SENZA IL CAMOSCIO LE ROCCE NON AVREBBERO FIORI

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L’HABITAT DEGLI ANIMALI SELVATICI NELLA “CARTA DI PESCASSEROLI” APPROVATA DAI GIORNALISTI

14 DICEMBRE 2023 –  Se non ci fosse stato il Parco nazionale d’Abruzzo, il camoscio appenninico si sarebbe estinto. Se si fosse estinto il camoscio appenninico, l’humus tra le rocce  delle cime abruzzesi, portato via dal vento e dall’acqua, non si sarebbe riformato con le deiezioni dei camosci, unici abitanti di quelle cime. Se non si fosse ricomposto l’humus tra le rocce delle cime abruzzesi, non sarebbero spuntate specie di fiori incantevoli che da qualche anno sono tornate a colorare l’Abruzzo montano.

Con questa filastrocca a metà tra Angelo Branduardi e Sergio Endrigo, si potrebbe raccontare la centenaria avventura del Parco nazionale, oggi non solo d’Abruzzo, ma anche del Lazio e del Molise.

Nella “Carta di Pescasseroli”, approvata e firmata ieri nella sala ipogea del Consiglio regionale dai presidenti degli Ordini dei giornalisti d’Abruzzo, Lazio e Molise (nella foto con il presidente del Parco, Prof. Giovanni Cannata), si legge che: “La tutela della fauna è sempre stato uno degli obiettivi primari del Parco, avendo la sua istituzione consentito di evitare l’estinzione di specie uniche al mondo come l’orso marsicano, il lupo e il camoscio appenninico. Le azioni di tutela assicurate nel corso dei decenni, insieme ai progetti di conservazione hanno permesso a queste popolazioni di sopravvivere. Addirittura, per il lupo e il camoscio, di cambiare lo stato di conservazione secondo la classificazione IUCN (unione mondiale per la conservazione della natura).”

Stefano Pallotta, Guido D’Ubaldo e Vincenzo Cimino, insieme al presidente attuale del Parco, Giovanni Cannata, hanno apposto le loro firme a queste “Linee guida per la consapevolezza ambientale nella professione giornalistica”.

Le dovranno rispettare i giornalisti che attingeranno al mondo della natura per informare l’opinione pubblica. In pratica si tratterà di sensibilizzare i molti fruitori dell’ambiente alla giusta convivenza con animali assolutamente selvatici, che come tali hanno diritto a non essere rincorsi sui sentieri di montagna e nelle strade di paese da ardimentosi cineoperatori della domenica. Ma non solo questo. La vita del Parco dal 1922 è stata caratterizzata dalla sottile e paziente opera di divulgazione delle esigenze di vari habitat affinchè possano ancora considerarsi la casa estesa di orsi, lupi, camosci (ma anche una serie di uccelli e di pesci, finanche di insetti), al di là di massicci ripopolamenti e altre operazioni di… imperio.

Proprio a questo proposito, la “Carta” dice che: “Ci sono ancora molte sfide da affrontare, tra cui una tutta nuova perché dettata dai cambiamenti sociali del nostro tempo, la prevenzione del disturbo che i visitatori possono arrecare agli habitat e alle specie presenti, nonché quello più diretto verso i grandi mammiferi oggetto di attenzioni smodate per realizzare foto e video senza alcuna consapevolezza dei danni che si possono procurare. Inoltre, sono necessari maggiori sforzi per sensibilizzare i cittadini residenti e turisti sull’importanza di questa fauna e sulla necessità di proteggere la biodiversità e gli ecosistemi”.

I giornalisti che vorranno scrivere sui temi dell’ambiente, quindi non solo del Parco nazionale, sebbene la carta sia intestata alla cittadina sede del Parco, dovranno attenersi a criteri di accuratezza, per esempio: “è fondamentale fornire informazioni accurate e verificabili, citando sempre le fonti, soprattutto scientifiche. Le informazioni fornite devono essere il più possibile esaustive, basate su fonti attendibili e riconosciute. I dati e le statistiche devono essere sempre verificati e analizzati criticamente”. Oppure criteri di equilibrio: “è importante presentare tutti i punti di vista pertinenti. I giornalisti devono cercare di evitare la parzialità – se non nelle parti dichiaratamente di commento e specificandolo al lettore – presentando le notizie in modo equilibrato e plurale”. Responsabilità: “i giornalisti devono assumersi la responsabilità del contenuto e delle sue conseguenze anche in tema ambientale. Devono evitare ovviamente, oltre che la diffusione di informazioni false e ingannevoli l’utilizzo di notizie e filmati che abbiano il solo fine sensazionalistico”.

Nelle altre foto: la giornalista Germana D’Orazio con il presidente del Parco Cannata; l’intervento del dott. Stefano Pallotta.

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