SE LE AUTOSTRADE NON SERVONO A PRODURRE UTILI

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CONTRADDITTORI ESITI DALLA RESTITUZIONE DI A24 E A25 ARTERIE PER LA PROTEZIONE CIVILE

3 DICEMBRE 2023 – La disputa tra affidamento ad Anas o alla “Strada dei Parchi” delle autostrade abruzzesi si è risolta nel solito confronto tra tifoserie, svuotato di contenuti e riempito solo di argomenti frutto di preconcetti. I parlamentari abruzzesi che inneggiano a questa scelta di restituire le autostrade al gruppo Toto usano toni da stadio, che ovviamente fanno a meno della razionalità e addirittura dell’interesse minimo degli abruzzesi. Si pone in secondo piano il dato più significativo: che le autostrade A24 e A25 sono tassello della complessiva richiesta di Protezione Civile per garantire, ad una regione sismicamente super-attiva, i soccorsi più pronti ed efficaci nel giro di poche ore: un po’ quello che è successo nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2009, quando i mezzi dell’Esercito erano già pronti alle porte di Roma perché si sapeva che di lì a qualche ora o a qualche giorno al massimo si sarebbe sprigionata un’energia sismica spaventosa e, invece della evacuazione (obiettivamente difficile) di una città di 50.000 abitanti, si preferì assestare bastonate a chi diceva che i presagi erano chiari e invitare gli aquilani a brindare con il Montepulciano. In quella drammatica notte e nei mesi successivi l’autostrada è stata fondamentale per salvare vite e per assestare una ricostruzione d’emergenza.

Quale prima conseguenza di questa oggettiva osservazione, andrebbero affidate non per un paio di anni, ma per sempre le autostrade abruzzesi all’ANAS; considerarle una perdita costante nel bilancio dello Stato iscrivendole al capitolo degli investimenti per le zone svantaggiate (sotto un profilo) ed estremamente fruttuose (sotto altro aspetto) per il moltiplicatore economico che deriva dai flussi turistici che la stessa regione produce ogni anno, ogni giorno, nelle stagioni estive e in quelle invernali. Dunque, tali autostrade dovrebbero essere esenti da pedaggi; e neppure con un limite di tempo, ma per sempre, vista anche la condizione del trasporto ferroviario, oggi definitivamente calato nella tomba per le sparate del ministro Salvini, ma già moribondo quando si parlava di “alta velocità” con il governo Conte su una linea da pendenze e curvature dell’800.

A questi argomenti si unisce, per la Valle Peligna, quello che riguarda il gruppo Toto per la follia di una variante alla A25 tra Bussi e Collarmele, con la serie di gallerie che eviterebbero Sulmona, sostanzialmente l’Alto Sangro e la Valle del Sagittario, con la eliminazione di tutti i viadotti e addirittura della galleria di Cocullo. In questo bel progetto si è distinto il “governatore” Luciano D’Alfonso (appoggiato finanche da politici nostrani) e c’è da giurare che verrà ripreso proprio perché a Toto sarà restituita anche quella autostrada, dopo il bel capolavoro di Mario Draghi. Nessuno adesso lo dice, ma “Super Mario” ha esposto lo Stato a pagare penali straordinarie per una decisione che non andava presa con un decreto. Serviva una ragionata legge che considerasse tutte le criticità della regione e della stessa gestione privata delle autostrade. Erano i tempi nei quali Draghi era osannato da tutta la… curva nord  ed era lanciato verso la presidenza della Repubblicana; l’epoca nella quale i “tecnici” potevano dire tutto perché i politici avevano fatto il bel disastro che conosciamo. E nei toni da stadio è difficile che prevalgano le ragioni vere.

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