
148.  18 149.  Aquiterme 150.  Alessandria 151.  37 152.  43 153.  N.R.
154.  19 155.  Chiavari 156.  Genova 157.  37 158.  39 159.  60
160.  20 161.  Sala Consilina 162.  Lagonegro 163.  35 164.  33 165.  35
166.  21 167.  Casale Monferrato 168.  Alessandria 169.  34 170.  36 171.  31
172.  22 173.  Saluzzo 174.  Cuneo 175.  32 176.  46 177.  60
178.  23 179.  Alba 180.  Asti 181.  30 182.  30 183.  55
184.  24 185.  Voghera 186.  Pavia 187.  30 188.  43 189.  60
190.  25 191.  Mondovì 192.  Cuneo 193.  27 194.  36 195.  60
196.  26 197.  Sanremo 198.  Imperia 199.  25 200.  36 201.  45
202.  27 203.  Bagheria 204.  Termini Imerese 205.  23 206.  23 207.  N.R.
208.  28 209.  Tortona 210.  Alessandria 211.  22 212.  30 213.  30
214.  29 215.  Lucera 216.  Foggia 217.  19,5 218.  29 219.  30
220.  30 221.  Modica 222.  Ragusa 223.  15 224.  21 225.  30

 

  1. Da tali dati è possibile ricavare i seguenti valori medi e mediani e confrontarli con quelli del restante territorio italiano.
227.  sede accorpata 228.  sede accorpante 229.  auto km 230.  auto tempi 231.  autobus tempi
232.  Sulmona 233.  L’Aquila 234.  112 235.  80 236.  115
237.  Vasto 238.  Chieti 239.  77 240.  63 241.  90
242.  Avezzano 243.  L’Aquila 244.  60 245.  47 246.  47
247.  Lanciano 248.  Chieti 249.  50 250.  46 251.  60
252.  media Abruzzo 253.  75 254.  59 255.  78
256.  mediana Abruzzo 257.  69 258.  55 259.  75
260.  media restanti distretti 261.  41 262.  45 263.  64
264.  mediana restanti distretti 265.  37 266.  44 267.  60

Confronto fra dati e medie nazionali

 

 

 

268. 269.  differenza medie 270.  differenza mediana
271.  Abruzzo 272.  + 34 273.  + 32
274.  Sulmona 275.  + 71 276.  + 75
277.  Vasto 278.  + 36 279.  + 40
280.  Avezzano 281.  + 19 282.  + 23
283.  Lanciano 284.  + 9 285.  + 13

Confronto medie e mediane

 

La Corte d’Appello di Boston

La debolezza dei criteri dimensionali –

il peso e l’efficacia unitiva del criterio della situazione infrastrutturale

  1. Si ricava da tali elementi il diverso “peso” che assumerebbero le istanze dei tribunali abruzzesi ove, anziché basarsi sui criteri, per essi assai deboli, dei dati dimensionali, facessero leva sui criteri, per essi assi forti, dei dati geografici; ossia su un principio, come quello di prossimità, prevalentemente orientato all’utenza e ai valori costituzionali forti immediatamente legati a diritti fondamentali, anziché, su un principio, come quello di efficienza, prevalentemente orientato all’ufficio e a interessi di rilievo costituzionale correlati solo in via mediata a quei diritti fondamentali.
  2. Tale criterio inoltre pone in luce – ove solo si pongano a confronto le distanze massime e minime dei tribunali abruzzesi (112 e 50 km) con le distanze medie e mediane del restante territorio nazionale (41 e 37 km) – la diversa qualità, rispetto al restante territorio nazionale, che assumerebbe l’impatto della riforma sui circondari abruzzesi
  3. Ma ancor più evidente è la diversa portata di tale impatto ove si considerino altri importanti fattori dei quali lo studio ministeriale non ha tenuto alcun conto.
  4. Essi riguardano (a) le altitudini (b) le distanze fra sede accorpante e totalità dei centri inclusi nei circondari soppressi, e (c) le infrastrutture carcerarie.
  5. I primi due elementi sono indicatori decisivi del livello di accessibilità alla sede giudiziaria; il terzo elemento è un indicatore dei criteri di economicità e sicurezza della strutture penitenziarie segnalato nelle “Linee Guida europee sulla geografia giudiziaria” ma totalmente trascurato sia nella “Relazione 9 luglio 2012” sia nei restanti studi ministeriali. Utile, nella valutazione del criterio delle specificità territoriali, esaminare la portata di questi elementi.
  6. Per quanto riguarda le altitudini gli studi compiuti dal gruppo di lavoro del Tribunale di Sulmona hanno consentito l’acquisizione delle altitudini medie di ciascun circondario soppresso. Tale dato è stato ricavato sommando le altitudini di ciascun centro compreso in un dato circondario e dividendo il risultato così ottenuto per il numero dei centri presenti in quel circondario. Se ne è ricavata la seguente tabella (in essa sono compresi anche tribunali di cui è stata successivamente esclusa la soppressione)

 

 

 

 

 

 

292.  Tribunali 293.  ALTITUDINE MEDIA 294.  DISTANZE MEDIE
295.  NICOSIA 296.           788 297.  48
298.  SULMONA 299.           780 300.  86
301.  AVEZZANO 302.           780 303.  68
304.  SANTANGELO DEI LOMBARDI 305.           678 306.  59
307.  ARIANO ARPINO 308.           617 309.  46
310.  MELFI 311.           583 312.  54
313.  TERMINI IMERESE 314.           557 315.  60
316.  PINEROLO 317.           557 318.  47
319.  MONDOVì 320.           553 321.  49
322.  MONTEPULCIANO 323.           540 324.  70
325.  LANCIANO 326.           538 327.  59
328.  TOLMEZZO 329.           530 330.  54
331.  SALUZZO 332.           528 333.  44
334.  VASTO 335.           513 336.  90
337.  SPOLETO 338.           510 339.  70
340.  MISTRETTA 341.           500 342.  141
343.  SALA CONSILINA 344.           497 345.  109
346.  CALTAGIRONE 347.           441 348.  63
349.  LARINO 350.           440 351.  52
352.  IVREA 353.           437 354.  47
355.  ORVIETO 356.           432 357.  92
358.  ROSSANO CALABRO 359.           430 360.  86
361.  VALLO DELLA LUCANIA 362.           412 363.  90
364.  ALBA 365.           407 366.  64
367.  SCIACCA 368.           407 369.  66
370.  ROVERETO 371.           402 372.  41
373.  LUCERA 374.           391 375.  53
376.  BASSANO DEL GRAPPA 377.           347 378.  39
379.  GELA 380.           334 381.  52
382.  AQUITERME 383.           314 384.  45
385.  PALMI 386.           293 387.  65
388.  PAOLA 389.           271 390.  73
391.  TORTONA 392.           263 393.  37
394.  SANREMO 395.           241 396.  43
397.  CASALE MONFERRATO 398.           240 399.  41
400.  VOGHERA 401.           220 402.  32
403.  MARSALA 404.           206 405.  53
406.  CHIAVARI 407.           185 408.  46
409.  MODICA 410.           148 411.  27
412.  TORRE ANNUNZIATA 413.           120 414.  36
415.  VIGEVANO 416.           104 417.  41
418.  NOLA 419.           86 420.  29
421.  NOCERA INFERIORE 422.           56 423.  24

