SONO I GIORNI E I MESI DELLE SCELTE DECISIVE MA LA POLITICA E’ LATITANTE

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COINCIDONO I PROGETTI DI ELIMINAZIONE DEI VIADOTTI DELLA AUTOSTRADA IN VALLE PELIGNA E DI COSTRUZIONE DELLA LINEA FERROVIARIA DA L’AQUILA AD ASCOLI PICENO – SILENZIO STRANO (O SOSPETTO?) A TUTTI I LIVELLI

20 NOVEMBRE 2021 – Ai cortesi lettori che ci chiedono valutazioni e approfondimenti sulle prime settimane di politica cittadina dopo le elezioni dobbiamo segnalare una coincidenza epocale che grava sulla Valle Peligna; e, quindi, dobbiamo dire che la priorità è proprio questa. Lo spirito civico e gli stessi interessi materiali del circondario si trovano sotto il tiro incrociato di due ipotesi mai presentatesi prima: la concreta possibilità che la Valle Peligna perda l’autostrada A25 perché in questo senso si è pronunciato il commissario per la messa insicurezza delle autostrade abruzzesi (e non lo ha fatto certo a titolo personale) e la concreta possibilità di perdere la ferrovia con Roma e Pescara, perché una manovra concentrica, guidata dal presidente della giunta regionale e fomentata dalla città dell’Aquila, è volta a dirottare il collegamento tra Tirreno e Adriatico su una improbabile linea Roma-L’Aquila-Ascoli Piceno.

Il primo viadotto ad essere letteralmente segato sarà quello sulla stazione di Bussi

Quali che siano i costi di queste operazioni e quali che potrebbero essere i tempi di realizzazione (gli uni altissimi, tanto da scoraggiare anche i più forsennati consumatori di fondi europei da PNRR; gli altri lunghissimi, se si tratterà di sfondare una decina di montagne della fascia appenninica), la società peligna, quindi in primis i politici, debbono dare risposte immediate e, se necessario, debbono ripetere, ogni volta che potrà apparire opportuno ripeterlo, il loro “no” a simili progetti. E organizzare contatti, convegni, studi, interpelli per denunciare l’assurdità di questi fantasticherie, come contatti, convegni, studi di fattibilità, interpelli stanno organizzando il presidente della giunta regionale (che abruzzese non è, nè ha mai pensato di esserlo) e la società aquilana (che è estrema propaggine nord-ovest della regione). 

I fondi ci sono

Può essere che quando si parla di una deviazione della A25 da Bussi a Collarmele, oppure quando si parla di una ferrovia praticamente da costruire ex novo lo si faccia per intavolare la discussione e per rispondere ad istanze localistiche o, peggio, solo imprenditoriali, che si conoscono già nei loro velleitari connotati. Ma dietro queste fumose prospettazioni ci sono i fondi per la ricostruzione del dopo sisma nell’Aquilano e nel Reatino; oppure, appunto, i fondi del PNRR che il presidente del Consiglio in carica nella primavera del 2020 intese concentrare sulla linea Roma-Pescara. E quindi non si può chiudere il discorso dicendo semplicemente che autostrada e ferrovia rimarranno dove sono fino al prossimo secolo. L’assurdità del traforo del Gran Sasso, voluto per costruire un doppione della autostrada Roma-Pescara, è sotto gli occhi di tutti ed ha fatto recitare all’Abruzzo il ruolo di regione parassitaria adatta a dilapidare i fondi per le opere pubbliche e quelli per gli incentivi alle aree da industrializzare. Dunque, ci possono essere repliche e questa volta non saranno limitate a nuove costruzioni, ma addirittura a segare alla base i viadotti della A25 nella Valle Peligna, come ha prospettato l’ing. Maurizio Gentile riportando le valutazioni circa la compatibilità di tali opere con i parametri europei di sicurezza (che non valgono evidentemente per i viadotti dirimpetto a Tornimparte, fatti saltare con la dinamite e ora in corso di ricostruzione).

