SINDACI SATELLITI, MA QUALCUNO PROTAGONISTA

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ALTRE PAGELLE, DATO IL SUCCESSO DELLE PRIME, SUI POLITICI NOSTRANI, TALUNO STRANO ASSAI

26 DICEMBRE 2025 – Ci spostiamo dall’ombelico della Valle Peligna, delusi dagli attuali politici (tanto è vero che il massimo l’abbiamo dato a chi è scomparso da un quarto di secolo), per raggiungere le consorelle che ingenuamente guardano ancora a Sulmona come al faro illuminante, alla capofila.

Il sindaco di Pratola Peligna, Antonella Di Nino – Giunge verso il termine del doppio mandato ammantandosi delle penne del pavone per la ricostruzione dopo il sisma del 2009. Infatti, se si tolgono le impalcature dei molti cantieri e al netto di quelle che si installeranno con ritardi spaventosi rispetto al ruolino di marcia, Pratola resta una cittadina costellata di brutture quasi irrimediabili. Neanche a regalarli a un euro ciascuno quei fabbricati hanno ripreso dignità; le strade, poi, sono soltanto un gradino migliori di quelle di Sulmona, ma il paragone non serve a sollevarle dalla bocciatura. La festa dell’uva, le rievocazioni delle gioie agricole ai tempi del raccolto, le tradizioni che legavano Pratola al suo Colle San Cosimo sarebbero stati succulenti spunti per attirare turisti; ma richiedono applicazione e buona volontà. Nessuno come Antonella Di Nino sa che, politicamente, “lavorare stanca” e, quindi, s’è data tutta alla gara per “Arrostiland”, qualcosa che, se fosse finita su “Dagospia”, sarebbe stata marchiata con il tremendo “cafonal”. E ne è uscita pure sconfitta: come dire, metaforicamente, che neanche svendere gli argenti di famiglia porta a conquistare un posto decente nell’Olimpo  dei richiami turistici. “Pratola bellissima” toccherà ad altri farla. Voto 4.

Il sindaco di Castel di Sangro, Angelo Caruso.  Al contrario della precedente, accoglie con spirito sportivo le critiche giornalistiche (che poi, dato il panorama, sono solo quelle di questo giornale): non è che si limita a fare buon viso a cattivo gioco. Assorbe, considera, migliora per quel che è possibile. Al posto di Draghi, con le sue energie avrebbe sostenuto un po’ il PIL, a giudicare da quello che ha fatto e sta facendo a Castel di Sangro. Se non fosse per lo squilibrio verso il football, sarebbe un cuoco eccellente nella gran cucina delle attrazioni turistiche: per esempio, se desse un po’ più di spazio a rievocazioni culturali che non mancano neanche sugli Altipiani Maggiori (anzi…), potrebbe sfondare e meritare un posto in Parlamento (ci sta Gasparri, perché non ci potrebbe stare lui?). Due decimi degli otto che gli attribuiamo gli spettano perché, quando parla del ruolo di Sulmona, si sente che mette da parte la prosopopea (al contrario, ancora, della precedente) Voto 8.

Il sindaco di Scanno, Giovanni Mastrogiovanni. Superata per un attimo la perplessità che ci accomuna (ma solo per questo, non s’allarghi Gianfranco Di Piero) a Don Abbondio su Carneade, dobbiamo riconoscere che conserva la sua cittadina con un tono discreto (merito anche degli scannesi che ci tengono e che vengono ricompensati con lauti guadagni dal turismo).Politicamente galleggia un po’ come “Il conformista” di Giorgio Gaber, è di stretta osservanza gerosolimiana e forse non si rende conto che dà più di quanto non riceva da questa copula della mantide religiosa; ma caratteristica dei sostenitori dell’imminente deputato è quella di convincersi all’improvviso di portare a casa il vello d’oro, sottraendolo al temporaneo custode. Quando arrivano a casa, scoprono di aver preso solo lana di sintesi, invece di aurei velli, e il sindaco del ridente centro lacustre ha un motivo in più per dolersi, date le smisurate ricchezze che alla sua gente venivano dal duro lavoro della tosatura senza essere tributari del primo venuto. Voto 6.

Il sindaco di Roccaraso, Francesco Di Donato. Quando i sindaci della Napoli appenninica cesseranno di scontare il paragone con la regina dello sci ai tempi di Umberto di Savoia, ai tempi di Giovanni Leone, ai tempi delle residue energie trasfuse nel volenteroso rally di fine anni Settanta e Ottanta? Di Donato (nella foto in basso questa estate) non vive solo l’occaso dopo l’epoca felice; può darsi che stia tracciando le basi per una rinascita. Per esempio, sotto il profilo culturale ha dato quattro punti e una scopa a quelli che credevano nella fanfaluca di Roccaraso sobborgo partenopeo. Lo ha fatto parlando sotto la grande croce del monumento ai Caduti che una croce non l’hanno mai avuta, usando toni da Leone (non Giovanni, ma XIV) sullo scempio della guerra, oggi tanto rincorsa da Von der Leyen e altri lacchè degli americani, acquirenti a caro prezzo delle armi Usa per i massacri in Ucraina e sulla striscia di Gaza. Si è sollevato più dei 1648 metri di Monte Zurrone rispetto ai pusillanimi e non ha fatto nomi. Se la prossima volta farà i nomi di Trump, Meloni, Crosetto, Draghi, meriterà i pieni voti. Voto 8.

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