 

  1. Se tali dati si circoscrivono ai circondari in cui si registrano le masime altitudini, si ottengono le seguenti tabelle, rispettivamente basate sulle altitudini medie e sui tempi massimi e medi di percorrenza

 

425.  CIRCONDARIO 426.  ALTITUDINE MEDIA 427.  TEMPI MEDI DI PERCORRENZA 428.  DISTANZE MEDIE 429.  MASSIMI TEMPI DI PERCORRENZA 430.  DISTANZE MASSIME 431.  ALTITUDINI MASSIME
432.  AVEZZANO 433.  780 434.  58 435.  68 436.  116 437.  86 438.  1375
439.  SULMONA 440.  780 441.  88 442.  86 443.  161 444.  121 445.  1395
446.  PINEROLO 447.  557 448.  65 449.  47 450.  92 451.  102 452.  2035
453.  MONDOVI’ 454.  553 455.  55 456.  49 457.  112 458.  146 459.  1310
460.  LANCIANO 461.  538 462.  64 463.  59 464.  86 465.  84 466.  1343
467.  TOLMEZZO 468.  530 469.  30 470.  54 471.  107 472.  98 473.  1400
474.  SALUZZO 475.  528 476.  58 477.  44 478.  88 479.  123 480.  1614
481.  VASTO 482.  513 483.  90 484.  78 485.  NR 486.  NR 487.  NR
488.  IVREA 489.  437 490.  68 491.  47 492.  120 493.  80 494.  1620
495.  PATTI 496.  396 497.  67 498.  93 499.  92 500.  120 501.  1275

(Altitudini medie)

 

502.  CIRCONDARI 503.  TEMPI MEDI DI PERCORRENZA 504.  ALTITUDINE MEDIA 505.  DISTANZE MEDIE 506.  MASSIMI TEMPI DI PERCORRENZA 507.  DISTANZE MASSIME 508.  ALTITUDINI MASSIME
509.  VASTO 510.  90 511.  513 512.  78 513.  NR 514.  NR 515.  NR
516.  SULMONA 517.  88 518.  780 519.  86 520.  161 521.  121 522.  1395
523.  IVREA 524.  68 525.  437 526.  47 527.  120 528.  80 529.  1620
530.  PINEROLO 531.  65 532.  557 533.  47 534.  92 535.  102 536.  2035
537.  LANCIANO 538.  64 539.  538 540.  59 541.  86 542.  84 543.  1343
544.  AVEZZANO 545.  58 546.  780 547.  68 548.  116 549.  86 550.  1375
551.  SALUZZO 552.  58 553.  528 554.  44 555.  88 556.  123 557.  1614
558.  MONDOVI’ 559.  55 560.  553 561.  49 562.  112 563.  146 564.  1310
565.  TOLMEZZO 566.  30 567.  530 568.  54 569.  107 570.  98 571.  1400

Altitudini e tempi di percorrenza

  1. Non è ovviamente facile stabilire a quali fra questi dati occorra dare la prevalenza; ciò discende dalla gerarchia dei valori che si intende adottare. Particolarmente importanti, tuttavia, sono i dati dei tempi di percorrenza, ai quali le “Linee Guida europee sulla geografia giudiziaria” consigliano di fare riferimento. All’interno di tali tempi occorrerà poi stabilire se dare la precedenza ai tempi massimi o ai tempi medi; nel primo caso la tutela prevalente sarà accordata agli utenti in assoluto più svantaggiati, anche se meno numerosi, nel secondo caso agli utenti mediamente più svantaggiati. Importante inoltre attribuire alle altitudini il rilievo connesso alla maggiore incertezza delle condizioni di viabilità, in se stesse idonee ad incidere sugli effettivi tempi medi di percorrenza (ordinariamente calcolati in condizioni di normale viabilità) e sui maggiori pericoli e costi ad esse connesso.
  2. Qualunque sia tuttavia la gerarchia e il bilanciamento di valori che si intenda adottare si vede da tali dati come la valorizzazione del criterio delle specificità territoriali e, all’interno di queste, dei dati più significati offerti da distanze, tempi di percorrenza e altitudini, legittimerebbero ampiamente la richiesta di salvataggio di tutti i tribunali abruzzesi.

 

