PER LA CORTE D’APPELLO SI RACCOLGONO I FRUTTI DELLA TESTARDAGGINE

637

22  AGOSTO  2014 – Per Gianni Melilla, deputato di “SEL”, la soppressione della Corte d’Appello dell’Aquila sarebbe un “grave colpo” alla regione, che ha già pagato in termini di riduzione della presenza di importanti uffici dello Stato sul territorio.

Il parlamentare ha assunto la sua posizione oggi, dopo che la stampa nazionale ha ripreso le voci, peraltro ormai quasi certe  già dallo scorso marzo (v. “Gratteri: ora accorpiamo le Corti d’Appello troppo piccole” nella sezione GIUSTIZIA di questo sito), nel quadro delle imminenti misure sulla geografia giudiziaria (consiglio dei ministri del 29 agosto).

Melilla è tra i più attenti, non solo sui temi della giustizia. Questo, peraltro, non annulla un rilievo di fondo che molti (tra i quali non Melilla) cercano di trascurare: i politici debbono prepararsi alle riforme e non soltanto impedire quelle che danneggiano un territorio o una categoria. La testarda e improponibile difesa della Corte d’Appello a L’Aquila ha danneggiato tutto il corredo di valide motivazioni per un più moderno e funzionale assetto della geografia giudiziaria in Abruzzo. Tenere una Corte in un capoluogo che si colloca nell’angolo estremo della regione, a 700 metri di altitudine e a più di due ore di autostrada da tribunali importanti come Lanciano e Vasto significa cocciutamente pretendere che l’Italia non si rinnovi. E’ vero che analogo discorso va considerato per la assurda situazione di due tribunali (Pescara e Chieti) che distano dieci minuti di auto l’uno dall’altro; ma l’esempio cattivo non aiuta a aggiustare il pessimo. La Corte, per essere salvata, doveva essere trasferita a Pescara, dove si incrociano due linee ferroviarie e due autostrade e c’è un aeroporto. Questo è l’Abruzzo moderno e su questo andava puntato il futuro della regione. Poi, quando vengono i tagli, è tardi e arroccarsi su una difesa insostenibile fa danno peggiore a tutti gli Abruzzesi. Se, invece, oggi si sostengono difese ad oltranza per fini elettoralistici come hanno fatto quelli che prima hanno votato per la soppressione dei tribunali e poi si vantano delle proroghe (e fra questi, ancora una volta, non c’è Melilla), si sconfina addirittura nella presa in giro degli Abruzzesi, che purtroppo continuano a votare per chi sopprime le loro istituzioni.

Please follow and like us: