
Un ponte il legno tra i progetti delle ex ferrovie italiane?
INQUIETANTI RETROSCENA DALL’INCIDENTE MORTALE SUGLI STRANI BINARI DI PIOLTELLO E LE “FERROVIE” DOVREBBERO COSTRUIRE LA BRETELLA DI SULMONA…
3 FEBBRAIO 2018 – Dunque non avevamo esagerato, come sostiene qualcuno quando legge i nostri articoli polemici: la Rete Ferroviaria Italiana (RFI) va giù duro con il legno e pare che dall’inchiesta sul disastro della settimana scorsa sia emerso che un altro giunto (o addirittura una buona parte del binario) sia stato trovato fatto di materiale legnoso.
Oddìo, anche sulla strada da Roccaraso all’Aremogna i guard-rail sono fatti di legno, per esigenze legate all’ecologia: ma, innanzitutto non si ha memoria negli ultimi trentacinque anni (cioè da quando è stata inaugurata quella breve variante dalla galleria sul Piano delle Cinque Miglia ai pressi dell’ultima rampa per arrivare all’albergo Paradiso) che una sola autovettura sia finita contro il guard-rail (quindi il rischio è prossimo allo zero tondo); in secondo luogo su quel tratto di strada il legno si vede e magari è un invito alla prudenza. A Pioltello era seminascosto nel ferro; sicuramente chi sfrecciava sui convogli non poteva neanche immaginare questa furbissima trovata ingegneristica della RFI.
Ora i soliti ottimisti, quelli che non vedono nero da nessuna parte (quando si tratta di difendere l’opinione comune oppure i comuni delinquenti) domanderanno perché mai un giornale della conca peligna, che non ha interesse alcuno a trattare di Pioltello, si preoccupi tanto di questa vocazione ecologista (basata sul legno) di RFI. Il fatto è che abbiamo una linea ferroviaria che ci collega ancora a Roma e lo fa con viadotti che, per esempio a Goriano Sicoli, a un passo dal santuario di Santa Gemma, è veramente simile al ponte di “Cassandra Crossing”, onde se ci dovremo passare ancora dopo un ventennio dall’ultima volta (siamo anche noi un po’ scaramantici…), dovremmo votarci alla Santa per sperare di arrivare a San Pietro. Infatti il problema degli utenti delle ferrovie, come le hanno ridotte quelli di RFI, non è tanto di arrivare in ritardo, quanto proprio di arrivare: tra legni e tasselli, rabberciamenti e forse in qualche punto anche Vinavil.
E questa RFI, che asseconda i progetti sciocchi di Luciano D’Alfonso di evitare Sulmona dal collegamento ferroviario tra L’Aquila e Pescara, è la stessa che ha dei suoi dirigenti sotto processo (“è un atto dovuto” dicono proprio i conformisti ottimisti…) per l’abusivo uso del legno al posto del ferro. Abbiamo studiato quello che Spaventa e Sella hanno fatto per dotare l’Italia di una rete ferroviaria; ci mancavano le gags che RFI sta facendo per trasformare quella rete in Rete Lignea Italiana.