Il tribunale di Sulmona

Modalità del congelamento del criterio della situazione infrastruttuale

– il momento della discrezionalità e della responsabilità politica

  1. Ma per quale ragione di tali dati e dei pareri che ad essi avevano fatto implicito e esplicito riferimento non si è tenuto alcun conto nelle scelte compiute del Governo ? Per quale ragione, in particolare, non si è tenuto conto dell’implicita richiesta contenuta nel parere del CSM e dell’esplicita richiesta contenuta nella relazione 2012 dell’allora Presidente della Corte d’Appello ?
  2. Per rispondere a tale domanda occorre premettere che il criterio delle specificità territoriali, per come configurato dal Legislatore, si articola in due aspetti: l’uno attinente alle infiltrazioni della criminalità organizzata, l’altro alla situazione infrastrutturale. Va quindi osservato che, esaurita la fase dello studio circoscritto ai criteri dimensionali, il momento (politico) successivo, in cui il criterio della specificità territoriale avrebbe dovuto essere “speso”, è stato dal Governo impiegato per il solo versante delle infiltrazioni mafiose e camorristiche, senza alcun riferimento alla situazione infrastrutturale, ciò in contrasto con le già segnalate indicazioni del CSM e della Commissione Europea e in scarsa consonanza (quanto meno) con la Delega legislativa.
  3. E’ stata in questo modo compiuta, nella fase riservata alle valutazioni del criterio della situazione infrastrutturale, una scelta “politica”, teoricamente sempre aperta e reversibile, di estrema durezza nei confronti dei territori abruzzesi, costituita dalla mancata spendita del criterio più confacente alle loro specificità ed ai bisogni espressi dalle loro popolazioni.
  4. Tale mancata spendita e la rilevata durezza della stessa hanno generato il dubbio del possibile superamento da parte del DLgs. 155/2012 dei generali limiti di ragionevolezza e degli specifici limiti imposti dalla Delega; con esso il dubbio del possibile superamento della soglia di conformità a costituzione.
  5. E’ noto che tale dubbio è stato successivamente fugato dalla sentenza 237 del 24 luglio 2013 con la quale la Corte Costituzionale, se ha certamente escluso il superamento della soglia dell’incostituzionalità, ha, tuttavia, per ciò stesso restituito, e di nuovo rimesso alle valutazioni degli organi di indirizzo politico, il potere dovere, loro riservato, di stabilire quale sia, al di sopra di quella soglia minima, il grado di tutela da accordare ai valori costituzionali in gioco.
  6. Ciò vuol dire che il grado di tale tutela, se non influisce sul giudizio di costituzionalità della norma è tuttavia significativo della maggiore o minore sensibilità degli organi di indirizzo politico per i valori costituzionali in gioco e per i diritti fondamentali dei cittadini.
  7. E’ perciò solo agendo su tale leva, di natura istituzionale e contenuto etico-politico, che è possibile e forse doveroso tentare il salvataggio di tutti i tribunali.

La ripresa di un percorso interrotto – l’obiettivazione del criterio della situazione infrastrutturale – le indicazioni dell’Europa: il tempo massimo di percorrenza – gli indicatori offerti dalle altitudini

  1. Va quindi osservato come maggiore sensibilità per tali valori e maggiore consonanza con il Parere CSM del luglio 2012 e con le “Linee Guida europee sulla geografia giudiziaria” sarebbero state mostrate dal Governo successivo a quello che aveva varato il Dlgs. 155/2012. Tale successivo Governo, con il Dlgs. 19/02/2014 n° 14 sul ripristino delle sezioni insulari distaccate di Ischia, Lipari ed Elba, avrebbe dato l’avvio ad una riflessione sul criterio della situazione infrastrutturale che, iniziato con il ripristino di alcune sezioni distaccate, avrebbe dovuto completarsi con analoghi interventi sulle sedi di tribunale, a partire da quelle in cui sarebbero state rilevate le maggiori difficoltà, ossia, in ultima analisi, proprio dai tribunali abruzzesi soppressi per i quali lo stesso allegato tecnico alla “Relazione 9 luglio 2012” aveva riconosciuto l’”effettiva esistenza” di quelle difficoltà[2].
  2. Tale programma, interrotto dalla successiva crisi di Governo, non è ad oggi ancora ripreso, ma proprio quest’ultima circostanza, l’esistenza di un lavoro non concluso e di un valore-criterio non ancora speso, offre ai territori abruzzesi la legittimazione a chiedere il completamento di quel lavoro iniziato e la spendita di quel criterio.
  3. Volendo quindi riprendere tale lavoro la prima domanda da porsi è sul tipo di indagine da seguire
  4. Va al riguardo osservato come il mancato impiego del criterio della situazione infrastrutturale sia stato tecnicamente ottenuto attraverso la sua mancata obiettivazione; vale a dire attraverso la mancata elaborazione del valore limite al di sopra del quale l’ufficio giudiziario avrebbe dovuto ritenersi “intangibile” (così come per i minimi standard dimensionali). Tale è il modus procedendi seguito dal Governo per i restanti criteri e tale è il modus procedendi che avrebbe dovuto seguirsi per il criterio della situazione infrastrutturale, come espressamente raccomandato, peraltro, nelle Linee Guida europee ove si legge che “nel ridisegnare la geografia giudiziaria appare opportuno fissare un tempo massimo per gli spostamenti dell’utenza più lontana dalla sede di tribunale”.
  5. Potrebbe pertanto essere questo il valore numerico che gli organi di indirizzo politico e le rappresentanze politiche della Regione potrebbero unitariamente proporre, opportunamente integrato, se necessario, con quelli dei tempi medi e delle altitudini, per restituire alla riforma della geografia giudiziaria quel che le è mancato in termini di compatibilità con gli standard europei e di sensibilità per i diritti dell’utenza.
  6. L’avvio di uno studio in tale direzione, aprendo la strada al riconoscimento delle reali specificità del territorio regionale, aprirebbe la strada al probabile salvataggio di tutti i quattro tribunali subprovinciali. Esso si svolgerebbe in tal modo nel segno dell’unità, anziché delle divisioni che rischiano di lacerare il tessuto della Regione, e offrirebbe la misura di una più matura civiltà giuridica capace di prestare attenzione alle condizioni dei territori e degli utenti più svantaggiati

Il salvataggio di tutti i quattro tribunali e la messa in sicurezza della Corte d’Appello – proposta realistica ?

