Per la prima volta gli elettori non votanti avranno le deleghe di giunta

248

costumi davanti all Annunziata26 GIUGNO 2013 – Voci di corridoio dànno per scontato che il nuovo sindaco Peppino Ranalli non proporrà l’elenco dei suoi collaboratori (lo “staff” o il “gabinetto”) in vista della prima seduta del consiglio comunale di venerdì 28 giugno.

Sono gli incarichi più consistenti e non si sarebbe trovato l’accordo sui nomi o sulle componenti della maggioranza che debbono essere rappresentate in questo esecutivo ristretto. Tra l’altro, Ranalli avrebbe ricevuto più di un garbato diniego da parte degli interessati. Nella foto manichini davanti al Palazzo dell’Annunziata

E invece il vero motivo per il quale Ranalli non compone lo staff è molto più semplice ed è direttamente da ricollegare all’astensionismo nel ballottaggio. In modo molto coerente, il primo cittadino eletto dal 45% dei Sulmonesi ha conferito solo il 45% delle deleghe (Goti, Giannantonio, Valdo, etc.) e le altre le lascerà ai Sulmonesi che non hanno votato. Così imparano a non dare loro la delega, democratica e prevista per legge. Quartieri da ricostruire? Niente assessore all’urbanistica, sebbene la città fece il balzo in avanti che tutti conosciamo quando era assessore al ramo Franco Iezzi (era sull’orlo del precipizio e il balzo è stato irreversibile). Per risolvere la espansione di un quartiere si faranno riunioni condominiali allargate a tutti gli isolati interessati; poi i progetti passeranno al Comune ma solo per il timbro. Delega per la Cultura? L’ultimo assessore che abbia funzionato sul ramo era Bruno Di Masci, venticinque anni fa, ma poi a giudicare dal suo intervento all’assemblea del PD per rifare le primarie, la espressività dei termini è stata tale (v. “La strategia del dolce stil novo” nella sezione SPIGOLI di questo sito) che si rende superflua ogni intermediazione dell’ente pubblico in fatto di elaborazione dei testi. Si faranno delle letture dei testi in piazza (per esempio: “Contributi del medico del II sec Galeno ai “Medicamina” di Ovidio morto nel I sec., alla luce della lettura suggerita da Franco Iezzi con disorientamenti per i lettori”; v. “Franco Iezzi sposta Ovidio di cento anni” nella sezione OVIDIO di questo sito). Ma, beninteso, queste letture saranno pagate e organizzate da chi non ha votato, così impara anche lui a scegliere l’Aventino.

E così via. Sarà il primo consiglio comunale con deleghe agli assenti e non votanti. E chissà che, come in Belgio, la città non riprenda a funzionare. Già ci pare di sentire chi vorrà tacciare questa opinione come l’esaltazione dell’antipolitica. Sarà il caso, allora, di dire che è fautore dell’antipolitica chi governa con il voto del 25% dei cittadini (la maggioranza del 45% degli aventi diritto); non sarà inutile ricordare che chi si presenta in Consiglio Comunale senza neppure dare una sembianza fisica a chi dovrà collaborare nella gestione politica è già sulla strada dell’assolutismo (non si faccia illusioni in quanto al risultato, perchè c’è sempre l’insegnamento della rana che voleva diventare bue). Dopo aver rimosso queste incongruenze, si può parlare dell’antipolitica degli altri.