Ritratto di un aquilano. E di due sulmonesi

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vaschione 200I NOVEMBRE 2012 – Giovanni Lolli, parlamentare del Pd, non ha votato la fiducia al Governo, per marcare il suo distacco dal modo con il quale è stato gestito il rimborso dei contributi e dei tributi sospesi dopo il terremoto del 2009.

 

Allora ben si poteva non votare per la legge che ha soppresso i tribunali nel settembre 2011.

Allora Giovanni Legnini del Pd, ma anche Paola Pelino e Maurizio Scelli del Pdl avrebbero potuto non votare quella legge e, come Lolli oggi, “assumersene le responsabilità”. Per di più, la soppressione dei tribunali non era legata a nessun voto di fiducia e non c’era il rischio che, caduto il Governo, l’Italia facesse la fine della Grecia. Invece i tre parlamentari di riferimento (si potrebbe aggiungere anche Sabatino Aracu, ma non si vede a Sulmona da vari anni) hanno soppresso il tribunale di Sulmona e sono tornati in città per prendere in giro gli elettori con la questione del rinvio della chiusura.

Lolli, nel votare contro la fiducia, avrebbe potuto mandare lo “spread” a 1000 e, con una strana concezione del suo mandato, ha preferito la salvezza dell’Aquila alla salvezza dell’Italia. Tipico esempio di ragionamento di un aquilano, e non da oggi.

Oppure ha fatto di peggio, perchè, prevedendo quale sarebbe stata la maggioranza a sostegno della fiducia, è andato in senso contrario, così potendosi arricchire di “visibilità” (come si dice oggi) nel suo collegio.

Legnini, Pelino e Scelli, che non avrebbero scardinato l’Italia più di quanto non avessero già fatto fino a quel momento, hanno voluto comunque la soppressione del tribunale, con la riserva di imbonire gli elettori con la questione dei tre anni di agonia, secondo i metodi tipicamente democristiani.

Peraltro sbaglierebbe di grosso chi pensasse che non avranno il coraggio di presentarsi a tenere un comizio a Sulmona. Se i loro partiti li ricandideranno e se prometteranno, come hanno già fatto, di risolvere i licenziamenti di una industria decotta o di far erogare altri finanziamenti per imprese pseudo-culturali che consentiranno di assumere giovani già ridotti alla fame o padri di famiglia in attesa di essere rottamati, otterranno il doppio dei consensi finora ottenuti.

Perchè questi, senza infingimenti, sono i mali della democrazia, che è sempre il minore dei mali possibile, ma che quando ci fa imbattere nelle condotte di Lolli, Legnini, Pelino e Scelli (tanto per rimanere in queste lande) e dei disperati in cerca di protezione un po’ di nausea ce la produce.