  1. Ma sarebbe quella del salvataggio dei quattro tribunali una proposta plausibile e soprattutto coerente, nel suo far perno sul criterio della situazione infrastrutturale, con gli studi e le decennali richieste della magistratura ?
  2. Necessaria a questo scopo è la ricognizione dell’effettivo peso e significato scientifico del criterio della situazione infrastrutturale, a partire dal momento in cui di tale criterio si è cominciato a parlare.
  3. Si è già visto come detto criterio sia direttamente derivato da un principio, quello del ragionevole, o equo, accesso alle sedi giudiziarie, sul quale il CSM ha ripetutamente focalizzato la propria attenzione e del quale la Commissione Europea per l’efficienza della giustizia ha inteso segnalare l’assoluta centralità facendone l’oggetto dello stesso titolo delle proprie linee guida denominate appunto “linee guida sulla revisione della geografia giudiziaria per favorire le condizioni di accesso a un sistema giudiziario di qualità”.
  4. Di fondamentale importanza tuttavia nell’elaborazione di tale principio è la Relazione del CSM sullo stato della giustizia dell’anno 1996 (a sua volta basata su uno studio del Censis dell’anno 1994), Con tale documento furono messi a fuoco i principi dai quali sarebbero stati in seguito ricavati i criteri della stessa Legge Delega e in tal modo furono gettate le basi stesse della riforma del 2012. A tale documento fecero inoltre costante riferimento le successive delibere del CSM in materia di geografia giudiziaria fino al già citato parere dell’anno 2012 sullo schema di decreto legislativo.
  5. Ebbene il punto saliente di tale ponderosa relazione si trova al paragrafo 3.4 della parte seconda. In essa l’organo di autogoverno, dopo aver più volte richiamato l’esigenza di non pregiudicare l’accessibilità al servizio giustizia sul territorio [3], e di tener conto “della mobilità delle utenze sul territorio” con “i flussi di spostamento sulle reti infrastrutturali esistenti “ afferma la necessità “di assicurare comunque presidi giudiziari, ad esempio nei tribunali siti nell’arco alpino, dotandoli di idonee attrezzature e risorse
  6. Viene in tal modo esplicitato, dal soggetto istituzionale che più di tutti si sarebbe fatto promotore della riforma della geografia giudiziaria, un principio di assoluta garanzia per i territori in cui si fossero posti seri problemi di accesso alla sede giudiziarie, tale da legittimare la previsione, per detti territori, di una disciplina derogatoria dei normali criteri dimensionali anche a costo del possibile sovradimensionamento dei relativi tribunali rispetto ai propri bacini di utenza (assicurare comunque …, dotandoli di idonee attrezzature e risorse).
  7. In questo senso si sarebbero espressi tutti i più autorevoli pareri in materia sino al parere reso dal CSM nell’anno 2012 e alle “Linee Guida europee sulla geografia giudiziaria” adottate dalla Commissione europea sull’efficienza dei sistemi giudiziari. Ma nello stesso senso depongono in fin dei conti – prima ancora di tali documenti – il principio personalista e quello solidarista sanciti nella Costituzione come valori e come “principi fondamentali”,… che …,” non ammettono di essere piegati al principio economico …, o almeno non lo ammettono al di fuori di un prudente bilanciamento …fra beni costituzionali parimenti meritevoli di protezione [4].
  8. Colpisce quindi che nella “Relazione Definitiva” al d,lgs 155/2012 il Governo non abbia fatto alcun cenno a tale principio e colpisce come, a distanza di tanti anni, il Governo tardi ancora ad adeguarsi, sia al parere espresso ex professo dal CSM sullo schema di decreto legislativo sia alle “Linee Guida europee sulla geografia giudiziaria”, sia, infine, al documentato parere espresso dal Presidente della Corte d’Appello dell’Aquila, nella relazione inaugurale dell’anno giudiziario 2011-2012 ove a chiare lettere si rappresenta la necessità della conservazione di tutti i quattro tribunali a partire dal più piccolo il cui Circondario… si estende in aree interamente di montagna, poste per la gran parte oltre i milleduecento metri di altitudine, notevolmente distanti da qualsiasi altra possibile sede, carenti di infrastrutture di collegamento al capoluogo di Provincia e soggette a sfavorevoli condizioni metereologiche, con frequente presenza sulle strade di neve e ghiaccio nel periodo invernale”.

 

Un ufficiale giudiziario di Sulmona

La conciliazione di istanze (apparentemente) inconciliabili

Tribunali e aree giudiziarie – decentramento fisico a aggregazioni funzionali – il ruolo delle tecnologie informatiche

  1. Ma potrebbe l’Abruzzo limitarsi a pretendere il rispetto di questo suo speciale “diritto” a una disciplina totalmente derogatoria dei criteri di dimensione e entità di sopravvenienze senza farsi carico in alcun modo delle finalità di efficienza perseguite dalla riforma ? O non potrebbe la Regione farsi promotrice di una proposta più innovativa e ambiziosa, capace di includere nel proprio orizzonte, attraverso la sperimentazione di forme organizzative più evolute, le stesse ragioni di efficienza ed economia ? Possono, in altre parole, le caratteristiche storiche e orografiche della Regione offrire al sistema giudiziario l’opportunità di sperimentare una diversa ma equivalente risposta a tali istanze ?
  2. Probabilmente si. La soluzione di cui la Regione potrebbe studiare la fattibilità non dovrebbe infatti essere quella della conservazione dei quattro tribunali e dei quattro uffici di procura nella loro attuale condizione di “monadi”, amministrativamente e operativamente isolate, ma quella della realizzazione fra tali uffici e i rispettivi tribunali provinciali di una diversa e più efficiente tipologia di aggregazione mirata alle sole funzioni e attività effettivamente rilevanti a fini di efficienza e risparmio, in modo da non pregiudicare i diversi ma altrettanto importanti collegamenti che gli attuali uffici intrattengono con i rispettivi territori e che le tecnologie informatiche potrebbero ulteriormente potenziare.
  3. A questo scopo occorre tener presente che le finalità di efficienza e risparmio di spesa perseguite dalla riforma sulla base di studi concepiti, in un contesto storico e tecnologico assai diversi dal presente,[5] non richiedono più, al giorno d’oggi, il materiale e fisico accentramento, in unico capoluogo amministrativo e in unico palazzo, della totalità delle strutture attraverso le quale l’ufficio era una volta chiamato ad operare.
  4. L’esigenza dell’accentramento fisico dei luoghi di lavoro sta rapidamente lasciando il posto, grazie alle più moderne tecnologie informatiche, a forme di organizzazione del lavoro (e del telelavoro) assai più articolate e diffuse sul territorio. Queste ultime, senza indebolire ma, al contrario, rafforzando i collegamenti e le sinergie interne a ciascun azienda, riescono a coniugare con dette sinergie, gli incrementi di produttività, flessibilità e generale “benessere organizzativo”[6] portati dalla maggiore autonomia, responsabilizzazione e motivazione dei lavoratori, più in generale dal rafforzamento, prodotto dal decentramento, delle loro “identità lavorative”.
  5. Per quanto riguarda gli uffici giudiziari lo sviluppo dei sistemi informatici ha già prodotto tale maggiore diffusione territoriale ove si consideri la possibilità, sempre più utilizzata da avvocati, magistrati e ausiliari del giudice, di redigere e depositare da remoto i propri atti e provvedimenti, il sempre più diffuso utilizzo della Rete per lo scambio di opinioni e la proposizione di quesiti interpretativi, la creazione di comunità specializzate nella ricerca e approfondimento di argomenti specifici e il sempre più ampio ricorso alla video conferenza per relazioni frontali o dibattiti interni.
  6. Le tecnologie informatiche, nella loro scientifica neutralità, possano infatti essere utilizzate sia per il decentramento delle strutture organizzative sia per il loro ulteriore accentramento. In questo senso esse ci interpellano sulla direzione che intendiamo seguire e la risposta che l’Abruzzo potrebbe cercare di dare dovrebbe essere del primo tipo, ossia di tipo certamente più avanzato e sperimentale rispetto alle ipotesi sinora elaborate all’interno della magistratura.
  7. Dette ipotesi – per una comprensibile prudenza e abitudine mentale agli ormai centenari schemi “fordistico tayleriani” – sono state finora elaborate solo nel senso dell’ulteriore accentramento fisico delle risorse, con utilizzo dell’informatica, quale correttivo di prossimità, per i soli flussi informativi “esterni” con gli utenti; tali sono le proposte tese a rispondere alle istanze di prossimità della popolazione con la creazione dei c.d “sportelli di prossimità” o con l’ipotizzata trasformazione delle udienze in video conferenze.
  8. Viceversa le risposte della pratica, sembrano essere di tipo opposto e più avanzato, vale a dire nel senso, visto prima, dei flussi informativi “interni”, ossia dello scambio delle informazioni fra le componenti interne dell’ufficio, le quali tendono, in questo modo, a conservarsi fisicamente diffuse o a ulteriormente diffondersi sul territorio, e ad accentrarsi solo virtualmente; il tutto con risultati sempre positivi che non hanno riguardato i soli magistrati nei loro scambi interni e con l’ufficio, o i legali e gli ausiliari del giudice nei rapporti interni al singolo procedimento, ma hanno iniziato a riguardare anche i flussi di lavoro, più strettamente inerenti l’organizzazione interna dell’ufficio giudiziario; quali i flussi riguardanti lo stesso personale amministrativo, in talune occasioni dislocato con successo su uffici periferici per lo svolgimento di attività riguardanti gli uffici centrali.

