Rete Ferroviaria Italiana conferma la “bretella” che sarà uno sperpero da aggiungere agli altri cento

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ANCHE SECONDO UNO STUDIO ATTENTO DI MARCO PONTI I TRASPORTI SU ROTAIA IN ITALIA IGNORANO IL RAPPORTO COSTI-BENEFICI: TANTO PAGA PANTALONE

18 OTTOBRE 2017 – La Rete Ferroviaria Italiana ha fatto sapere che quella di Sulmona è inserita nelle 620 stazioni che saranno ammodernate; quanto alla “bretella” che consentirebbe un collegamento veloce tra Pescara e L’Aquila e che eviterebbe (per un risparmio di tre o quattrocento metri di percorrenza) la stessa stazione centrale di Sulmona, RFI sostiene che vi sarà allestita una piccola, ulteriore stazione che garantirebbe la fermata anche lungo tale linea “veloce”. Da ultimo, RFI sottolinea come è in progettazione un “collegamento circolare” nel centro Italia, che si fonderebbe anche sulla velocizzazione delle linee tra Terni e Rieti e  Roma e che in tale “circolarità” sarebbe inserito anche l’Abruzzo, con ulteriori, qualificanti investimenti.

E’ in uscita proprio in questi giorni “Sola andata”, di Marco Ponti, edito da Egea, che si incarica di ricostruire tutti i disastri della rete ferroviaria italiana in quanto a rapporto tra investimenti e risultati produttivi. Ponti, come recensisce Francesco Ramella, sembra che abbia seguito (ma ovviamente no) la vicenda della bretella: “Basti pensare ai toni entusiastici con i quali vengono presentati nuovi investimenti – l’ultimo, il piano da decine di miliardi delle Ferrovie dello Stato – o gli aumenti di spesa corrente nel settore dei trasporti”.

Allora, per calare queste affermazioni (peraltro inoppugnabili) nella pochezza della linea Pescara-L’Aquila come è strombazzata da D’Alfonso e come Rete Ferroviaria Italiana ratifica (perchè deve sostanzialmente eseguire quello che decide la Regione), basta richiamare la attuale utenza tra Pescara e L’Aquila: cinque passeggeri al giorno, cioè cinque persone che hanno necessità di portarsi da Pescara a L’Aquila con il treno. Con tutta la velocizzazione di questo mondo, si potrà passare, nella migliore delle ipotesi (e quindi dilapidando milioni su milioni anche per elettrificare il tratto dalla bretella di Santa Rufina a L’Aquila) ad una percorrenza di 80 minuti, che sono sempre venti minuti in più di quanto impiega una autovettura utilitaria per percorrere i cento chilometri da Pescara a L’Aquila via Bussi. Segno che, anche dopo il “miracolo veloce” del treno, potranno passare a venti i passeggeri dal capoluogo adriatico al paesetto sul cucuzzolo come è in via di ridursi L’Aquila. Uno scandalo, dal punto di vista finanziario. E la riprova è l’allestimento di una stazioncina, tipo quella di Vallelarga sulla Sulmona-Carpinone, per dire che anche a Sulmona si scende e si sale.

Ma Rete Ferroviaria Italiana fa di più: va a spolverare i trasporti ferroviari tra Rieti-Terni e Roma, accingendosi a realizzare il tratto L’Aquila-Poggio Mirteto, magari con i soldi della ricostruzione, per i quali già ogni italiano paga da quattro anni 1,30 euro per ogni marca da bollo che si consuma da Lampedusa a Bolzano. Lo studio di Marco Ponti è quanto di più rivelatore sul modo nel quale si sperperano i soldi pubblici; ed è anche significativo il titolo, perché basterebbe prendere il treno da Pescara a L’Aquila una volta per non prendere il convoglio di ritorno e così, fare “Solo andata”.

Un po’ come è successo per il volo di inaugurazione dell’aeroporto internazionale di… Preturo, che non ha avuto neanche il ritorno; tanto ci sta chi paga lo stipendio di amministratore delegato, progettisti, ditte appaltatrici di RTI ed è il lavoratore autonomo che prende dal portafoglio del cliente e al quale il Fisco estorce il 70% di quello che incassa…