A parlare non è solo qualche esaltato aquilano: è un romano di nome Marsilio

Queste sono le prospettive. Se non saranno immediate, poco vuol dire, perché i politici non debbono guardare solo a quello che succederà domani, tanto è vero che contro le ipotesi di un collegamento ferroviario da Roma ad Ascoli Piceno si sono sollevati i politici di Teramo. Il silenzio che da anni la politica sulmonese riserva alla eliminazione dell’attuale tratto autostradale da Bussi a Collarmele è stato stupefacente. Ma, almeno, poteva giustificarsi con la mancanza di un vero e proclamato indirizzo che è venuto dal commissario per la A24 e della A25 nei giorni scorsi. Così pure, per la ferrovia non c’era stato finora un impegno di un presidente della Regione che, per quanto risponda al nome di Marco Marsilio che alle prossime elezioni entrerà nella galleria dei ritratti di politici dei quali non si ricorderà neppure il nome, ha espresso una scelta politica di non lieve peso per il ruolo che riveste.

L’ipotesi di una ferrovia veloce da L’Aquila a Pescara, ridicola in sè, sarebbe meno estrema di quella della linea da L’Aquila ad Ascoli Piceno, che taglierebbe tutto l’Abruzzo

Dinanzi a simili uscite, quella del commissario autostradale e quella del presidente della regione, né il sindaco, né alcun politico della Valle Peligna hanno manifestato la ferma opposizione, né un’ora dopo, né nei giorni successivi. Anzi, la sen. Di Girolamo non ha avuto niente da dire, nonostante ventiquattro ore prima della panzana di Marsilio avesse annunciato la nomina di un comitato di esperti incaricato di pronunciarsi sulla migliore ipotesi di tragitto ferroviario. Si è, quindi, arrivati all’assurdo che, mentre un membro del parlamento, componente della commissione Trasporti del Senato, dà un annuncio che riguarda i criteri di scelta di una ferrovia, il presidente della giunta regionale si esprime per una linea che non era neppure tra le alternative da valutare.

Che fine ha fatto Di Nicola eletto in Valle Peligna?

Se questo è il teatro, non hanno attenuanti il sindaco, il presidente della provincia, i consiglieri regionali, la stessa senatrice (ma anche l’altro senatore che la Valle Peligna ha eletto, Primo Di Nicola, scomparso dai radar dal giorno successivo alla elezione) che con il loro mutismo si rendono complici delle ultime, grandi e irreversibili spoliazioni alla città e al suo territorio. Da tutti si percepisce in queste ore un silenzio… ingombrante e, a questo punto, sospetto. Debbono rispondere alla loro coscienza di eletti dal popolo oppure debbono rispondere a dinamiche volte a mantenerli nella vita politica e nelle carriere politiche il più a lungo possibile?

E il sindaco che dice?

Cioè debbono servire la comunità o gestire il potere per il potere? Abbiano ben chiaro un concetto: nessuno andrà a chiedere alla Sulmona di oggi di salire sulle barricate per difendere il suo diritto alla sopravvivenza. E nessuno può invocare riedizioni dello “Jamm’ mo’” (peraltro già goffamente evocate a più riprese nei decenni passati) se prima i politici non avranno fatto il loro dovere, che è quello di rappresentare dignitosamente il territorio, oppure di andare a casa. Le reazioni tiepide ad annunci devastanti come quello sulla autostrada o quello sulla ferrovia visionaria sarebbero già imperdonabili. L’assenza radicale di ogni reazione è cosa che va ben al di là del tollerabile.

Di fronte a questa battaglia, le curiose evoluzioni del dopo-elezioni passano in secondo piano e per questo abbiamo rivolto la nostra attenzione ai due temi dirimenti e assorbenti. Se non si farà chiarezza su questi; se su questi i politici che abbiamo penseranno di dormire, non ci sarà un giorno di tolleranza e men che meno di pazienza per comprendere e possibilmente spiegare le alchimie degli inciuci e delle strane inazioni. E si chiederà ogni giorno, ogni ora, che gli eletti abbandonino i loro posti.