Una decorazione del Palazzo della Consulta ove ha sede la Corte Costituzionale

Nuovi modelli organizzativi – Esperimenti ed esperienze riuscite – Le indicazioni della pratica – le economie specialistiche nella rete dei piccoli uffici

  1. E’ questo il più interessante panorama di ricerca che si apre in questo periodo ed è su questo territorio di sperimentazione che la Regione Abruzzo, proprio in virtù delle proprie caratteristiche orografiche, potrebbe candidarsi a intervenire.
  2. Sul piano della pratica riorganizzazione degli uffici giudiziari i risparmi di spesa e gli incrementi di efficienza che la riforma si prefigge di perseguire col materiale accorpamento degli uffici potrebbero conseguirsi sperimentando, in luogo del progettato accentramento fisico, una tipologia di collegamento funzionale fra più tribunali all’interno di una medesima area giudiziaria. Le aree così create avrebbero le medesime dimensioni dei previsti tribunali provinciali (rispettivamente di 280 e 297.418 abitanti per le due aree abruzzesi), ma sarebbero concepite in modo che gli uffici che le compongono, corrispondenti a tutti gli attuali tribunali, restino fra loro distinti, con tutte le loro attuali componenti e competenze, anche di piante organiche, ma vengano al tempo stesso tenuti insieme (o se si vuole “federati”) fra loro attraverso il programmatico coordinamento, da prevedere normativamente, di quelle attività interne, e solo di quelle attività interne, che sono realmente necessarie alle finalità di risparmio e incremento di efficienza perseguite dalla riforma.
  3. Le economie specialistiche che ci si attende di conseguire attraverso lo scambio di informazioni fra un maggior numero di magistrati specializzati in singoli settori potrebbero essere conseguite, in questo modo, sia attraverso la creazione di canali telematici specializzati dedicati alla totalità dei magistrati dell’area giudiziaria che si occupano di una determinata materia, sia attraverso appositi incontri o camere di consiglio allargate da tenere periodicamente in via telematica o fisica nelle diverse sedi della medesima area giudiziaria,
  4. Analogo collegamento, assai più stretto e programmaticamente coordinato di quello attualmente realizzato attraverso il labile vincolo delle tabelle infradistrettuali, potrebbe essere istituito per la gestione di assenze, scoperture e turni feriali di magistrati, Sufficiente a tal fine sarebbe la previsione, al posto o in aggiunta delle attuali tabelle infrasdistrettuali, di un unico Documento Organizzativo Generale e di un unico Progetto Tabellare realizzato dai tre dirigenti sotto il coordinamento del più anziano di essi e destinato a far fronte – con i provvedimenti di sostituzione che, sulla base di tali tabelle verrebbero automaticamente assunti del coordinatore di turno – a tutti i diversi eventi di incompatibilità, vacanze di organico, gestione di ferie e malattie, che possono rendere problematico il funzionamento dei piccoli uffici,.
  5. I tribunali attualmente esistenti rimarrebbero, in questo modo, al loro posto, intatti, nelle loro distinte componenti anche amministrative, e diretti dai rispettivi presidenti e capi di procura, i quali, salvo il coordinamento che saranno tenuti a curare per garantire l’unità organizzativa e giurisprudenziale dell’intera area giudiziaria, continuerebbero a svolgere le loro attuali funzioni direttive, di coordinamento della polizia giudiziaria e di interlocuzione e rappresentanza dello Stato sui territori.
  6. Con tale soluzione, realizzabile a “costo zero” senza lo spostamento di alcun impiegato e di alcun fascicolo, gli unici occasionali spostamenti fisici da compiere, riguarderebbero i soli magistrati, non gli utenti (assai più numerosi dei primi), né gli avvocati né i restanti professionisti – i quali continuerebbero a rapportarsi, non con i previsti “sportelli di prossimità” ma con le “persone” di magistrati e funzionari ad essi culturalmente e “umanamente prossimi”.
  7. La proposta è quindi di capovolgere il disegno; orientare le tecnologie informatiche non nella direzione di una “prossimità virtuale”, funzionale ad un accentramento fisico, ma al contrario, nella direzione di un “accentramento virtuale” funzionale alla conservazione e, se possibile al potenziamento, della prossimità fisica.
  8. Non sarebbe in questo modo la montagna a doversi muovere per avvicinarsi alla giustizia ma quest’ultima a conservarsi prossima alla montagna e alle sue popolazioni.
  9. E’ d’altro canto notorio che assai pochi sono i magistrati che risiedono nel comune in cui hanno sede gli uffici di appartenenza, la maggior parte si sposta, nei giorni di udienza, dal comune di residenza a quello dell’ufficio, onde le rare e programmate modifiche di percorso che sarebbero imposte da tali modalità di coordinamento non inciderebbero in maniera apprezzabile sulle attuali condizioni di lavoro.
  10. Ai colleghi propongo perciò di approfittare delle tecnologie informatiche, non per concedere agli utenti dei meri “sportelli di prossimità” o delle mere videoudienze a distanza, ma per costruire una nostra, diversa e più facile,, “prossimità professionale”, ossia, per i flussi informativi a noi “interni”, relativi a camere di consiglio allargate, riunioni ex art. 47 quater ord. giud. (anch’esse potenzialmente allargate ad altre aree) o anche ai semplici scambi di informazioni e pareri per i quali si rende necessario l’avvicinamento delle professionalità.
  11. Quanto al contenimento dei costi che l’accentramento si propone di realizzare attraverso la riduzione delle piante organiche è proprio l’esperienza del Tribunale di Sulmona – che con una scopertura del 36% dell’organico del personale amministrativo (probabilmente superiore alla riduzione di personale che il Governo avrebbe inteso ottenere dalla sua soppressione), è riuscito a collocarsi al quinto posto in Italia nella classifica dell’efficienza elaborata dalla Direzione di Statistica del Ministero – proprio tale esperienza che dimostra come il più ampio e corretto utilizzo delle tecnologie informatiche consenta la realizzazione, nei piccoli uffici, di risparmi analoghi e probabilmente superiori a quelli realizzabili con gli accorpamenti in grandi uffici; … così come consentirebbe (forse più auspicabilmente), l’impiego delle risorse recuperabili per tale via, non per la riduzione degli organici, ma per la destinazione di specifiche risorse all’eliminazione delle tantissime altre inefficienze da cui tutti gli uffici giudiziari sono ancora cronicamente afflitti, specie per quel che riguarda l’informazione e le modalità di ricevimento dell’utenza.
  12. Non ci si priverebbe, in questo modo, dei vantaggi che le strutture giudiziarie, specie se meglio organizzate, potrebbero continuare a offrire ai rispettivi attuali territori, non solo in termini di servizio e di prossimità fisica all’utenza, ma, prima e più ancora, in termini di prossimità storica e culturale alle popolazioni, grazie alla presenza in loco, con relativi flussi, anche economici, di magistrati, avvocati, personale amministrativo e professionisti.
  13. Venerebbe inoltre sperimentato un modello organizzativo, replicabile nei non pochi tribunali di piccole dimensioni lasciati in piedi dalla riforma e verrebbe in questo modo delineato il profilo complessivo di un’organizzazione giudiziaria al cui interno tribunali di piccole e grandi dimensioni sarebbero tutti egualmente, anche se differentemente, orientati alle finalità di efficienza perseguite dalla riforma.

 

Una fase della protesta degli anni scorsi

L’indispensabilità della piccola dimensione nella sperimentazione e ricerca dei nuovi applicativi – Laboratori di sperimentazione e ricerca – Un nuovo ruolo per i tribunali del Distretto e la Corte d’Appello

  1. Ma c’è un altra più stimolante, e forse più utile, funzione che tale sistema di piccoli tribunali potrebbe candidarsi a svolgere.
  2. I sistemi informatici di cui l’intera organizzazione giudiziaria si va via dotando sono, per loro natura, e per la natura, fisiologicamente mutevole, del diritto, soggetti a rapidissima obsolescenza, secondo un ciclo di vita che ne richiede la continua evoluzione e sostituzione. Ciò determina l’esigenza di una continua attività di elaborazione sperimentazione e monitoraggio di prototipi. con varie tipologie di test da compiere, i quali richiedono la disponibilità di piccoli ma “reali” contesti di lavoro, da utilizzare per la ricerca e prima sperimentazione dei sistemi [7].
  3. Ciò fa della piccola dimensione una qualità di cui i moderni sistemi giudiziari hanno necessità di disporre allo scopo di poter elaborare e monitorare i programmi in maniera non solo isolata ma anche sistemica – ossia nelle loro ripercussioni sulla totalità dei flussi e delle funzioni dell’ufficio – e quindi in scala ridotta, in modo da contenere i costi dei prototipi e i rischi da malfuzionamento, e in modo da facilitare il monitoraggio e la campionatura dei dati.
  4. Le caratteristiche delle strutture giudiziarie che si propone di realizzare nelle aree dell’Abruzzo le candiderebbero a questa specifica funzione coniugando in tal modo le ragioni della prossimità a quelle dell’efficienza e del risparmio, queste ultime valutate in relazione a profili diversi da quelli avuti di mira dalla riforma ma altrettanto importanti al giorno d’oggi per l’efficace funzionamento del sistema complessivo.
  5. Ciò inoltre consentirebbe o, meglio ancora, imporrebbe, la conservazione presso gli attuali uffici del Distretto, di tutte le strutture, funzioni e competenze che le riforme in corso prevedono di trasferire ai soli uffici medio-grandi e consentirebbe di fare della Corte d’Appello l’ufficio più di tutti attrezzato nel Paese a svolgere analoghe funzioni per gli applicativi riguardanti gli uffici di secondo grado.
  6. Si tratta di proposta estremamente ambiziosa le cui possibilità di riuscita sono direttamente proporzionali al grado di unità con il quale l’intera Regione saprà sostenerla (il che sarebbe sufficiente, a farla propria, quanto meno quale fattore di unità fra forze e interessi la cui divisione rischierebbe altrimenti di produrre spiacevoli lacerazioni).
  7. Ovvio che una tale proposta ha necessità di essere meglio messa a fuoco nelle sue diversissime implicazioni organizzative e ordinamentali. Quel che di essa può dirsi sin d’ora con certezza è tuttavia la sua sicura non traumaticità e facile realizzabilità economica, politica ed amministrativa non richiedendo essa, come già detto, alcuno spostamento di personale, fascicoli, attrezzature, competenze e personale;

La possibile condivisione del progetto Capograssi –sua replicabilità

  1. E’ da aggiungere che, ove tale proposta venisse accolta, il primo progetto informatico da sottoporre a successivi cicli di sperimentazione – partendo dal Tribunale di Sulmona e proseguendo subito dopo con i tribunali di entrambe le aree giudiziarie – potrebbe essere proprio il Progetto Capograssi recentemente finanziato dalla Regione nell’ambito di fondi FSE.
  2. Tale progetto non è stato elaborato a sostegno o per il vantaggio di un solo tribunale, come da qualche parte si è comprensibilmente temuto, ma a sostegno e per il vantaggio di tutti i tribunali della Regione, come sviluppo di un’idea in cui è implicita la conservazione e valorizzazione di tutti i piccoli uffici, quali componenti di più vaste, ma al tempo stesso più elastiche, aggregazioni giudiziarie, in questo modo compatibili sia con le finalità della riforma sia con le istanze di prossimità delle popolazioni.
  3. Ove l’esito della prima sperimentazione risultasse positivo dal prototipo si ricaverebbe la ipotizzata implementazione evolutiva degli attuali sistemi ministeriali, appositamente pensata per la più ampia e migliore gestione dei dati da parte degli utenti e per il contemporaneo coinvolgimento dei piccoli centri montani, senza oneri economici per i relativi comuni, nella gestione e acquisizione dei dati riguardanti i singoli procedimenti. Tale progetto andrebbe quindi ulteriormente sperimentato, con applicativi ministeriali, nei tribunali di entrambe le aree giudiziarie, nei due momenti, organizzativo e formativo il primo, informatico e applicativo il secondo, in cui dovrà meglio definirsi.
  4. Ulteriore partner del progetto sarà la Casa di Reclusione di Sulmona, al cui interno potranno organizzarsi cicli di digitalizzazione dei fascicoli processuali in via di versamento all’archivio storico, nel corso dei quali potranno tenersi corsi di formazione e sperimentarsi specifici criteri di catalogazione di documenti giuridici, ricavati dall’esperienza del Massimario della S.C. e delle più importanti riviste italiane, utilizzabili in seguito come strumenti di semplificazione nell’attività, ad oggi ancora eccessivamente lunga e laboriosa, che ancora si frappone alla facile e utile catalogazione della giurisprudenza di merito.
  5. I risultati attesi riguarderebbero:
    1. da un lato il miglioramento delle condizioni di lavoro di tuti gli operatori – magistrati, cancellieri avvocati e professionisti – i quali potranno essere assistiti da appositi strumenti di raccolta e gestione dei dati rilevanti di ciascun procedimento senza dover di volta in volta consultare i singoli fascicoli processuali,
    2. da un altro lato le comunità locali coinvolte nell’interoperabilità e cooperazione applicativa dei sistemi locali e ministeriali e nello studio e sperimentazione delle possibili modalità di accesso da remoto, da parte degli aventi diritto residenti nei centri, ai dati processuali riguardanti le loro posizione nonché alle aste telematiche e alle eventuali udienze pubbliche di cui venisse richiesta e ammessa la trasmissione;
    3. da altro lato i soggetti ammessi al progetto, fra i quali il gruppo dei detenuti selezionati dal Direttore della Casa di Reclusione, i quali attraverso il coinvolgimento nel progetto potranno acquisire competenze informatiche e giuridiche utili al loro recupero e alla loro formazione e maturazione culturale.
  6. Da aggiungere che, essendo il progetto incentrato sulla rilevazione, acquisizione e gestione dei dati, l’oggetto della sua ricerca è destinato a durare quanto il tempo (teoricamente infinito) …della stessa produzione normativa e giurisprudenziale atteso che la rilevanza del dato è in funzione di tali dinamiche. Detta ricerca verrebbe quindi a saldarsi con la contemporanea sperimentazione e ricerca dei nuovi applicativi ministeriali e consentirebbe alla Regione di porsi come luogo di avanza ricerca informatica e giuridica.

Il busto di Giuseppe Capograssi nell’atrio del Tribunale di Sulmona

I piccoli uffici nella società dei sistemi e nella specializzazione delle competenze

  1. Ulteriori e complesse sono le funzioni che tale rete di piccoli tribunali potrebbe svolgere nella maturazione di una cultura giuridica munita delle connessioni interdisciplinari di cui proprio la sempre più accentuata specializzazione ha necessità di dotarsi.
  2. Impossibile nelle presenti note approfondire tale aspetto. Sufficiente è segnalare come lo studio e l’osservazione sistemica della totalità dei flussi informativi che interessano le diverse componenti dell’ufficio giudiziario, nei loro collegamenti con le strutture penitenziarie e con il sistema degli altri soggetti operanti nel territorio, non possa avere come campo di osservazione i grandi uffici giudiziari, in cui i costi e i tempi di ricerca e monitoraggio e la parcellizzazione delle esperienze rendono di fatto impossibile l’osservazione sistemica dei fenomeni, ma hanno necessità di uffici-laboratorio che riproducano in scala ridotta la totalità delle componenti dell’ufficio giudiziario, non solo per la ricerca e sperimentazione informatica di nuovi applicativi, ma anche come luoghi in cui il giurista, specie nel periodo iniziale della sua formazione, possa mettere a fuoco ed entrare a dirette contatto con le connessioni che si stabiliscono fra i vari settori e in questo modo maturare le sensibilità e “sinapsi culturali” di cui proprio la sua formazione specialistica ha bisogno di dotarsi.
  3. Ciò svela in parte anche il senso del riferimento del progetto a Capograssi, e più in generale alla tradizione della dottrina giuridica italiana fra cui quella di un allievo di Capograssi come Vittorio Frosini, il quale, con largo anticipo sui tempi, seppe cogliere l’importanza di quell’umanesimo tecnologico di cui solo recentemente è stata riconosciuta la necessità dai più autorevoli esperti di informatica (Serve un “ingegnere rinascimentale”, amava dire Jobs, parlando della forza di sintesi tra scienza e umanesimo, tipica del Cinquecento italiano http://www.huffingtonpost.it/antonio-calabro/servono-ingegneri-rinascimentali-per-costruire-nuove-sintesi-tra_a_23005578/).

L’importanza delle grandi strutture penitenziarie

nelle “linee guida” dell’Unione Europea

  1. E’ per noi a questo punto doveroso spendere alcune parole per il Tribunale di Sulmona, ossia per il più piccolo dei tribunali del Distretto e per uno dei più piccoli tribunali italiani. Si è già visto come le modestissime dimensioni di tale ufficio costituirebbero, per le proposte funzioni laboratoristiche, non ragione di debolezza ma requisito di preferenza e punto di forza per la sua conservazione.
  2. Qui si vuole aggiungere come l’eventuale opposta decisione di sopprimerlo si porrebbe, oltre a quanto già detto, in evidente contrasto con le “Linee Guida europee sulla geografia giudiziaria”, sia in relazione alla raccomandazione, già esaminata, di “fissare un tempo massimo per gli spostamenti dell’utenza più lontana dalla sede di tribunale[8], sia in relazione all’ulteriore indicazione, presente nelle medesime “linee guida”, e dettata “da motivi di sicurezza ed economici”, di non sopprimere gli uffici giudiziari vicini a importanti strutture penitenziarie. Si legge infatti nelle “Linee Guida europee sulla geografia giudiziaria” che ulteriore “fattore di influenza sulla riforma delle mappe giudiziarie, non meno rilevante dei precedenti, è il coordinamento della riforma con l’organizzazione di altre istituzioni che lavorano a stretto contatto e spesso in interazione con la giurisdizione”; in considerazione di detto coordinamento, “la presenza di un istituto penitenziario dovrebbe rappresentare un vincolo di cui tenere debitamente in conto nel processo decisionale [9].
  3. Sul piano della sicurezza va poi segnalato l’azzardo in cui si risolverebbero le due contrastanti decisioni di ampliare l’istituto penitenziario e sopprimere il tribunale del Circondario – e con esso gli altri tre tribunali confinanti – stante l’inevitabile ridotto controllo dei territori che ne deriverebbe e l’impoverimento sociale ed economico dei contesti sociali che con la casa di Reclusione sarebbero chiamati a interagire.
  4. E’ ormai nota l’importanza che assume, nella moderna concezione del carcere, il contesto socio economico in cui lo stesso è chiamato a gestire i programmi di recupero dei detenuti e di integrazione sociale della famiglie che al loro seguito tendono a trasferirvisi. Impoverire tali contesti, favorirne il degrado attraverso il declassamento o lo smantellamento dell’armatura amministrativa che li sorreggeva, finisce con il privare la struttura penitenziaria della rede di interlocutori culturalmente attrezzati con i quali la stessa ha necessità di rapportarsi nella gestione di programmi di recupero e finisce inoltre con l’esporre i territori così indeboliti – e tuttavia chiamati a ricevere un apprezzabile numero di famiglie in condizioni di probabile disagio sociale – a non modesti rischi di infiltrazione da parte di organizzazioni criminali
  5. Viceversa la creazione in detti territori delle ipotizzate reti di piccoli uffici, ad elevata vocazione sperimentale e di ricerca, accrescerebbe, con l’arricchimento culturale e di capacity buildig che ne deriverebbe, l’attitudine degli stessi a interagire con la struttura penitenziaria e ad offrire alla stessa il necessario supporto nei programmi e progetti di recupero e formazione individuale (un esempio dei quali è il già menzionato Progetto Capograssi).
  6. Nasce da qui l’auspicio che l’intera Regione sappia farsi promotrice di un progetto comune e innovativo, capace, nei suoi contenuti innovativi, di rafforzare l’unità dei territori e delle forze che li rappresentano, e al tempo stesso capace, nella sua attitudine unitiva, di porsi come proposta autenticamente innovativa di reale utilità per l’intero Paese.
  7. Sperando con questo di avervi potuto offrire spunti di riflessione utili al difficile compito che vi accingete a svolgere porgiamo i nostri personali saluti e auguri di buon lavoro.

Sulmona 30 gennaio 2018

 

Il Procuratore della Repubblica                           Il Presidente del Tribunale

Giuseppe Bellelli                                               Giorgio Di Benedetto

  1. [1] Fanno eccezione i dati di Mistretta e Rossano, che nello schema di decreto errano stati accorpati ad uffici diversi da quelli successivamente individuati nel decreto delegato; per questi due uffici si è pertanto fatto ricorso alle informazioni ricavabili dai più importanti siti della Rete. Da precisare inoltre che lo studio ministeriale riporta le distanze dei percorsi più sicuri ossia di quelli autostradali, ove presenti, e delle strade di maggiore percorribilità negli altri casi.
  2. [2] In ciascuno dei quali sia se si faccia esclusivo riferimento alla sede del solo ufficio soppresso sia e a maggior ragione se si faccia riferimento alla contemporanea situazione dei centri più lontani si registrano distanze e altitudini che, in assenza di neve e in condizioni di traffico normale, possono comportare tempi di percorrenza superiori alle due ore, in caso di neve o di traffico rallentato tempi di percorrenza non quantificabili.
  3. [3] In tale Relazione si richiamano i risultati del gruppo di studio per la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, istituito con decreto interministeriale del 3 gennaio 1994. e sulla base di tali risultati si “ipotizzano i tre ordini di priorità su cui fondare il riassetto dei circondari su cui fondare il riassetto dei circondari” ai quali il Legislatore si sarebbe successivamente ispirato nella determinazione dei criteri della Delega. Va quindi osservato come nella descrizione di tali priorità lo studio in parola abbia fatto costante riferimento al principio di accessibilità alle sedi giudiziarie. Così è nella descrizione del secondo criterio in cui si osserva come nell’aggregazione dei circondari occorra tener conto fra gli “altri elementi fondamentali… dell’accessibilità alle sedi giudiziarie sul territorio”, così nella descrizione del terzo criterio in cui si osserva come nell’ aggregare i circondari occorra tener conto del vincolo geografico e a questa scopo non accorpare tribunali di più province al fine di non pregiudicare l’accessibilità al servizio giustizia sul territorio
  4. [4] Silvio Gambino Cittadinanza e governance europea: quale effettività per i diritti sociali e la concezione normativa della Costituzione 267
  5. [5] Basti pensare che nel 1994 (epoca dello studio Censis) e ne 1996 la rivoluzione di internet era di là da venire e che i pochi sistemi informatici ministeriali erano basati su un’architettura accentrata (di tipo “Mainframe – terminali”) in cui le informazioni e la potenza di calcolo erano concentrate su un unico Mainframe centrale, collegato a un sistema di terminali (passivi) con funzionalità di mera interrogazione; architettura che ha ormai lasciato il posto alle architetture, tendenzialmente decentrate, delle “reti di elaboratori” o computer network)
  6. [6] Finalità quest’ultima cui il CSM ha recentemente prestato particolare attenzione
  7. [7] A questa primissima sperimentazione segue in genere una altra tipologia di test (da stress) da eseguire su pochi grandi uffici
  8. [8] Per Sulmona detta distanza supera le 2 ore, per Avezzano sfiora le 2 ore, ma altrettanto irragionevoli sono le distanze massime che si registrano nei circondari di Lanciano e Vasto.
  9. [9] Nel caso del Tribunale di Sulmona l’ampliamento in atto della Casa di Reclusione (che verrà portata dall’attuale ricettività di 400 detenuti a quella di 600 detenuti e resa in tal modo una delle più importanti strutture penitenziarie del Paese) rende tale coordinamento ancor più doveroso, stante il risultato paradossale cui si perverrebbe, nel caso in cui la soppressione del Tribunale non venisse rivista, di privare l’istituto penitenziario, di cui si vorrebbero aumentare le dimensioni e le performance, della necessaria prossimità territoriale con il suo principale e naturale partner istituzionale ubicato in caso di soppressione ad oltre 100 km di distanza (a fronte degli attuali 2 km).